Sorto da una costola della “Setta dei bevitori estinti“,ecco venire alla luce un nuovo movimento,incentrato sull’amore per il vino,dove confluiscono le più disparate esigenze gustative.
Meno ingessati degli adepti di una setta e più poliedrici degli affiliati di un gruppo organizzato,fanno dell’appartenenza uno “status“ che può risolversi anche in una sparuta apparizione,in un’estemporanea presenza.
Il mondo li chiamerà...“I Bevitori Randagi“...
Per randagismo enologico si intende quell’attitudine creativa,mediterranea,edonistica a levare il bicchiere ad ogni occasione,prendendo le mosse da qualsiasi pretesto,aggregandosi e disaggregandosi secondo l’estro del momento,carenti scientemente di progettualità,senza un centro...una figura guida...una meta.
Unica affinità:la comune,banale,consueta inclinazione a percorrere i crinali del sogno e del vagheggiamento enoico,sospinti da venti eterei spiranti da innumerevoli bottiglie,reali o immaginarie.
Una più buona dell’altra.
Al palato e nei desideri.
Da braccare e possedere con i compagni di cordata dell’attimo che fugge.
L’idea di dare un nome a questa informe ed affascinante creatura collettiva è nata in uno dei ritagli temporali consacrati all’aperitivo nei Sabati e Domeniche mattina...ormai leggendari...del Wine-bar Cairoli di Foggia.
All’ora del richiamo meridiano...quando il portoncino si schiude alla luce del giorno dopo il meritato ed esiguo riposo notturno...frotte di fedelissimi sciamano alla volta del locale.Dal banco di mescita...nient’altro che il breve piano in legno e muratura dove a sera si allineano geometricamente conti e ordinazioni...Lino Ficelo officia il rito dell’accoglienza,da vero oste benigno,autentico sacerdote dell’oblio,gravido di consigli,pronto a suscitare ed insufflare nell’attonito avventore anche la più leziosa voluttà sensoriale.
Nello stile senza tempo di una genuina cortesia e in un contesto squisitamente amicale.
Anime...le più disparate...si asserpano al caldo ricovero
al suono dei dodici rintocchi
seminato dal campanile del duomo cittadino.
Non occorre conoscersi.
Un rapido saluto e si depone ogni maschera sociale in favore di un fragrante contatto umano,di una frusciante sensualità,alla luce spesso rifratta da esuberanti bollicine.
Siamo in tanti ad essere e sentirci “Bevitori Randagi“.
Penso a Marco e Michele e le loro insuperabili bottiglie,a Sergio e le sue arrembanti scoperte enologiche,ad Angelo ed il suo irrefrenabile eloquio,alla sua dolce compagna Valentina,ai “settari“ Antonio,Stefania,Gabriella,Giorgio,a Luigi...unico “titolato“ e sommelier del lotto,a Sandro e Valentina...i gastronauti del gruppo,a Lino Severo dalla tempra inossidabile,a Giuseppe...nostro “corrispondente“ dall’Argentina.
E potrei citarne ancora.
Pagine e pagine di nomi vergati con la penna su di un foglio bianco,in questo pomeriggio di sole...d’ispirazione...di ricordi.
Ma...se si vuole fissare un inizio,come si addice ad ogni storia ben raccontata,“i bevitori randagi“ prendono le mosse dalla serata che mi attende,al cospetto di un Taurasi “130“,bottiglia celebrativa di Mastroberardino ottenuta da un ’99 ulteriormente invecchiato,con un Taurasi “Fatica Contadina“ 2004 di Terredora a fare da apripista.A conferirle...il sottoscritto,Antonio Lioce,Angelo Perillo,Fabio Guzzo...
Forse sarà un’evento da incorniciare.
Ma non è questo l’importante.
Quel che conta è il fraseggio interiore che serpeggia fra gli astanti,tenuto sempre vivo dallo scambio di sensazioni col bevitore più importante...
il bevitore in quell’istante più prossimo...
randagio come te,nel vagabondaggio ondivago di chi ricerca l’assoluto.
E se qualche ginocchio si piegherà e finirà simbolicamente nella polvere,sarà un estremo ossequio alla divinità bacchica che ci sovrasta,dispensatrice di raffinate piacevolezze e di dolci torpori,di stordimenti e di illuminazioni,in un esaltante gioco dei sensi perduti e ritrovati.
In questa dimensione non esiste il tempo.Il passato,il presente e il futuro...in misura paritaria...concorrono a sostanziare idee ed esperienza.
E noi“bevitori randagi“ lo siamo sempre stati...
perché l’esserlo,più che una condizione sociale e giuridica,è un moto dell’anima.
ROSARIO TISO
*I contenuti dell’opera non possono essere riprodotti senza l’autorizzazione dell’autore
Ultimi Articoli
Neve in pianura tra venerdì 23 e domenica 25 gennaio — cosa è realmente atteso al Nord Italia
Se ne va Valentino, l'ultimo imperatore della moda mondiale
La mortalità per cancro cala in Europa – tassi in diminuzione nel 2026, ma persistono disparità
Carofiglio porta — Elogio dell'ignoranza e dell'errore — al Teatro Manzoni
Teatro per tutta la famiglia: “Inside and Out of Me 2” tra ironia e interazione
Dogliani celebra quindici anni di Festival della TV con “Dialoghi Coraggiosi”
Sesto San Giovanni — 180 milioni dalla Regione per l’ospedale che rafforza la Città della Salute
Triennale Milano — Una settimana di libri, musica, danza e arti sonore dal 20 al 25 gennaio
A febbraio la corsa alle iscrizioni nidi – Milano apre il portale per 2026/2027