"La desertificazione non è soltanto l’avanzata delle dune di sabbia, ma anche l’erosione del suolo dovuto a tre fattori: le pratiche agricole, l’eccessivo sfruttamento dei pascoli e la deforestazione per l’uso della legna": lo ha detto Hama Arba Diallo, direttore del ’Comitato dell’Onu contro la desertificazione’, parlando del bacino del fiume Congo, che con oltre 200 milioni di ettari è considerato il secondo "polmone verde" del mondo dopo l’Amazzonia.
La vasta area " che comprende molti Paesi dell’Africa Centrale, dalla Repubblica democratica del Congo al Burundi, dal Camerun alla Guinea Equatoriale, pari al 30% delle foreste di tutta l’Africa e poco meno del 20% dell’intero pianeta " perde ogni anno un milione di ettari, a causa soprattutto dei diversi fenomeni di erosione denunciati da Arba Diallo. "Per ora non è nota la durata delle risorse naturali dell’Africa Centrale, ma la fertilità del suolo ha già iniziato a diminuire a causa della desertificazione del Bacino del Congo" ha aggiunto l’esperto.
Dalla foresta arrivano però alcuni segnali "incoraggianti": la determinazione dei Pigmei sta rallentando lo sfruttamento indiscriminato di alcune specie di alberi nel nord della Repubblica democratica del Congo; le popolazioni locali, a differenza di alcune società che commerciano il legname, si battono per mantenere questi alberi, indispensabili al loro eco-sistema e alla loro sopravvivenza. Nelle scorse settimane l’Unione Europea aveva stanziato altri 38 milioni di euro per finanziare la quarta fase del programma per la gestione degli ecosistemi forestali dell’Africa centrale (Ecofac), nato nel 1992 nell’ambito della Conferenza dell’Onu Unite sull’ambiente a Rio de Janeiro che ha per obiettivo la "conservazione e lo sfruttamento razionale" delle foreste del bacino del Congo. [EB]
FONTE: http://www.misna.org
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