Roma 20 settembre 2005 - Niente rinvii, sia il 3 ottobre la data di avvio dei negoziati perché la Turchia non è un cavallo di Troia. E non nasconde insidie per l’Unione. Il ruolo che ricoprirà sarà piuttosto di ponte tra cultura occidentale e mondo islamico, contribuendo a quella strategia del dialogo in cui l’Italia ha fortemente creduto. Questo, in sintesi, il pensiero dell’ex Ministro agli Affari Esteri attualmente Vice Presidente della Commissione europea, Franco Frattini, in un’intervista esclusiva al più noto giornalista dell’emittente SKY TURK , Dundar Kesapli.
“Credo ”€œsottolinea Frattini " nell’impegno preso in Europa, cioè iniziare il negoziato il prossimo 3 di ottobre, e mi auguro che un rinvio non ci sia’’. L’apertura dei lavori comporterà uno sforzo politico da entrambe le parti. “Si tratta ovviamente ”€œspiega- di un inizio di negoziato, un negoziato che sarà importante, il cui esito positivo dipenderà anche dall’ impegno della Turchia di ottenere tutti risultati che l’Europa chiede”.
L’ingresso in Ue della Turchia ha sollevato non poche polemiche, la Francia ha già espresso il suo No alla carta europea e si è schierata contro un ulteriore allargamento dell’Unione. “Le preoccupazioni emerse ”€œspiega a SkyTurk il vice Presidente- durante la campagna referendaria in Francia dipendono molto da una scarsa informazione. Si pensi piuttosto a quella Turchia che realmente sta facendo dei risultati, importanti anche in termini di riforme. Ci vuole un’ informazione maggiore, ci vuole una comunicazione maggiore”. L’Italia si è dimostrata aperta al dialogo, ne è la prova l’incontro tra il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan, e lo stesso Frattini parla di “un pieno sostegno del governo italiano”. “Incoraggeremo la Turchia a proseguire sulla via delle riforme, già peraltro in atto, la base di partenza c’è, i risultati che noi attendiamo solo molto ambiziosi, ma il primo ministro Erdogan si è impegnato a raggiungere questi obiettivi’’.
L’inizio dei negoziati segna un punto di svolta nella politica comunitaria. “La parola data ”€œdice a Kesapli- deve essere mantenuta. Sarebbe un segnale estremamente negativo per il mondo islamico se qualcosa non funzionasse e se, dopo tante promesse, ritornassimo indietro”.
Il pericolo sottointeso è il conflitto di culture, la guerra di religione. ’’Abbiamo ”€œconclude Frattini- un grandissimo interesse a dimostrare che lo scontro tra la culture e religione lo vogliono solo i terroristi. Noi, al contrario, dobbiamo favorire un incontro, sarà un test per la capacità politica dell’Europa, un segnale positivo se saremo in grado di intensificare questo dialogo.’’
Di Francesco Nessa
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