Come ogni anno in settembre, oggi il Coordinamento Monarchico Italiano ha organizzato una commemorazione di tutte le vittime della battaglia di Castelfidardo del settembre 1860, con la deposizione d'una corona di alloro al Sacrario. La cerimonia è stata coordinata dal delegato di Ancona dell’Associazione Internazionale Regina Elena, Cav. Giovanni Luciano Scarsato.
La battaglia di Castelfidardo ebbe importanti conseguenze di vasta portata storica, anche se, come fatto d'armi in sè, fu limitato.
Il 10 settembre 1860, il Capitano Farini, aiutante in campo del Generale Fanti, consegnò al Lamoricière una lettera dello stesso Fanti, nella quale lo s'informava che le sue truppe avrebbero occupato immediatamente le Marche e l’Umbria in caso si fosse adoperata la forza per reprimere "manifestazioni nel senso nazionale". Il giorno successivo l’esercito saubado passava il confine e il Gen. Cialdini affermava: "Combattete, disperdete inesorabilmente què compri sicari; per mano vostra sentano l’ira di un popolo che vuole la sua nazionalità , la sua indipendenza”¦".
La battaglia durò una settimana sulle colline di Monte Oro.
Al mattino del 18 settembre 1860, sulle colline e nei dintorni di Monte Oro l’esercito pontificio voleva aprirsi la strada per la piazzaforte di Ancona e quello sardo-piemontese intendeva impedire questo tentativo.
All’esercito sabaudo, coeso ed organizzato, che aveva affrontato le campagne del 1848, 1849 e 1859, era opposto l’esercito mobile pontificio, eterogeneo, composto da volontari esteri appartenenti ad almeno sette nazionalità , comandato dal Gen. Cristoforo de Lamoricière (Ministro delle Armi era Mons. De Merode).
Il 18 settembre, approfittando della notte, il Gen. Cialdini occupò Recanati, sbarrando ogni possibile ritirata al nemico.
La battaglia di Castelfidardo costituì una tappa importante, come quella di Solferino (24 giugno 1859). Costò all’esercito comandato dal Gen. Cialdini 55 uomini di truppa e 6 ufficiali morti, 173 uomini di truppa e 11 ufficiali feriti. A quello del Gen. Cristoforo de Lamoricière 88 morti e 600 prigionieri, 3 pezzi d'artiglieria e una bandiera; circa 400 feriti.
Dopo pochi giorni d'assedio, cadde la piazzaforte di Ancona, aprendo così la via per il sud.
Eugenio Armando Dondero
Portavoce
Coordinamento Monarchico Italiano
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