Il fatto che non si possa vincere la morte dà il senso dell’inutilità delle battaglie e di tutte le cose.
L’eternità ci sfugge.
Allora si ha un bisogno disperato di tutto quanto possa renderci l’illusione di travalicare i confini dell’umano transito attraverso la realtà.
Ricorrere ad un mito ad esempio.
Qualcosa di radicato nella storia e intessuto di leggenda.
Qualcosa che ci regali un sogno.
Come a volte sa fare un grande vino.
Degustare “La Tache“ del Domaine de la Romanèe Conti senza incappare nella retorica è compito arduo.Da secoli è ritenuto uno dei più grandi vini rossi del mondo pressoché unanimemente.
Dopo un’elevazione in legno,il nostro pinot nero in purezza viene imbottigliato senza interventi che ne alterino la primigenia integrità e la sua capacità di evoluzione nel tempo,tipiche dei fuoriclasse della Borgogna.
Poi riposa in bottiglia per ulteriori mesi durante i quali affina gli aromi varietali e territoriali.
“La Tache“ è l’eleganza e l’incanto contro la triste aggressività di vini super strutturati e saturanti.
Materia potente che si risolve nella finezza del dettaglio e nella complessità della trama.
E’ un vino nel contempo da meditazione e conviviale.
Costringe ad abbracciare la dimensione rituale del mangiare e bere,fatta di indugi,riflessioni,comunicazione.
Ricordi e dolori capita che scivolino accanto ai godimenti del palato e all’oblio senza frizioni o disarmonie.
Le degustazioni di simili campioni di qualità assoluta hanno direzioni ondivaghe e imprevedibili.
Impossibili da dimenticare sul piano aromatico.
I tannini,a volte imperfetti per la giovane età,rendono il sorso sì rustico,ruvido...ma di ariosa tridimensionalità e,per certi versi,infinito.
Un fondo balsamico e minerale fa da crogiuolo in cui si sintetizza l’equilibrio.
Profumi celebrali e carnali allo stesso tempo scompaginano i canoni di qualsivoglia olfazione.Bisogna imparare ad usare i sensi e a leggere la multidimensionalità di un grande vino:è la contemplazione dell’eternità nel movimento stesso della vita.
Ma è solo il racconto delle aspettative....
In compagnia degli amici Antonio Lioce,Sergio Panunzio e Angelo Perilli...bevitori randagi per vocazione...siamo di fronte ad una bottiglia di La Tache 2007,in una saletta del wine-bar Cairoli di Foggia.
Si può bere un mito?E per di più così giovane?A lungo ci siamo interrogati sull’opportunità di procedere ad un simile acquisto.Una volta effettuato,sulla correttezza di fruirne subito.
Il mondo ci è contro ed urla:infanticidio!
Ci sembra di sentirla la condanna senza remissione di quanti conoscono e amano il vino e l’eccezionalità dei prodotti del Domaine de la Romanèe Conti.
Il principe di Conti,quando destinava al suo esclusivo e privilegiato consumo il prodotto di un minuscolo“clos“...“Cros de Clou“...acquistato dai monaci dell’abbazia di Saint Vivant dopo un’aspra contesa con Madame de Pompadour che di quel nettare voleva il monopolio,mai avrebbe immaginato la futura consacrazione a mito del vino servito alla sua tavola e per esteso del Domaine che oggi continua a produrlo.“Cros de Clou“ divenne Romanèe e Romanèe Conti è universalmente riconosciuto l’astro più fulgente dell’intero panorama vitivinicolo mondiale.Poi al mito per antonomasia si affiancò un alter-ego:La Tache.I lavoranti quell’appezzamento di circa 6 ettari nel territorio di Vosne-Romanèe non potevano sospettare...nelle giornate di duro lavoro certosino in vigna ad inseguire la perfezione colturale...che avrebbero dato il nome (da tacheron...l’operaio pagato a giornata!)all’unico altro vino capace di eguagliare la fama del Romanèe Conti.
Adesso è qui,ad incutere timore e rispetto...a promettere paradisiaci profili organolettici...a rappresentare la realizzazione di un sogno...
Lasciamo ad altri vini il compito di ammostare la bocca.Svolgono diligentemente la loro funzione con punte persino di eccellenza gustativa.Ma la mente e il cuore sono già inarcati verso il desìo: si procede ad aprire La Tache.
Un momento così solenne non poteva che produrre riverberi astrali capaci di attirare subliminalmente anime sulla stessa lunghezza d’onda.A rispondere...in magica concatenazione...è uno dei più valenti bevitori randagi,Michele Varraso,che si associa seppure temporaneamente al simposio.
Le uniche note di degustazione del campione del Domaine de la Romanèe Conti rintracciate sul web...ad opera di un folle “dissacratore“ come noi che ha già aperto la bottiglia...parlano di un profilo riservato e discreto,di “nuances“ riconducibili ai petali di rosa,di un accenno di liquirizia e di mora,di una bella acidità,di tannini prodigiosamente setosi: sentiamo sostanzialmente di condividerle.
L’aroma derivante dal frutto e i lasciti del rovere nuovo invadono il nostro campo olfattivo.Un rubino scarico eppur smagliante,appena velato, lancia riflessi di luce su di uno sfondo di purpuree trasparenze.
Sostiamo ammaliati sul sottile manto odoroso che promana dal bicchiere.La “beva“ è timida e lenta:nulla deve sfuggire al vaglio del piacere.
Probabilmente non sapremo mai come può presentarsi un vino simile dopo un’adeguato invecchiamento(chi,come e quando comprerà mai un’altra bottiglia di La Tache 2007?...);né a quali vertici gustativi può esprimersi al suo apogèo.
Ma ad un prodotto dall’acidità così naturale e dal tannino così ben integrato si può accordare...in via del tutto eccezionale,in luogo del canonico “dimenticarsela in cantina“...l’azzardo di un pronto consumo.
Scartando le suggestioni del sogno si può tentare una disanima per così dire “montaliana“.Quel che sappiamo è che il campione degustato non è acerbo nè particolarmente tannico,non è sgraziato né spigoloso,non è disarmonico nè reticente a raccontarsi,non è magro né comune. Avvertiamo attoniti l’erbaceo che diventerà selvatico,il fruttato che virerà su note speziate,il sottobosco umido e fresco che evolverà in affumicato e torba.
Questo è il responso finale:La Tache 2007 non ha deluso le nostre aspettative...che erano a dir poco “celesti“.
Forse le ha addirittura superate!
Come noi,anche i fautori dell’invecchiamento obbligatorio e prolungato giocheranno alla “roulette“ se e quando decideranno di bere i loro “campioni“.Non sapranno mai...nessuno lo sa...il momento giusto per farlo.
Faranno ipotesi,supposizioni,e tenderanno a promuovere le loro scelte in ogni caso.Decreteranno sedicenti e ipotetici vertici gustativi raggiunti e centrati.
Beato chi potrà,a più riprese,valutare la parabola esistenziale di un gioiello come “La Tache“.Ma l’impressione generale è che,prima o poi,con simili fuoriclasse,si vince sempre.
Non resta che ringraziare la sorte benigna che ci ha regalato l’ennesima avventura enologica su sentieri di inusitata preziosità.
L’eccellente Riesling Vendanges Tardives 2001 di Lucien Albrecht conclude l’evento in un giorno che ha visto la pubblicazione di una lirica del sottoscritto nella raccolta antologica di poesie del premio letterario Olympia 2010...
“RISVEGLIO“
...Prima il giorno diventi quello per cui è atteso
è bello renderlo farfalla della propria immaginazione
Sul crinale del desiderio faccio l’equilibrista
incurante del destino che mi attende
Sembra agevole nella sospensione del risveglio
evocare lo spirito creativo,disegnare prospettive
deliziose
Nell’aria tersa del mattino i pensieri sembrano
suggerimenti divini
L’improvviso crepitare della pioggia sui vetri della
finestra mi saluta
E’ un invito ad alzarsi,a riprendere la partita della
vita interrotta dal sonno.
Altro non è che il tentativo di muovere le pedine giuste
sulla scacchiera del ricordo.
Per ipotecare il futuro...
E’ certamente del futuro nella vita che s’intende.
Ma a fiancheggiarlo una prospettiva radiosa di piacevolezze enoiche sembra stagliarsi all’orizzonte.
ROSARIO TISO
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