In tempi di globalizzazione ed efficienza economica, per essere se stessa e svolgere il suo ruolo l’Europa deve riscoprire le sue radici cristiane, ha affermato Benedetto XVI nel suo primo giorno di viaggio a Vienna.
Nella Sala dei Ricevimenti del Palazzo Imperiale di Hofburg, durante l’incontro con i dirigenti politici austriaci e con il Corpo Diplomatico,il Papa ha dichiarato: “La ’casa Europa’ sarà per tutti luogo gradevolmente abitabile solo se verrà costruita su un solido fondamento culturale e morale di valori comuni che traiamo dalla nostra storia e dalle nostre tradizioni. L’Europa non può e non deve rinnegare le sue radici cristiane. Esse sono una componente dinamica della nostra civiltà per il cammino nel terzo millennio”, ha spiegato ad un pubblico nel quale erano anche presenti esponenti del mondo della cultura, tra cui i rettori delle Università austriache.
Il Santo Padre ha aggiunto: “La spesso citata globalizzazione non può essere fermata, ma è un compito urgente ed una grande responsabilità della politica quella di dare alla globalizzazione ordinamenti e limiti adatti ad evitare che essa si realizzi a spese dei Paesi più poveri e delle persone povere nei Paesi ricchi e vada a scapito delle generazioni future”.
In questo contesto, ha citato il filosofo e amico Jürgen Habermas, che non aderisce alla fede cristiana, per ricordare che i grandi valori europei “di libertà e di convivenza solidale” sono “un’eredità immediata della giustizia giudaica e dell’etica cristiana dell’amore. Immutata nella sostanza, questa eredità è stata sempre di nuovo fatta propria in modo critico e nuovamente interpretata. A ciò fino ad oggi non esiste alternativa”, ha spiegato il Papa prima di chiedere all’Unione Europea di vivere anche oggi questi valori, in particolare assumendo “un ruolo guida nella lotta contro la povertà nel mondo e nell’impegno a favore della pace. Con gratitudine possiamo costatare che Paesi europei e l’Unione Europea sono tra coloro che maggiormente contribuiscono allo sviluppo internazionale, ma essi dovrebbero anche far valere la loro rilevanza politica di fronte, ad esempio, alle urgentissime sfide poste dall’Africa, alle immani tragedie di quel Continente, quali il flagello dell’AIDS, la situazione nel Darfur, l’ingiusto sfruttamento delle risorse naturali e il preoccupante traffico di armi.
Così pure l’impegno politico e diplomatico dell’Europa e dei suoi Paesi non può dimenticare la permanente grave situazione del Medio Oriente, dove è necessario il contributo di tutti per favorire la rinuncia alla violenza, il dialogo reciproco e una convivenza veramente pacifica. Deve anche continuare a crescere il rapporto con le Nazioni dell’America Latina e con quelle del Continente asiatico, mediante opportuni legami di interscambio”, ha concluso il Vescovo di Roma.
Coordinamento Monarchico Italiano
Ufficio Stampa
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