ROMA -- Una espressione volgare attribuita al ministro degli Interni Claudio Scajola nei confronti di Marco Biagi, ha scatenato oggi una bufera politica intorno alla vicenda del docente di Diritto del lavoro ucciso a marzo dalle brigate rosse, con il ministro del Welfare Roberto Maroni che chiede a Scajola di scusarsi e allude all’opportunità di dimissioni.
Gli inviati di due importanti quotidiani italiani (Corriere della Sera e Sole 24 ore) attribuiscono al ministro questa frase: "Non fatemi parlare. Biagi figura centrale? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale. Era un rompic... che voleva il rinnovo del suo contratto di consulenza".
Scajola ha in mattinata emesso una dichiarazione nella quale afferma di non riconoscersi nella frase e ribadisce la sua stima per il professor Biagi: "Non mi riconosco nelle espressioni riportate oggi su due quotidiani - si legge nella nota - Del resto, sono così numerose e ripetute le occasioni in cui ho manifestato il mio rispetto e la mia stima nei confronti di Marco Biagi che il mio pensiero non può essere equivocato. Alla sua famiglia sono andati e vanno i miei sentimenti di vicinanza e di sostegno più profondi e sinceri".
Ma la dichirazione di Scajola non ha evidentemente soddisfatto Maroni, che con il sottosegretario Maurizio Sacconi ha emesso poco dopo un durissimo commento chiedendo al ministro degli Interni una "credibile smentita": "Al ministro Scajola - si legge - chiediamo o una credibile smentita o che egli rivolga le sue scuse alla moglie e ai figli, rimettendo alla sua coscienza ogni altra determinazione". l’ultima frase sembra alludere all’opportunità di dimissioni.
Scuse e dimissioni, sono state invece esplicitamente chieste dal leader dei verdi, Alfonso Pecoraro Scanio.
Le altre dichiarazioni
I commenti attribuiti al ministro fanno parte di una serie di dichiarazioni di Scajola riferite dalla stampa italiana, in seguito alla pubblicazione di cinque lettere dell’estate del 2001 nelle quali Biagi si lamentava di non essere sufficientemente protetto dalla polizia nonostante le minacce ricevute.
Tra l’altro il ministro ha anche sostenuto, in una intervista a La Stampa, che non esite alcun "giallo" intorno alle lettere e che si sa già chi le ha fatte circolare.. "La cosa vergognosa - continua - è che si continua a parlare di cose già chiarite. Si vuole riproporre il tema delle scorte quando il problema è il terrorismo. Non dobbiamo credere che la tutela sia la soluzione, perché i terroristi colpiranno comunque ancora. (”¦) Posso assicurare che i Servizi di quelle lettere e di quel computer non si sono occupati. Si sa benissimo chi le ha fatte uscire. Ed è anche facile capire chi le ha manipolate. Però non tocca a me dirlo, ma a chi conduce le indagini".
Ma al di là delle opinioni nel merito, è la pesantezza della valutazione su Biagi che ha suscitato polemiche.
(continua...)
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