Prossimità ad alta quota

compiti della polizia della montagna

A garantire la sicurezza di sciatori, snowboarder e amanti della neve c’è il personale della Polizia di Stato, con la sua Specialità: la Polizia della montagna. Sono 218 gli agenti - che provengono da uffici di tutta Italia e sono formati e coordinati dal Centro di Moena - presenti nelle varie località sciistiche. Svolgono la loro attività istituzionale per assicurare il rispetto delle regole in pista e intervengono in caso di incidenti, calamità naturali e per ogni necessità di soccorso.
Giuseppe Volpe, direttore del Centro alpino della Polizia ricorda il maggiore fattore di rischio “l’eccessiva velocità non commisurata alle proprie capacità tecniche e fisiche. In pista - aggiunge - bisogna sempre tenere conto della visibilità, delle condizioni del manto nevoso e dell’affollamento. E’ poi necessario conoscere e rispettare la segnaletica “ Perché “la montagna - dice Volpe - non è più una vacanza per pochi“. Infatti il Direttore pianifica sempre nei minimi particolari la nuova stagione invernale: “Il nostro scopo - racconta - è creare una polizia di prossimità ad alta quota“. E il concetto chiave degli ultimi anni per i vertici della Polizia è proprio quello della filosofia della prossimità, che ha tra le priorità: garantire la presenza degli agenti in qualsiasi circostanza e territorio, favorendo così i bisogni dei cittadini e creando un clima di fiducia.Il personale della Polizia che è sulle piste è addestrato e abilitato all’uso del defibrillatore, strumento insostituibile per salvare vite umane in caso di arresto cardiaco. Ma non solo. Il personale è preparato per prestare il primo soccorso in caso di sciatori con contusioni e fratture, ma anche di fronte ad altre emergenze sanitarie gravi come l’infarto.Il Centro di Moena forma il personale della Polizia di Stato a tre livelli: giuridico-operativo, per permettere agli agenti di poter ricostruire esattamente qualsiasi evento legato a infortuni ad alta quota; sanitario, perché ogni agente sia in grado di aiutare una persona in difficoltà, dal primo soccorso ai possibili attacchi di panico. Il terzo livello è quello tecnico-teorico, che fornisce ai poliziotti della neve gli strumenti per affrontare con serenità e professionalità ogni esigenza di soccorso anche in condizione atmosferiche estreme.Altro aspetto da tenere presente è la sicurezza. Il legislatore, nel 2003, ha riordinato il “sistema“ delle norme di comportamento nella pratica degli sport invernali, con una legge nota come “legge sul casco“ (previsto per bambini e ragazzi fino a 14 anni). La pista va infatti considerata come un complesso variabile di elementi: un ambiente le cui condizioni possono cambiare improvvisamente e che richiede un approccio di maggiore rispetto nei confronti degli altri sciatori e della montagna stessa.A garantire la sicurezza di sciatori, snowboarder e amanti della neve c’è il personale della Polizia di Stato, con la sua Specialità: la Polizia della montagna. Sono 218 gli agenti - che provengono da uffici di tutta Italia e sono formati e coordinati dal Centro di Moena - presenti nelle varie località sciistiche. Svolgono la loro attività istituzionale per assicurare il rispetto delle regole in pista e intervengono in caso di incidenti, calamità naturali e per ogni necessità di soccorso. Giuseppe Volpe, direttore del Centro alpino della Polizia ricorda il maggiore fattore di rischio “l’eccessiva velocità non commisurata alle proprie capacità tecniche e fisiche. In pista - aggiunge - bisogna sempre tenere conto della visibilità, delle condizioni del manto nevoso e dell’affollamento. E’ poi necessario conoscere e rispettare la segnaletica “ Perché “la montagna - dice Volpe - non è più una vacanza per pochi“. Infatti il Direttore pianifica sempre nei minimi particolari la nuova stagione invernale: “Il nostro scopo - racconta - è creare una polizia di prossimità ad alta quota“. E il concetto chiave degli ultimi anni per i vertici della Polizia è proprio quello della filosofia della prossimità, che ha tra le priorità: garantire la presenza degli agenti in qualsiasi circostanza e territorio, favorendo così i bisogni dei cittadini e creando un clima di fiducia. Il personale della Polizia che è sulle piste è addestrato e abilitato all’uso del defibrillatore, strumento insostituibile per salvare vite umane in caso di arresto cardiaco. Ma non solo. Il personale è preparato per prestare il primo soccorso in caso di sciatori con contusioni e fratture, ma anche di fronte ad altre emergenze sanitarie gravi come l’infarto. Il Centro di Moena forma il personale della Polizia di Stato a tre livelli: giuridico-operativo, per permettere agli agenti di poter ricostruire esattamente qualsiasi evento legato a infortuni ad alta quota; sanitario, perché ogni agente sia in grado di aiutare una persona in difficoltà, dal primo soccorso ai possibili attacchi di panico. Il terzo livello è quello tecnico-teorico, che fornisce ai poliziotti della neve gli strumenti per affrontare con serenità e professionalità ogni esigenza di soccorso anche in condizione atmosferiche estreme. Altro aspetto da tenere presente è la sicurezza. Il legislatore, nel 2003, ha riordinato il “sistema“ delle norme di comportamento nella pratica degli sport invernali, con una legge nota come “legge sul casco“ (previsto per bambini e ragazzi fino a 14 anni). La pista va infatti considerata come un complesso variabile di elementi: un ambiente le cui condizioni possono cambiare improvvisamente e che richiede un approccio di maggiore rispetto nei confronti degli altri sciatori e della montagna stessa.