La Laparoscopia rappresenta una metodica operatoria che prevede l’esecuzione di procedure diagnostiche e chirurgiche all’interno della cavità addominale senza ricorrere alle classiche incisioni sulla parete.
L’ “incisione chirurgica” effettuata tramite la lama del bisturi viene sostituita da “fori”, denominati tecnicamente “porte”, attraverso cui si introducono sistemi visivi (telecamera), piccoli strumenti e fonti di energia (elettrobisturi, ultrasuoni ecc.).
Sempre attraverso tali “porte” è possibile estrarre organi e tessuti nonchè impiantare materiali protesici.
L’approccio laparoscopico è comune a molte Specialità come ad esempio la Chirurgia Generale e la Ginecologia, ma ha avuto uno sviluppo particolare in campo Urologico.
I primi interventi laparoscopici sul rene (la nefrectomia, ovvero l’asportazione del rene) vennero eseguiti all’inizio degli anni 90, ma in realtà , da almeno un decennio prima, si effettuavano presso alcuni Centri di Urologia, tra cui la U.O. dell’Arcispedale S. Anna di Ferrara, interventi all’interno delle cavità renali, attraverso una incisione cutanea di circa un centimetro e tramite l’ausilio di uno strumento chiamato nefroscopio e di una telecamera. Gli interventi eseguiti con maggior frequenza con questa tecnica definita “percutanea” erano, e sono, quelli per la rimozione dei calcoli renali, consentendo così di evitare invasive, ampie e dolorose incisioni chirurgiche della parete addominale e lombare. Dal 1984 ad oggi, presso la nostra U. O., sono stati trattati oltre 600 pazienti con tale metodica, nonostante il contemporaneo sviluppo della Litotrissia Extracorporea (ESWL); ciò ha facilitato l’apprendimento, l’applicazione e l’estensione delle tecniche mininvasive laparoscopiche nell’esecuzione di procedure ed interventi sempre più complessi che interessano il rene e l’apparato genitourinario maschile (vescica e prostata).
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