Riaprono 11 piani del Pirellone <br>psicologi assistono i dipendenti

Lacrime davanti all’ingresso: "Poteva toccare a chiunque di noi". l’ira dei commercianti: "Traffico vietato, i clienti non passano"

MILANO - Sono stati riaperti stamani i primi undici piani del Pirellone, la sede della della Regione Lombardia colpita giovedì scorso, tra il 25esimo e il 26esimo piano, dall’aereo guidato dall’imprenditore Luigi Fasulo. La zona resta transennata e i dipendenti della Regione entrano con i pass, che peraltro già esistevano, essendo l’accesso agli uffici regolato con procedure rigorose.

Ora, però, l’ingresso è rigidamente riservato agli impiegati. Quindi, alcuni appuntamenti fissati da tempo sono saltati, come un convegno programmato per oggi. Non è mancato, naturalmente, il presidente Roberto Formigoni: "Il segnale che vogliamo dare è che riprendiamo a lavorare con e per i cittadini: senza orgogli immotivati, siamo una squadra che opera per una grande regione, per farla diventare ancora più efficiente".

Nonostante l’ottimismo ufficiale, tuttavia, il ritorno è stato difficile. Alcuni dipendenti si sono ritrovati davanti all’ingresso fra commozione e sdegno. Molti abbracci, qualche lacrima e la comune consapevolezza che solo la fatalità ha voluto che a morire fossero le due avvocatesse Annalisa Rapetti e Alessandra Santonocito: "Poteva toccare a chiunque di noi", è il pensiero di tutti, espresso senza riserve.

Giancarla, ad esempio, arriva sconvolta alla sede di lavoro e, prima di avviarsi verso il suo ufficio, dice: "Al momento dello schianto ero uscita da cinque minuti. È stato uno choc. Conoscevo bene una delle vittime perché viaggiava sempre con me in treno. Non so cosa dire. Dopo venti anni di lavoro, il Pirellone era diventata la mia seconda casa".

Per i dipendenti è stato attivato un centro di assistenza psicologica. Il centro avrà il compito di facilitare il ritorno dei lavoratori nel grattacielo. Un compito non semplice. Se la psicosi terrorismo sembra infatti superata dalle indagini che hanno escluso dall’inizio questo movente, resta il fatto che, se si è trattato di un'azione volontaria, il pilota ha potuto dirigersi dove voleva senza essere fermato. La funzione simbolica del Pirellone e il possibile effetto emulativo che certi gesti possono avere non fanno che accrescere il disagio.

Ma anche in caso di malore o fatalità , il senso di insicurezza non si attenua. La scoperta che non esistono controlli efficaci, a livello pratico, sullo spazio aereo cittadino fa sorgere l’idea di poter essere colpiti. Contro questi incubi, gli psicologi avranno parecchio da fare. E infatti sono stati attivati due numeri della sanità che valuteranno ogni singolo caso, indirizzandolo verso terapie individuali o di gruppo a seconda delle esigenze.

A complicare le cose, attorno al Pirellone, situato vicino alla stazione Centrale delle Fs in un'area ordinariamente congestionata dal traffico, la circolazione è bloccata anche oggi. Gli impiegati - ma anche chi lavora nelle attività commerciali della zona - non possono arrivare in auto ed è difficile il coordinamento tra le forze dell’ordine che cercano di governare la situazione.

Stamattina gli animi si sono già scaldati. I negozianti rivendicano il loro diritto a lavorare, irritati per il fatto che la chiusura al traffico limita in modo drastico il passaggio dei potenziali clienti. Di fronte alle proteste, i vigili urbani allargano le braccia: "Per ora è così e, visto ciò che è successo, non possiamo fare diversamente. Le limitazioni non dureranno a lungo, occorrerà avere un po’ di pazienza".