Moriva ottant’anni fa, nel corso di una trionfale tournèe, lasciando vuoto per sempre quel palcoscenico che aveva accolto per anni la sua controversa personalità . Eleonora Duse, attrice intensa, donna forte, dal temperamento d'acciaio, venerata dal mondo eppure dannatamente sola, rivive oggi ad Asolo, città che lei amò profondamente, nella mostra ’Le stanze di Eleonorà, organizzata in occasione dell’anniversario della sua morte. Grazie a una donazione della figlia Enrichetta, molti oggetti dell’attrice sono esposti al pubblico per la prima volta e riposeranno poi nel museo civico asolano, a stabile memoria di un passaggio che avrebbe voluto trovare proprio qui la sua fissa dimora. Aggirando l’universo artistico e intimo della ’Divina’, l’esposizione indaga gli spazi di un'anima che trasformò la sua vita in una grande opera d’arte. Soprammobili, profumi, memorie di volti amati e pagine conservate tra scaffali di legno scuro si uniscono a copioni annotati, lettere e telegrammi per ricostruire un personaggio che arrivò col suo talento alle platee d’oltreoceano e seppe imporsi e conquistare il mondo con il fascino del suo semplice essere donna.
E ancora abiti ricchi, raffinati, costosissimi, indossati sulla scena e nella vita, quelli che fanno rivivere la splendida Giulietta, l’acclamata Teresa Raquin, la seducente Principessa di Baghdad, e poi solo lei, Eleonora, indimenticabile eroina sopravvissuta ai secoli.
Esigente e rigorosa, intensa e palpitante, schiva ma appassionata, torna con tutto il suo fascino in un racconto che confonde la storia e la leggenda, e risveglia il ricordo di un intenso legame con Asolo, ’oasi di quiete e benessere’ che l’attrice amò in lunghi, intensi soggiorni. Quello della piccola città marchigiana è dunque ben più che un omaggio a una grande artista, è la celebrazione di un mito, il ricordo intimo di un affetto che, passando da un palcoscenico all’altro, scoprì proprio qui la dolcezza di sentirsi a casa. E’ qui che, esasperata dalle incertezze e dal disordine del suo mestiere di attrice, Eleonora riusciva a recuperare i ’cocci’, di una vita inquieta. E’ qui che, lontana dalle luci della ribalta, conobbe probabilmente i giorni meno infelici della sua esistenza appassionata: ’Allorchè la mattina apro le imposte della mia camera, nel vano della finestra si inquadra il Monte Grappa. Allora metto due vasi di fiori sul davanzale. Ecco un altare’.
Tra le vie del paese tutto parla ancora di lei e il suo spirito continua a vagheggiare possente tra gli antichi palazzi e la natura dei colli. Quasi come una guida silenziosa la sua presenza ritorna nella casa in via Canova sulla cui facciata è posta la lapide dettata da Gabriele D'annunzio, e giunge fino al raccolto cimitero di Sant’Anna, alla sommità della collina dove lei, ’Divina’, si è fermata per sempre e ripos
a affacciata allo splendido panorama che tanto ha amato.
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