Milano: “Restituire il piacere del racconto, dell’interpretazione, dell’avventura letteraria attraverso una serie di incontri sulla storia. E’ bene ricordare ai milanesi che chi è senza passato, a volte, è costretto a subirlo”.
E’ l’obiettivo dell’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory che questo pomeriggio, assieme all’editore Giuseppe Laterza, ha presentato a Palazzo Marino l’iniziativa “I giorni di Milano”, un ciclo di dieci incontri con altrettanti studiosi di prestigio che racconteranno 10 date della storia di Milano, individuate per la loro forza simbolica.
“Tenere lezioni in Santa Maria delle Grazie significa tenere fuori dalla storia le ideologie, le commemorazioni che così spesso vengono utilizzate per strumentalizzazioni di natura anche politica " ha spiegato l’assessore Finazzer Flory -. Ho promosso questo progetto suggerendo agli Editori La terza la fascia oraria della prima serata, le ore 21, in contrapposizione a un’offerta televisiva che spesso appiattisce o banalizza i bisogni di ascolto della gente”.
Le lezioni si terranno a partire dal 18 marzo fino al 20 maggio, ogni mercoledì alle 21.00, nella splendida cornice di Santa Maria delle Grazie.
Nucleo della narrazione è lo spirito della città così come si è manifestato nelle varie epoche, ma anche il senso della sua identità così come i milanesi l’hanno costruito e interpretato nei secoli.
Gli incontri saranno introdotti da Chiara Continisio, Eva Cantarella, Franco Cardini, Alessandro Barbero, Pietro Marani, Giuseppe Galasso, Marco Meriggi, Antonio De Francesco, Ernesto Galli Della Loggia, Giuseppe Berta e Sergio Luzzatto. Dieci appuntamenti per volgere all’indietro lo sguardo su una metropoli da sempre protagonista della politica, della cultura, del progresso tecnologico ed economico. Si tratta di un grande evento aperto al pubblico − l’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti − che coniuga il rigore e la passione intellettuale con la leggerezza di linguaggi comunicativi brillanti e coinvolgenti.
La manifestazione è promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune in collaborazione con gli Editori Laterza. Alla realizzazione dell’iniziativa hanno contribuito A2A, Banca Popolare di Milano, Pirelli, Fiera di Milano, Fondazione Corriere della Sera e Frati Domenicani di Milano.
Info su
www.comune.milano.it/storia
www.laterza.it
18 marzo 2009: EVA CANTARELLA : I miti di fondazione
A proposito della nascita di Milano, numerose fonti letterarie raccontano che nel VI secolo a.C. Ambigato, re dei Celti, mandò suo nipote Belloveso al di qua delle Alpi in cerca di nuove terre, e che questi, arrivando nella Pianura Padana in un luogo non lontano dal Ticino, vi fondò una città chiamata Medhelan. Il sito gli venne indicato da una scrofa semilanuta, il cui arrivo era stato predetto da un oracolo. Che valore possiamo dare a questi racconti? Sono pura fantasia o invece, seppure in forme simboliche, riprendono fatti realmente accaduti intrecciandoli con materiale mitologico e dando origine a un mito di
fondazione? E a cosa serve un mito di fondazione? Per provare a rispondere, si deve ricordare che la questione delle origini di una città ha a che vedere con il piano della verità storica e, insieme, con l’invenzione di una tradizione: in altre parole, per una città ricostruire il proprio passato serve anche, e soprattutto, a costruire e a rappresentare il senso di sè. A questo sono intesi i miti di fondazione, quello ad esempio delle origini troiane di Roma, o quello relativo alla costruzione del cosiddetto ’miracolo greco’ e, appunto, quello della scrofa semilanuta: a delineare un’ideologia in grado di rafforzare il senso dell’appartenenza alla comunità politica. Perchè l’identità di una città , non meno che quella di una nazione, è un processo in continuo divenire.
Eva Cantarella insegna Diritto greco all’Università di Milano.
25 marzo 2009
FRANCO CARDINI
7 dicembre 374
Ambrogio vescovo di Milano
Ambrogio arriva a Milano nel 370: è un funzionario imperiale, nato a Treviri ma educato a Roma secondo i costumi della aristocrazia del tempo, cristiano ma non battezzato. La città , invece, è una delle capitali dell’Impero romano, splendido crocevia di strade tra il Mediterraneo, ch’è ancora centro del mondo, e il ’limes’ nordoccidentale, al di là del quale premono i popoli germanici, mentre da est, già urgono nuove e più temibili spinte. Quattro anni dopo, alla morte del vescovo Aussenzio, il clima in cui il clero e i fedeli della diocesi avrebbero dovuto eleggere il suo successore è infuocato da una polemica teologica che cela un conflitto di poteri. Per prevenire i disordini che molti si aspettano, Ambrogio si reca nella basilica dove l’assemblea è riunita e invita dal presbiterio il popolo alla calma. All’improvviso, secondo la tradizione, si leva un grido: «Ambrogio vescovo!». Forse è uno scherzo, ma viene preso molto sul serio. Precipitosamente confermato dall’imperatore Valentiniano e battezzato, Ambrogio regge la cattedra mediolanense per quasi un quarto di secolo, con saggezza e rigore inflessibili,senza paura di opporsi neppure al potere imperiale. È l’anima della definitiva vittoria del cristianesimo atanasiano sull’arianesimo e sul paganesimo e s’impone come uno dei fondatori dell’impero cristiano e della cultura dell’Occidente medievale.
Franco Cardini insegna Storia medievale all’Università di Firenze.
1 aprile 2009
ALESSANDRO BARBERO
29 maggio 1176
Barbarossa sconfitto a Legnano
Quando il giovane ed energico Federico Barbarossa viene incoronato re d’Italia a Monza nel 1155, non
immagina certo quello che il futuro gli riserva. Sa che per l’inerzia dei suoi predecessori le città della Lombardia, nome con il quale s’intende l’intera pianura padana, si sono abituate a governarsi da sole, a farsi la guerra per promuovere gli interessi commerciali dei loro mercanti, e persino a battere moneta; ma d’ora
in poi le cose cambieranno. L’anno prima, a Roncaglia, gli specialisti di diritto romano convocati dal Barbarossa avevano confermato che a lui spettava il potere pubblico su tutto il regno, e tutti erano tenuti a ubbidirgli; dovunque in Europa, del resto, il senso dello stato e il dovere dell’obbedienza al re stanno tornando in vigore, dopo essere stati a lungo in declino. Ma Milano è troppo popolosa e troppo ricca per accettare di rinunciare alla sua autonomia. Dopo vent’anni di guerra quasi ininterrotta, punteggiata da reciproche atrocità , il Barbarossa viene sconfitto dai Milanesi a Legnano, e il suo tentativo di modernizzazione è archiviato per sempre: ancora a lungo, l’Italia non è destinata ad essere una monarchia unitaria, ma un coacervo di sfere d’influenza cittadine perennemente in contrasto fra loro.
Alessandro Barbero insegna Storia medievale all’Università del Piemonte Orientale.
8 aprile 2009
PIETRO MARANI
9 febbraio 1498
Il Cenacolo svelato
L’incontro fra Leonardo e Milano è senz’altro uno dei meglio riusciti nella storia dell’arte moderna, e il Cenacolo è solo uno dei capolavori che il genio fiorentino realizza negli anni della sua permanenza alla corte di Lodovico il Moro. Svelato il 9 febbraio del 1498, la pittura murale che decora il refettorio dei domenicani di Santa Maria delle Grazie diventa immediatamente oggetto di universale ammirazione, per la maestria del tocco dell’artista e per la sua capacità di dare profondità psicologica ai personaggi, ma anche di molteplici interventi conservativi, poichè la tecnica impiegata ne mette da subito a repentaglio l’esistenza. Un dipinto capace ancora oggi di affascinare gli spettatori e su cui da sempre si appuntano le più fantasiose interpretazioni. La Milano dello scorcio del secolo XV è del resto all’avanguardia nell’arte e nell’architettura: grazie alla presenza simultanea di Leonardo e di Bramante,responsabili di una svolta capitale nella storia dell’arte occidentale, essa è il teatro in cui si forma la ’maniera moderna’ e dove si fondono i linguaggi delle scuole artistiche locali. È qui che l’arte diviene a pieno titolo ’Arte italiana’: un raffinato scenario intellettuale
e culturale, oltre che artistico, sul cui sfondo già si profila l’ombra delle guerre d’Italia, che di lì a poco determineranno la fine dell’indipendenza del Ducato.
Pietro C. Marani insegna Storia dell’arte moderna al Politecnico di Milano.
15 aprile 2009
GIUSEPPE GALASSO
1 novembre 1535
19 dicembre 1548
Dagli Sforza
agli Asburgo di Spagna
1 novembre 1535 - 19 dicembre 1548: fra queste due date, che segnano l’una la morte senza eredi di Francesco II Sforza e l’altra l’ingresso trionfale di Filippo II a Milano, si compie la parabola del Ducato da stato autonomo a periferia della Spagna. L’estinzione della dinastia milanese apre infatti un vuoto di potere legittimo di cui profitta Carlo V, sovrano del Sacro Romano Impero, per impossessarsi della città e trasmetterla poi al figlio ed erede Filippo II, re di Spagna. Ma la perdita, definitiva, della sua indipendenza non provoca affatto l’eclisse civile della metropoli lombarda. Benchè infatti dell’età spagnola si tenda a ricordare solo le pesti, le guerre, le carestie e le ingiustizie, in quei
centosettant’anni Milano resta un importante snodo strategico e militare e mostra una grande vitalità economica, culturale ed artistica. I suoi ceti dirigenti, inoltre, instaurano con il governo spagnolo un rapporto di fattiva collaborazione, capace in alcuni casi di
condizionare il potere regio e di assicurare ampi margini ’informali’ di autonomia locale. Se è vero allora che in quegli stessi decenni altre città italiane, come Venezia, Roma, Genova, Firenze e Torino, restano indipendenti, è vero anche che, nel suo diverso destino, Milano impara ad avere a che fare con un potere lontano e a crescere adattandosi alla mutevolezza dei contesti europei in cui di volta in volta si ritrova.
Giuseppe Galasso ha insegnato Storia moderna all’Università Federico II di Napoli.
22 aprile 2009
MARCO MERIGGI
1 giugno 1764
La nascita del Caffè
«Cos’è questo Caffè? È un foglio di stampa che si pubblicherà ogni dieci giorni. Cosa conterrà questo foglio di stampa? Cose varie, disparatissime, inedite, fatte da diversi autori, cose tutte dirette alla pubblica utilità . Va bene: ma con quale stile saranno scritti questi fogli? Con ogni stile che non annoi. Qual fine vi ha fatto nascere un tal progetto? Il fine d’una aggradevole occupazione per noi, di far quel bene che possiamo alla nostra patria, di spargere utili cognizioni fra i nostri cittadini». Con queste parole, il 1° giugno 1764 Il Caffè si presenta al pubblico: una battagliera dichiarazione d’intenti, a cui il periodico resterà poi sempre fedele. Nelle sue pagine, infatti, si alternano le firme di un gruppo di giovani intellettuali, tra cui Cesare Beccaria, Pietro e Alessandro Verri, in aperta rivolta contro il mondo conservatore dei padri, di cui sono intenzionati a spazzare via anacronismi e pregiudizi. Dall’economia ai costumi, dal diritto alle scienze, dalla letteratura, al teatro, alla filosofia, non c’è argomento con il quale essi non si misurino, armati del più fiero spirito critico e della volontà di affermare quella libertà civile ed economica che anche nel resto d’Europa si sta diffondendo. Strettamente legato alla cultura d’Oltralpe, che riprende, discute e diffonde, Il Caffè conquista in breve un’ampia autorevolezza ed è ancora oggi noto come la più prestigiosa rivista dell’Illuminismo lombardo.
Marco Meriggi insegna Storia delle istituzioni politiche all’Università Federico II di Napoli.
29 aprile 2009
ANTONIO DE FRANCESCO
26 maggio 1805
Bonaparte incoronato in Duomo
26 maggio 1805: dopo l’incoronazione a imperatore dei francesi, avvenuta nella cattedrale di Nôtre Dame
celebra il suo insediamento sul trono del Regno d’Italia. È una cerimonia ancora più solenne di quella parigina, nella quale Napoleone si cinge di ben tre corone: il diadema imperiale francese, la nuova corona reale d’Italia e la corona ferrea attribuita ai re longobardi, senza contare la presenza della cosiddetta corona di Carlo Magno (in realtà una copia di quella che i re di Francia ricevevano il giorno del loro insediamento). Per l’occasione, il Duomo si trasforma nel palcoscenico di una imponente autorappresentazione del potere, che deve servire ad accreditare Bonaparte e il suo
ancor giovane impero al pari delle più antiche monarchie europee. Sul piano della politica concreta, l’incoronazione segna la definitiva investitura di Milano a capitale del Regno d’Italia. Nell’età napoleonica, la città diventa un fervido laboratorio culturale e politico, animato anche da numerosi patrioti giunti da altre parti d’Italia, fondamentale non solo per la nascita della Milano moderna ma anche per la vicenda politica risorgimentale italiana. In seguito, in ossequio al nascente nazionalismo, le classi dirigenti cittadine avranno tuttavia cura di distinguersi da quella stagione politica, rifiutando ogni diretto riferimento alla trascorsa vicenda napoleonica.
Antonio De Francesco insegna Storia moderna all’Università di Milano.
6 maggio 2009
ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA
18-22 marzo 1848
Le Cinque Giornate
Il 18 marzo 1848 il palazzo del governo viene assaltato e conquistato da un gruppo di cittadini in armi. Seguono cinque giorni di scontri durissimi " quattrocento milanesi cadono sulle barricate costruite strada per strada dagli insorti - al termine dei quali le truppe austriache comandate dal generale Radetzky sono costrette a lasciare Milano. Si insedia un consiglio di guerra, guidato dal democratico e federalista Carlo Cattaneo. Il giorno dopo il Piemonte di Carlo Alberto dichiara guerra all’impero austroungarico, seguito abreve da Ferdinando di Borbone, Leopoldo di Toscana e dal Papa, Pio IX. Milano si trova così al centro di una stagione decisiva - la ’primavera dei portenti’, come la definirà Alessandro
Manzoni - per l’intero equilibrio europeo: un sommovimento partito a febbraio da Parigi, che in poche settimane si propaga a Vienna, Praga, Berlino e altre capitali del Vecchio Continente. Gli ideali liberali e democratici, la spinta nazionale e federale animano un ampio fronte politico e sociale composto da aristocratici e borghesi, artigiani e operai. Come spesso è successo nella storia d’Italia, anche nel Risorgimento Milano anticipa il corso degli eventi e lo sviluppo delle nuove idee, a partire dal federalismo. Le manca però la capacità di sfruttare fino in fondo la sua forza innovatrice. Cosicchè, quando prenderà forma il nuovo Stato italiano, altre città della penisola assumeranno un ruolo politico prevalente.
Ernesto Galli della Loggia insegna Storia contemporanea all’Università Vita-Salute San Raffaele.
13 maggio 2009
GIUSEPPE BERTA
28 aprile 1906
l’Esposizione
internazionale
Pur con qualche intoppo e sotto una pioggia torrenziale,quello dell’apertura dell’Esposizione internazionale è un giorno di festa: alla presenza del re, della regina e di ministri e capi di stato di molti paesi, i visitatori possono finalmente accedere all’area di 980.000 metri quadrati fra la Piazza d’Armi e il Parco Sempione, collegati da una ferrovia elettrica sopraelevata, ed entrare negli oltre 200 edifici e padiglioni. Celebrata dalla stampa dell’epoca come «uno di quei miracoli di volontà che tornano ad onore della capitale lombarda e di tutta l’Italia», l’Esposizione del 1906, da un lato,rappresenta l’esaltazione della modernità e, dall’altro,esprime e dà forma alla volontà di Milano di proporsi come capitale economica (e dunque, in un certo senso, anche come ’capitale morale’) d’Italia,mostrando le sue capacità imprenditoriali, produttive,commerciali e organizzative. Milano e la Lombardia sono del resto già all’inizio del Novecento il fulcro economico del Paese, la parte d’Italia più pienamente integrata nella cornice europea, e l’Esposizione del1906 vuol essere l’immagine visibile di questa realtà . Accanto alla celebrazione della borghesia lombarda e del suo saper fare compare per la prima volta anche il lavoro organizzato. Con una significativa scelta dei tempi, è proprio nei mesi dell’Esposizione, visitata da rappresentanze operaie organizzate, che viene fondata a Milano la Confederazione generale del lavoro.
Giuseppe Berta insegna Storia contemporanea all’Università L. Bocconi di Milano.
20 maggio 2009
SERGIO LUZZATTO
25 aprile 1945
La Liberazione
Milano, 24 aprile 1945, dal diario di Andrea Damiano,giornalista, già redattore capo del Corriere della Sera, nascosto in città per non collaborare con il regime di Salò: «La vita di Milano è apparentemente normale, ma l’aria è secca, i volti seri, dalle vie affollate e animate sale come un ronzare di api inquiete che un nonnulla può rendere furiose». Milano, 29 aprile 1945, dallo stesso diario: «Fa uno splendido sole, e l’aria è mossa. Dalla mia finestra si vedono nette le montagne azzurre nel sereno. Laggiù nella calca di piazzale Loreto i volti sono sudati, molte le donne, un’aria di kermesse, di fiera paesana. Camion fermi brulicanti di partigiani affiorano come isole tra il ribollire della marea umana, intrisi di vessilli rossi, di luccicanti canne di mitra, di caschi d’acciaio e di coccarde».
Tra queste due date, quella del 25 aprile 1945. La Liberazione. Milano che insorge, memore di se stessa e della sua storia. Milano che sospinge verso il lago di Como un Mussolini fuggiasco, nell’attesa di violarne il cadavere in piazzale Loreto. Milano operaia, che accoglie dalla pianura e dalle montagne i partigiani delle brigate Garibaldi. Milano violenta, che si prepara a vendicare, sangue contro sangue, i troppi morti della guerra fascista e dell’occupazione nazista.
Sergio Luzzatto insegna Storia moderna all’Università di Torino
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