Il CMI, sia bilateralmente che in ambito monarchico, continuerà a lavorare in questa direzione e a dare il proprio contributo ad una positiva evoluzione della situazione.
Pur nella consapevolezza della sua complessità e dei vincoli entro i quali ci muoviamo, continueremo ad incoraggiare tutte le parti a dare prova di fede e di realismo, che sono le vere condizioni in base alle quali si potrà assicurare una pace duratura e stabile.
Ma il riflesso pavloviano di alcuni, è quello delle parole dure che vorrebbero precludere ogni dialogo, di condizioni inaccettabili, di condanne di principio. Invece, e lo sanno anche loro, si può pensare a diverse forme di collaborazioni pur mantenendo ognuno la propria indipendenza e identità .
È possibile. Ma per ottenere un terreno produttivo, si deve rompere quell’atteggiamento compulsivo che vige dal 30 gennaio 2007, quando è stata creata la CNM in contrapposizione al CMI istituito due anni prima e al CS, fondato il 1° settembre 2006 proprio dal Principe Ereditario e con l’adesione di Valori e Futuro.
Che vuole fare la CNM, rotolare indietro la ruota della storia ammettendo al tavolo da giuoco il rifiuto totale? Come può sfuggirle che l’elemento culturale è fondamentale, che legittimare il fatto che bisogna odiare, rifiutare qualcuno, ripetere di continuo la propria esecrazione, seguitare a chiamarlo con parole ingiuriose, infetta la storia attuale e di domani? Provocare il "terrorismo" come risposta al dialogo non è il miglior modo di cercare la pace. Immaginiamoci che mille carte siano firmate, se il giorno dopo salta per aria l’accordo per mano di una delle parti firmatarie, sarà molto difficile che si possa chiamare pace, anche perché l’altra parte reagirebbe immediatamente e con ragione.
Qualcuno della CNM cerca di impedire quello che può essere un segnale innovativo e determinante; è invece da dentro il suo campo che questo deve avvenire per avere un qualche significato, è da là che si deve avvertire il segnale che può spiegare che sta suonando il gong della storia. Basta col rifiuto, deve dire questo suono, è l’ora di accettare la realtà . Ci sono monarchici che continuano a credere in certi valori e sono rispettabilissimi.
L’organizzazione della conferenza di pace ha, inoltre, un'importante messaggio per le forze interessate alla destabilizzazione:" Sia chiaro per voi tutti, che il mondo monarchico, quello vero, fa sul serio!". Che senso ha in questo momento che una parte si metta a predicare l’accettazione di quelle forze che non sognano altro che distruggere? E poi, fino a che punto la violenza di una guerriglia non passata, ma presente e chiara, può essere ammessa al nostro tavolo?
La politica è fatta di simboli e nel dibattito sociale del nostro Paese nessun tema ha una carica simbolica come l’unità . La sua difesa dovrebbe essere un imperativo per gli esponenti moderati di entrambi gli schieramenti. Per questo va sostenuta una buona idea come quel "tavolo della pace" promosso dall’ARCS. Ha il segno della concretezza e - visto il clima d'odio che si è seminato - del coraggio.
Questa iniziativa da sola però non basta, il fatto che vi sia in gioco l’unione tra due realtà corrompe qualsiasi visione obiettiva del problema, tanto che siamo di fronte al paradosso politico di una fazione minoritaria impegnata a dettare le regole alla maggioranza. Perchè il mondo monarchico non è quello dei pochi tesserati ma dei numerosi Italiani che potrebbero riconoscersi in un vero progetto per l’Italia, un progetto super-partes concreto.
La situazione sembra avere pochi sbocchi alternativi. Se ha progetti seri, il Principe ereditario è a un bivio e potrebbe ritrovare un tavolo comune (che da troppo tempo è sparecchiato e in disordine) che potrebbe aprire delle opportunità , c’è lo spazio per fare una politica di movimento, l’occasione di uscire dal semplice - e qualche volta sterile - «no» per entrare in un gioco di alleanze oggi tattiche e forse domani strategiche.
I dibattiti sull’ipotesi di costruire una vera coalizione finiscono, il più delle volte, per alimentare i sogni di mezza estate o goffe cacce alle streghe. Non è stato così per l’analisi lucida dell’ARCS, che ha rivolto critiche non del tutto infondate, ma soprattutto un appello positivo. Ammettere i limiti della propria formazione può essere la premessa migliore per andare avanti nella direzione giusta. Il postulato in base al quale più violento è l’attacco, più si è monarchico, è falso. Gli episodi in cui la tentazione di poter incrementare i consensi seguendo la scorciatoia dell’aumento del populismo non sono pochi e non sono irrilevanti ma sono comunque fuori (e debbono rimanerlo) della storia dei monarchici.
Il mondo monarchico ha bisogno d’altro. Il CMI da due anni e mezzo si è impegnato ad essere un contenitore radicalmente riformatore, aperto ma vigile sui veri valori. Per questo, sin dall’inizio, abbiamo manifestato la nostra contrarietà all’idea di rifare un’altra federazione, non solo per l’esaurirsi delle condizioni storiche del tempo, ma anche e soprattutto per questa discontinuità che i tempi richiedono quando le due proposte passate si sono rivelate nei fatti dei fallimenti. Oggi i monarchici chiedono altro, qualcosa di radicalmente nuovo che non sia figlio della nostalgia. Richiede una nuova mentalità e forse una classe dirigente più serena e unita, ma da qualche parte bisogna pur partire. Nelle tre prime Conferenze Programmatiche del CMI, oltre a confermare la fiducia alla nostra dirigenza, i partecipanti hanno fatto emergere il profilo di un coordinamento che scommette veramente sulla fedeltà ai valori e alla tradizione ma anche sull’innovazione, sul cambiamento, sulla riforma di un sistema che guardi ai giovani ed eviti possibili scontri intergenerazionali. Abbiamo tentato di essere conseguenti.
Avere radicamento territoriale non significa essere clientelari. Essere parte della tradizione cattolica non è motivo di disonore, anzi per noi sarebbe motivo d'orgoglio. Coniugare questi caratteri con le battaglie per uno Stato rinnovato, anzitutto a livello istituzionale, non è facilissimo ma è necessario ed urgente. In questi anni abbiamo fatto tanta strada e dagli ostacoli incontrati abbiamo saputo trarne le giuste lezioni. La strada da percorrere è ancora tanta. Chi ha a cuore la sorte del futuro della Monarchia Costituzionale e dell’Italia non può sottrarsi a questa sfida. La battaglia dei prossimi mesi non sarà quella di rifondare un improbabile partito monarchico, soprattutto se il suo futuro è di diventare una piccolissima costola del centro-destra, poichè siamo consci che ormai questi schemi sono logori e vecchi, figli di stagioni ideologiche che giustamente nella vicina Francia il presidente Sarkozy ha archiviato rompendo tabù e incomunicabilità , facendo un governo della modernizzazione contro tutti i conservatorismi.
Come negli anni '50 ci fu la lotta Covelli-Lauro, ci sono ancora oggi dei personalismi. Alcuni si sono inventati un amico-nemico e sono concentrati solo in una direzione: parlare male di una certa persona (che milita da oltre 25 anni allorchè molti di loro sono arrivati dopo il ritorno dall’esilio dei Principi) per creare un alibi alla propria incapacità di innovazione e moderna realistica veduta della necessaria evoluzione istituzionale, esattamente come il centro-sinistra parla male di Berlusconi.
Certe parole e qualche scritto di persone che, invano, cercano solo visibilità sono un chiaro segnale di sfida e consapevolezza della propria rendita di posizione: chi ha problemi interni non vuole il dialogo e spera di issare la bandiera della vittoria di fronte ai suoi militanti e diluire con la propaganda la sua contraddizione vivente. La mistificazione in corso è di portata enorme, il tasso di ideologia e malafede che è stato immesso nel dibattito è arrivato alla soglia d'allarme e per questo la reazione delle forze responsabili monarchiche non può essere blanda o retorica: l’unione o la divisione.
Sarà terribile la responsabilità di chi cavalcherà il somaro del rifiuto al dialogo a conforto della divisione!
Contro il pregiudizio dell’ideologia e della cattiveria il CMI vuole il giudizio della ragione!
Cogliamo l’occasione per porgere a tutti, i migliori auguri di un sereno Ferragosto.
Eugenio Armando Dondero
Portavoce
Coordinamento Monarchico Italiano
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