Bossi: restiamo al governo solo se c’è federalismo

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MILANO -- Umberto Bossi rinvia ogni decisione sulla permanenza della Lega nel governo e nella Casa delle libertà . All’assemblea federale chiamata a Milano a decidere sulla questione dopo le polemiche e gli scontri dei giorni scorsi, il segretario leghista fa approvare una mozione che stabilisce di "mantenere questa assemblea aperta fino alla fine di gennaio quando avremo vinto sul federalismo. Non si voti oggi sulla nostra presenza nel governo".

Secondo Bossi infatti, "non è oggi il momento per operare una simile scelta. Alla fine di gennaio invece potremo prendere atto del comportamento degli attuali alleati sulla riforma federalista. Allora saremo in grado di decidere".

Nel frattempo il movimento si deve impegnare "ad accendere il fuoco del federalismo attraverso manifestazioni in ogni comune della Padania e deve richiamare il patto fondante alla base della nostra libertà : il federalismo".

Il ministro delle Riforme boccia invece una proposta ventilata poco prima da Roberto Maroni e cioè quella di collaborare eventualmente anche con l’opposizione pur di arrivare alla riforma federalista: "Ricordiamoci - sostiene Bossi - che questo governo non ha alternative. Non ce n'è un altro di ricambio".

Nel corso del suo intervento Umberto Bossi aveva prima sottolineato i meriti della maggioranza, pur non risparmiando dure critiche in particolare ai centristi. Duro, il ministro delle Riforme, anche col presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini.

"Dopo l’11 settembre - ha esordito Bossi - nessuno ha fatto una politica migliore del nostro governo. Abbiamo fatto numerose riforme, è mancata quella dello Stato. La mia impressione è che sia prevalsa tra alcuni la volontà di non farla per lasciare Roma padrona".

Bossi ha quindi elencato alcuni degli ostacoli che sarebbero stati frapposti dagli alleati di governo alla politica delle riforme cercando così di rallentare "il processo di cambiamento". A questo si sarebbe aggiunto il tentativo a "fantasticare sul dopo Berlusconi. Questo ha innescato una lotta politica".

Bossi ha quindi accusato in particolare i centristi de l’Udc di aver votato con la sinistra, minando le certezze riformiste della Cdl. "l’Udc ha sostenuto che avrei insultato Casini, ma ho detto la verità sostenendo che stanno tornando il voto segreto e le imboscate da prima Repubblica. Guai a chi tocca Casini - ha insistito Bossi -, evidentemente lui è la Madonna pellegrina".

"Lo stanno beatificando per il dopo Berlusconi, ma le speranze dei centristi non hanno fatto i conti con l’oste, con il Nord, la Padania e forse anche con il resto del paese che aspetta le riforme". Il leader leghista ha invitato quindi ancora il premier a utilizzare più spesso il voto di fiducia, perché "se cadono le riforme cade il governo e si va a nuove elezioni, lasciando fuori dalla coalizione chi non vuole le riforme".

Bossi rinvia quindi tutto al prossimo gennaio, perché per la fine dell’anno si dovrà votare il federalismo e "quel voto sarà il marcatore. Se non ci sarà quel voto avremo la certezza che il federalismo in questa legislatura mancherà e quindi avremo tutto l’interesse a chiuderla nel più breve tempo possibile, per iniziarne una nuova senza gli alleati infidi".

Nel suo intervento all’assemblea federale della Lega Nord a Milano, Umberto Bossi, per spiegare ai militanti la sua situazione all’interno del governo, ha preso in prestito una figura dei cartoni animati, quella del canarino Titti, che deve stare sempre in guardia dagli attacchi di gatto Silvestro.

"c’è in atto un tentativo - ha detto il ministro delle Riforme - di annullare quanto è uscito dal voto popolare per far saltare il patto coi cittadini, per riconsegnare il potere ai vecchi gattopardi. Mi sembra di essere come il canarino Titti che deve evitare il gatto Silvestro, formato prima Repubblica".

Secondo il leader leghista però non bisogna "precipitare le decisioni" e uscire dal governo, "anche perché alla fine poi vince sempre Titti". E ciò nonostante sia in corso un "progetto antiriformista appoggiato da politiche di palazzo: sperano che vinca il partito della bistecca per sostituire Berlusconi e mandare via la Lega. Noi però non dobbiamo temere. Alla fine vince chi crede di più nella vittoria".