SINDACO DI MILANO: APPELLO PER LA SICUREZZA

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Caro Direttore, insieme al dolore e alla vicinanza per chi soffre, la tragedia di Tor di Quinto impone il massimo di responsabilità e onestà intellettuale, proprio per garantire quel bene prezioso che " ci ha ricordato ancora in quest’occasione il Presidente Napolitano " è la sicurezza e la vita dei cittadini.

Sgombriamo perciò subito il campo dal pensiero che questi temi, la sicurezza, la legalità , il rispetto per la vita, possano essere “colorati” da strumentalizzazioni ideologiche, possano cioè essere oggetto di rivendicazioni politiche. Non è questo il momento di giocare con le parole sui problemi e sulla pelle delle persone. La domanda di sicurezza, la domanda di regole di convivenza e di giustizia è infatti una realtà .

È, in questo momento, una domanda che tutti gli italiani rivolgono a gran voce al Governo. E anche la realtà dell’immigrazione chiede che si cominci a costruire un modello di convivenza basato sul rispetto della legalità da parte di tutti, perché anche gli immigrati hanno bisogno di sicurezza. Queste domande vanno ascoltate, meritano un’attenzione non formale ma risposte concrete, chiare, tempestive. Non è con la rinuncia alle moratorie sull’ingresso incontrollato degli immigrati che si costruisce un quadro di convivenza per tutti. Non è intervenendo tardivamente con Decreti legge che non recepiscono, se non in minima parte direttive europee sui criteri per le espulsione degli immigrati irregolari (alle quali avremmo dovuto ottemperare già da tempo) che si governano i flussi d’immigrazione dei nuovi Paesi membri dell’Unione Europea.

Non è con questo Decreto legge sulle espulsioni che si daranno soluzioni reali, dato che sappiamo bene come il mese di tempo dato agli immigrati colpiti dal provvedimento del Prefetto servirà loro per nascondersi o cambiare luogo di residenza.

È piuttosto stando in mezzo alle persone e ai loro problemi, giocandosi la faccia per provare a risolverli, che si iniziano a costruire le basi per una nuova convivenza in grado di tenere il passo con i grandi cambiamenti di cui sono protagoniste le nostre grandi Città . A Milano stiamo sperimentando nuove forme di socialità e integrazione, attraverso un “Patto di legalità ” sottoscritto dall’Amministrazione con i capifamiglia Rom e attuato grazie al coinvolgimento del privato sociale. Dall’inizio di quest’anno abbiamo introdotto un Patto che offre ai Rom una sistemazione dignitosa in cambio dell’impegno rigoroso a rispettare le regole: scuola e assistenza sanitaria per i bambini, che non devono essere costretti all’accattonaggio, rigoroso rispetto delle leggi per gli adulti e controllo sugli ingressi, in modo tale da mantenere anche nei loro insediamenti condizioni di vivibilità . Senza mai pensare di avere “ricette miracolose” abbiamo offerto questo Patto come modello, come sperimentazione possibile anche per il resto del Paese.

Forse, se questo modello fosse stato preso in considerazione, forse " ripeto " non ci troveremmo ancora a rincorrere le emergenze, passando di colpo dal “buonismo” che per tanto tempo ha tenuto in ostaggio il Governo al “giro di vite” portato con il Decreto Legge sulle espulsioni. Al Paese serve ora la chiarezza di una politica coerente, una politica strutturata che sulla sicurezza sappia articolare soluzioni rapide e certe. Soluzioni che vincano una volta per tutte la confusione normativa e il compromesso politico che hanno, di fatto, svuotato di contenuto il “pacchetto” di norme proposte nei cinque Disegni di Legge appena varati dal Consiglio dei Ministri. Soluzioni che partano dalla realtà dei fatti, senza scadere nelle semplificazioni che confondo il buon senso con il razzismo, soluzioni che possano isolare la parte dell’immigrazione irregolare connivente con la criminalità da quegli immigrati che sono invece integrati nelle nostre comunità con un lavoro e una sistemazione stabile.

In questi mesi, insieme agli altri Sindaci delle grandi Città metropolitane abbiamo condiviso la necessità di affrontare questa emergenza nazionale in modo organico, con una serie di norme che consentano di rispondere all’insieme di problemi che nascono da situazioni di degrado urbano, di furti, rapine, truffe agli anziani, maltrattamenti sui minori, violenze, occupazioni abusive, spaccio di droga, e prostituzione. Norme che garantiscano la certezza della pena, che proteggano le vittime e non giustifichino sempre i colpevoli. Una serie di misure per le quali noi Sindaci abbiamo indicato lo strumento del Decreto Legge, unico modo per dare tempi certi all’urgenza di sicurezza che quest’ultima violenza ha riportato all’attenzione di tutti. Purtroppo le nostre richieste sono rimaste quasi inascoltate, e abbiamo dovuto assistere impotenti ad una nuova tragedia per vedere muoversi qualcosa. Per questo, perché non si debbano aspettare altre vittime, perché non si debbano subire nuovi abusi, perché non si debbano registrare altre ingiustizie, è venuto il momento di provare un altra strada. Per questo faccio appello a tutti i cittadini, a chi vive nelle piccole come nelle grandi città , a tutti coloro che chiedono quello che spetta loro di diritto: la garanzia della sicurezza. È venuto il momento che gli italiani chiedano direttamente al Governo un impegno preciso e completo, che adotti le misure necessarie a tutelare i cittadini con la stessa solerzia e velocità che è stata mostrata in questi due giorni. È il momento di una nuova mobilitazione. Il 26 marzo di quest’anno scesi in piazza perché così mi chiesero di fare i miei concittadini milanesi. Allora del problema sicurezza nessuno voleva parlare e fummo attaccati e persino derisi.

Oggi, per questo motivo, chiedo a Libero, caro Direttore, di farsi promotore di una forte iniziativa a livello nazionale, raccogliendo le firme di tutti gli italiani che vorranno con questa adesione chiedere al Governo di imboccare immediatamente la strada di provvedimenti strutturati, coerenti, e necessariamente rapidi. Un appello al Governo perché abbandoni la schizofrenia tra un Decreto legge sul potere di espulsione dato ai Prefetti e una politica sull’immigrazione che resta totalmente inadeguata e confusa. Con questa mia firma do la prima adesione all’appello che tu spero vorrai lanciare.

Letizia Moratti Sindaco di Milano