Parma - Come sarebbe andare allo stadio vestiti dei colori della squadra del cuore ed essere l’unica persona seduta sugli spalti? O recarsi al cinema per la prima dell’ultimo film del nostro regista preferito e non avere nessuno seduto attorno a noi? La nostra vita è caratterizzata da una grande varietà di esperienze collettive nelle quali ci immergiamo proprio in virtù della loro natura condivisa. Eventi sportivi, rituali, parate, particolari espressioni artistiche come il cinema, il teatro, l’opera e i concerti nascono come forme sociali coesive.
Diverse discipline hanno, negli anni, studiato queste forme di aggregazione, investigandone le dinamiche sociali, psicologiche e, solo molto più recentemente, fisiologiche. Il progetto Belligerent Eyes, realizzato grazie alla collaborazione tra l’Università di Parma in seno al neonato Laboratorio “Neuroscience and Humanities” e la Fondazione Prada ha, per la prima volta, integrato queste molteplici prospettive in uno studio appena pubblicato sulla rivista Nature Scientific Reports.
Un gruppo di neuroscienziati dell’Ateneo guidati da Martina Ardizzi e Vittorio Gallese insieme al regista Giovanni Fantoni Modena e all’architetto Luigi Alberto Cippini, nella suggestiva Cà Corner della Regina a Venezia, ha chiesto a 12 attori professionisti di recitare due monologhi teatrali ad alto contenuto emotivo di fronte a 12 gruppi di spettatori. Di questi ultimi sono state registrate le spontanee variazioni della frequenza cardiaca nonché le personali valutazioni dell’intensità emotiva e qualità delle performance a cui avevano assistito.
É interessante notare come l’evento collettivo qui ricreato necessariamente approssimasse la reale esperienza soggettiva di uno spettatore a teatro, sottostimando potenzialmente gli effetti registrati. Nonostante questo, i risultati rivelano che assistere a uno spettacolo insieme ad altre persone, sebbene sconosciute, induca la spontanea sincronizzazione dei ritmi cardiaci degli spettatori. Tale sincronia risulta inoltre più marcata nei gruppi di spettatori che condividono simili giudizi sull’intensità emotiva delle performance.
Questo studio compie un primo importante passo nella comprensione delle espressioni culturali collettive tipiche della nostra specie, come il teatro. Partecipare collettivamente a esperienze ludiche, estetiche o rituali si riflette sulle risposte fisiologiche e psicologiche del singolo individuo in quanto parte di una comunità. Nell’era in cui si affermano forme sempre più digitalmente mediate di condivisione sociale, l’approfondimento dei processi psicofisiologici alla base di complesse esperienze collettive come quelle qui indagate diviene un elemento fondamentale per comprendere la ricezione sociale condivisa dei contenuti culturali.
Nell’ambito di una voluta maggiore integrazione tra scienze della vita e scienze umane, il progetto Belligerent Eyes dimostra come le neuroscienze e le arti performative possano lavorare insieme per rispondere a domande che ci aiutano a capire meglio chi siamo.
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