Nel 1928, l’anno in cui fu inaugurato l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, il cancro era conosciuto come 'il male oscuro': questa definizione era valida sia per l’opinione pubblica e i pazienti sia per la scienza medica. A distanza di 75 anni, molte cose sono cambiate. Oggi sappiamo come gestire la patologia tumorale e conosciamo molti dei suoi meccanismi biologici: medici e infermieri dotati di ottima professionalità , inoltre, operano non soltanto nei centri oncologici ma anche negli ospedali generali. Per queste ragioni una buona parte dei malati di cancro viene attualmente guarita dalla malattia.
Nell’assumere l’incarico di Commissario straordinario non posso fare a meno di rimarcare come i compiti che abbiamo davanti siano ben diversi da quelli che erano stati delineati nel primo statuto dell’Istituto. Questo è innanzitutto il momento di precisare e mettere a frutto le conoscenze accumulate finora sulle cause e lo sviluppo dei tumori - per esempio nei settori dell’alimentazione e della cancerogenesi ambientale - per imparare a evitarli. In questa prospettiva avrà grande rilievo il nuovo Dipartimento di prevenzione recentemente attivato in questa struttura. Nello stesso tempo è necessario puntare su una ricerca di grande qualità , che permetta di migliorare in modo significativo i metodi di diagnosi e cura a nostra disposizione e, come conseguenza, i risultati terapeutici e la qualità di vita dei malati di tumore.
Va sottolineato a questo proposito come gli studi sperimentali, più ancora di quelli clinici, esigano attualmente masse critiche dotate di rilevanti risorse finanziarie. Sarebbe sbagliato, di conseguenza, creare altri centri di ricerca: il nostro primo impegno dev'essere quello di ottimizzare le risorse di cui disponiamo attraverso un collegamento organico tra tutte le strutture oncologiche che operano in Italia: in un periodo di gravi difficoltà è uno spreco imperdonabile continuare disperderle, come è avvenuto in passato, in mille rivoli. Per questo motivo ritengo che il progetto ministeriale 'Alleanza contro il cancro', varato dall’attuale Ministro della salute, professor Girolamo Sirchia (nelle pagine seguenti verrà illustrato dal dottor Natale Cascinelli) rappresenti per gli Istituti di oncologia e per tutto il paese una inderogabile e promettente novità . Per motivi non solo economici ma anche di risultato è auspicabile, in particolare, una pianificazione complessiva della ricerca. Per questo, ritengo positivo che, nel rispetto delle competenze regionali e in pieno accordo con gli assessorati locali, gli IRCCS continuino ad avere un punto di riferimento di carattere nazionale.
Il secondo compito che ci compete è quello di 'inventarè percorsi di assistenza non soltanto di provata efficacia ma certificabili attraverso controlli e verifiche affidabili. Anche questo è un obiettivo in larga parte inedito e non semplice da assolvere. Molti tumori si sono trasformati a poco a poco in malattie croniche che non solo durano anni ma che impegnano per molto tempo professionisti medici e paramedici di diverse specialità ; molte forme tumorali (basterebbe pensare al cancro della mammella o a quello del colon) sono curate oggi negli ospedali generali; infine, dal momento che la quota-tempo trascorsa negli ospedali per acuti è in continua diminuzione, anche i medici di medicina generale hanno assunto un ruolo di primaria importanza nella gestione del tumore. La continuità assistenziale è di conseguenza un percorso che coinvolge un grande numero di strutture e di professionisti, oltre che di malati.
Di fatto, questo problema non viene risolto attualmente in modo soddisfacente. Sono personalmente convinto, d'altra parte, che è nostro compito raccogliere la sfida in tutte le regioni italiane, a cominciare da quelle più svantaggiate. I dati epidemiologici confermano da molto tempo che non è sufficiente, per ottenere dati di sopravvivenza sovrapponibili, che chi si ammala di tumore nel meridione venga a farsi operare, così come da anni avviene frequentemente, a Milano: anche in questo caso la carenza di attrezzature o di personale nella regione di origine può impedire al paziente di avere le stesse speranze di guarigione di chi è colpito dall’identica patologia al nord. È tempo che l’Istituto dei Tumori di Milano, insieme agli altri centri oncologici, cominci a esportare la sua cultura e la sua esperienza in tutto il paese. Per raggiungere questo obiettivo sarà di grande utilità l’informatica (telepatologia e telediagnostica), in grado di collegare tra loro gli IRCCS oncologici e questi con gli ospedali generali e gli studi dei medici di famiglia.
In questa prospettiva sono stati già compiuti alcuni passi che io mi auguro siano compresi nel merito e soprattutto nelle loro finalità . All’interno dell’Istituto è stato attivato, attorno alla Direzione Sanitaria, un gruppo multidisciplinare incaricato di formulare proposte con l’obiettivo di definire al nostro interno e nel rapporto con la città percorsi certificabili di continuità assistenziale. È stato preso contatto, inoltre, con alcune regioni meridionali con l’obiettivo di invertire la direzione dei cosiddetti viaggi della salute: non più malati che si trasferiscono dal sud al nord ma un continuo afflusso di informazione e formazione verso il meridione. Una operazione di questo tipo non può che aumentare il prestigio di cui già ora gode l’Istituto milanese dei Tumori. l’effettivo miglioramento delle cure oncologiche su tutto il territorio nazionale permetterà anche, a poco a poco, di coinvolgere negli studi clinici un numero sempre maggiore di strutture e di malati: con un vantaggio evidente anche per la ricerca.
Una considerazione, da ultimo, sul ruolo delle associazioni di malati e del volontariato. Le capacità dell’associazionismo di giocare un ruolo attivo nel processo di customer satisfaction e, più in generale, di mediazione informata e attiva nel contatto tra pazienti e istituzione medica è enorme. l’Istituto vanta a questo proposito una lunga esperienza, documento eloquente del contributo che il volontariato ha dato negli anni al continuo miglioramento dell’assistenza ai malati di cancro. Sono convinto che dalle associazioni può venire un apporto efficace anche per quanto riguarda il problema della continuità assistenziale.
di Andrea Mattiussi
Commissario Straordinario
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