Influenza aviaria, alto livello di attenzione

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I nuovi focolai di virus H5N1 al seguito degli uccelli migratori preoccupano le agenzie internazionali e i Paesi dell’Unione europea. Il Ministro della Salute emana un’ordinanza con le misure di polizia veterinaria per i volatili da cortile mentre annuncia altri provvedimenti ad hoc.

Che c’è da sapere

I virus e la malattia


L’influenza aviaria è una infezione dei volatili causata da virus influenzali del tipo A; essa può interessare tanto uccelli selvatici quanto volatili domestici come polli, tacchini, anatre, causando molto spesso una malattia in forma grave e anche la morte dell’animale colpito. I virus influenzali appartenenti al tipo A possono infettare anche altri animali quali maiali, cavalli, delfini e balene, nonchè l’uomo, creando così la basi per fenomeni di ricombinazione in caso di infezione contemporanea (co-infezione) da parte di diversi ceppi . La maggior parte dei virus influenzali aviari non provoca sintomi o provoca sintomi attenuati negli uccelli selvatici, in particolare uccelli acquatici migratori, che costituiscono pertanto il serbatoio naturale dell’infezione. L’infezione in natura viene mantenuta da alcuni uccelli acquatici che fungono da serbatoi del virus, ospitandolo nell’intestino anche senza mostrare una sintomatologia evidente ed eliminandolo con le feci. Gli uccelli infetti, anche se non visibilmente malati, eliminano il virus con la saliva, con le secrezioni respiratorie e con le feci; il contatto di uccelli suscettibili con questi materiali, o con acqua contaminata da questi, determina la trasmissione dell’infezione; la trasmissione fecale-orale è la modalità di trasmissione più comune. Il virus può sopravvivere nei tessuti e nelle feci di animali infetti per lunghi periodi, soprattutto a basse temperature (oltre 4 giorni a 22°C e più di 30 giorni a 0°C) e può restare vitale indefinitamente in materiale congelato. Al contrario, è sensibile all’azione del calore (almeno 70°C) e viene completamente distrutto durante le procedure di cottura degli alimenti.

Dall’animale all’uomo
L’uomo può infettarsi con virus dell’influenza aviaria a seguito di contatti diretti con animali infetti, e/o con le loro deiezioni, mentre non c’è alcuna evidenza di trasmissione attraverso il consumo di carni avicole o uova dopo la cottura
Dal 1997 si sono verificati alcuni episodi documentati di influenza da virus aviario nell’uomo; in tutti i casi si è trattato di trasmissione da volatili domestici all’uomo.

Il quadro clinico determinato da infezioni umane con ceppi influenzali aviari compare dopo un periodo di incubazione di 1-7 giorni e può variare da una tipica sintomatologia influenzale con febbre, tosse, mal di gola e dolori muscolari, a infezioni oculari, fino alla polmonite e alla sindrome da distress respiratorio acuto.

Nei casi finora documentati di infezione aviaria da ceppi H5N1, la mortalità nell’uomo varia dal 30 al 70-80%.
Nell’epidemia di infezioni da virus aviario H7N7 osservata nei Paesi Bassi nella primavera 2003, le manifestazioni sono state, per lo più, a livello congiuntivale, con alcuni casi di manifestazioni di tipo influenzale ed un decesso per sindrome da distress respiratorio.

La trasmissione da persona a persona di ceppi di influenza aviaria è stata osservata soltanto in occasioni limitate, in quanto i virus aviari non sono adattati all’uomo: un caso di trasmissione da persona a persona è stato osservato ad Hong Kong nel 1997 (virus H5N1); nei Paesi Bassi, si è osservata trasmissione interumana limitatamente alle forme oculari (Virus H7N7); Recenti studi, effettuati sia in Tailandia che in Vietnam, i due Paesi in cui si sono manifestati focolai di influenza aviaria nel 2004, hanno messo l’accento sulla probabilità che alcuni casi si siano generati attraverso contatti stretti e prolungati fra persone dello stesso nucleo familiare. L’ipotesi è scaturita dall’analisi di alcuni fattori quali: comparsa di più casi nella stessa famiglia, periodo di incubazione compatibile con trasmissione interumana, mancanza di contatto con animali malati per alcuni soggetti.

La prevenzione
Al fine di impedire l’introduzione della malattia nel territorio comunitario, a seguito dell’insorgenza della medesima in numerosi Paesi asiatici, la Commissione Europea e il Ministero della Salute hanno disposto:
il divieto di importazione dalla Thailandia di carne di pollame e prodotti derivati (la Thailandia era l’unico Paese, tra quelli interessati dall’epidemia, autorizzato ad esportare carne di pollame verso la Comunità europea)
il divieto di importazione di uccelli ornamentali e da voliera da tutti i Paesi interessati dall’epidemia. Va inoltre precisato che nessuno dei Paesi asiatici interessato dall’epidemia è stato mai autorizzato ad esportare pollame vivo di interesse zootecnico nell’Unione Europea.

Casi umani di Influenza Aviaria da virus A/H5N1 confermati in laboratorio

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Data Indonesia Vietnam Thailandia Cambogia Totale
casi morti casi morti casi morti casi morti casi morti
26/12/03 - 10/03/04 0 0 23 16 12 8 0 0 35 24
19/07/04 - 08/10/04 0 0 4 4 5 4 0 0 9 8
16/12/04 - ad oggi 1 1 63 20 0 0 4 4 68 25
Totale 1 1 90 40 17 12 4 4 112 57

Note
Il numero totale di casi include il numero di morti.
Al momento sono in corso ulteriori indagini su casi confermati retrospettivamente.

Fonte: Organizzazione Mondiale della Sanità
(D.G. della Prevenzione Sanitaria)

http://www.ministerosalute.it