Roma: Governo Prodi su Ladysilvia; Discorso del Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi tenutosi nella giornata di Giovedì 12 Aprile, per l’insediamento del Presidente della Corte dei Conti Tullio Lazzaro.
Testo integrale: Signor Presidente della Repubblica, Autorità , Signore e Signori,
sono oggi qui per portare il saluto mio e del Governo al nuovo Presidente della Corte nel giorno del suo insediamento.
Nel formulare il più vivo e sentito augurio di un buono e proficuo lavoro al Presidente ed a tutti i Magistrati della Corte, è mio intendimento rammentare l’importanza e l’attualità dell’opera che la Corte svolge nell’esercizio dei suoi compiti istituzionali.
Un organo di controllo che nel tempo ha visto mutare ed accrescere le proprie attribuzioni, ma che ha saputo adeguare le proprie funzioni e la propria stessa struttura alla evoluzione dell’ordinamento pubblico.
Una Istituzione attenta non solo a verificare che l’utilizzo delle risorse che provengono dalla collettività sia rispettoso dei precetti posti dalla legge, ma anche a verificare l’effettivo perseguimento degli obiettivi, in termini di economicità e di efficacia dell’agire delle amministrazioni pubbliche.
In questa prospettiva, il ruolo istituzionale affidato alla Corte dei Conti trova un virtuoso parallelismo nell’azione del Governo, ispirata al rigore economico e che sta consentendo un importante recupero sulla strada del risanamento, del contenimento della spesa pubblica, della riduzione del deficit.
Il precetto costituzionale che pone la Corte a presidio dei conti pubblici e del loro corretto utilizzo è, infatti, elemento essenziale in una prospettiva di buon governo: e per questo forte è stata l’esigenza, in anni di difficile congiuntura economica, di rafforzare gli strumenti di verifica e di controllo della spesa pubblica.
Le riforme dei controlli della Corte dei Conti e delle sue funzioni giurisdizionali sono nate dalle riforme organiche del 1994 e del 1996 ed esprimono, anche nei mutamenti successivi, una costante attenzione del Legislatore e del Governo a che i compiti di istituto potessero essere realizzati al meglio.
In taluni casi si è trattato di misure speciali ed all’apparenza meno coordinate calibrate sull’esigenza di dare un segnale, pur importante, di contenimento di alcune categorie di spesa per lo più discrezionale.
In altri casi, si è dato corso ad interventi organici e di razionalizzazione, finalizzati a perfezionare il sistema dei controlli ed il monitoraggio della spesa, integrando le diverse competenze e responsabilità istituzionali.
Il controllo sulla gestione rappresenta in questo panorama uno dei compiti di maggior rilievo affidato dall’ordinamento alla Corte dei Conti.
Esso è il risultato di una evoluzione dei sistemi istituzionali, le cui origini possono ritrovarsi nel nostro Paese, come in tutti gli Stati moderni, già nell’immediato dopoguerra ed è una attività che esamina gli andamenti generali della finanza pubblica, attraverso l’analisi del rendiconto generale dello Stato e l’espressione di valutazioni sui principali documenti della manovra finanziaria e sulla copertura delle leggi di spesa, sia, sulla base di specifici programmi annuali, le attività e la gestione di tutte le diverse soggettività pubbliche.
La finalità è soprattutto quella di accertare il conseguimento da parte dell’amministrazione degli obiettivi prefissati dalla legge e le caratteristiche poste in essere per realizzarli, con particolare riguardo ai profili dell’efficacia, efficienza ed economicità dell’azione amministrativa.
Una considerazione particolare merita in quest’ottica il controllo effettuato sulla gestione delle autonomie regionali e locali.
Va proprio in questa direzione, a ben vedere, il perfezionamento normativo apportato dall’ultima legge finanziaria che, con il comma 473, ha previsto che i programmi di controllo sulla gestione del bilancio e del patrimonio delle amministrazioni pubbliche non territoriali, nonchè sulle gestioni fuori bilancio e sui fondi di provenienza comunitaria, svolti dalla Corte dei Conti siano stabiliti sulla base delle priorità previamente deliberate dalle Commissioni parlamentari competenti.
La scelta della legge finanziaria afferma, come già avviene nei rapporti con gli enti locali, il valore essenziale di una sinergia tra controllo della Corte ed organi elettivi sottolinea il rapporto di ausiliarietà della Corte dei Conti con il Parlamento, e, attraverso questo, con la collettività rappresentata rendendo evidente una delle finalità preminenti del controllo: garantire la trasparenza della gestione e consentire le istituzionali valutazioni del Parlamento e del corpo elettorale.
Nella stessa prospettiva di evoluzione del ruolo della Corte dei Conti, doveroso è un cenno alle disposizioni contenute nel nuovo titolo V della Costituzione e nella conseguente legge n. 131 del 2003, che amplia e rafforza il controllo, dalla legge stessa definito collaborativo, della Corte nei confronti di Regioni ed enti locali.
Un controllo che è svolto nell’interesse degli enti stessi e che non è, quindi, impeditivo o, come è stato detto, di freno all’azione amministrativa, ma d’impulso, finalizzato a verificarne la correttezza e l’efficacia, ad individuare le principali criticità , suggerendo i rimedi per farvi fronte.
Tempestiva e condivisibile è stata al riguardo la scelta della Corte di istituire al proprio interno una specifica sezione delle autonomie con compiti sia di referto al Parlamento sugli andamenti generali della finanza regionale e locale, sia di promuovere l’auto-coordinamento delle neo istituite sezioni regionali.
La Corte dei Conti da oltre centoquarant’anni, esercita i suoi compiti di controllo e giurisdizionali: è un ente che ha dato e che ancora può dare molto al Paese.
Talvolta le viene imputato un eccesso di rigore formale.
Tengo ad evidenziare che il rigore, a prescindere dalla patologia del formalismo privo di contenuto e costrutto, è invece un essenziale valore da salvaguardare e promuovere.
È un valore che certamente la Corte esercita quando è chiamata a perseguire la responsabilità amministrativa e contabile. E lo è pure quando svolge la salutare azione di controllo sulla gestione delle amministrazioni pubbliche.
Nel settore del controllo, peraltro, l’evoluzione subita dall’ordinamento pretende oggi, in chi è chiamato ad esercitare un’attività tra le più difficili la conoscenza profonda non solo delle scienze giuridiche, ma anche di quelle economiche, statistiche ed aziendalistiche.
Per corrispondere al meglio ai nuovi compiti cui è chiamata dall’Ordinamento, la Corte dovrà essere sempre più dotata di nuove capacità e competenze, con professionalità di tipo economico e finanziario, tali da “creare valore” nell’intero sistema istituzionale.
Competenze indispensabili nell’esercizio del controllo di gestione, al fine di migliorare la qualità e l’efficacia dell’azione amministrativa.
In questa prospettiva, la Corte dei Conti è chiamata a contribuire, con la sua esperienza e i suoi nuovi e accresciuti saperi, al disegno di modernizzazione anche tecnologica dell’amministrazione.
Una modernizzazione che fa parte degli obiettivi fondamentali del programma di Governo ed uno degli assi prioritari della sua azione da realizzare anche attraverso una più stretta integrazione tra pianificazione strategica e pianificazione finanziaria, che garantisca altresì l’utilizzo trasparente delle risorse pubbliche.
In proposito, ricordo che di recente il Governo ha definito in una direttiva gli obiettivi strategici di modernizzazione del Paese. Spetta ora alla Pubblica Amministrazione provvedere alla loro attuazione improntando la propria attività a canoni di efficienza ed efficacia e di rispetto dell’etica pubblica.
La Pubblica Amministrazione deve perciò guardare alla Corte dei Conti non come a un temibile e talora “ottuso” guardiano, ma piuttosto come a un prezioso organo di consulenza e di collaborazione, anche quando esprime giudizi severi sull’organizzazione o sull’azione amministrativa.
Il Governo avverte la responsabilità istituzionale di saper ascoltare le sempre puntuali riflessioni della Corte che giungono a sostegno della sua funzione di indirizzo politico-amministrativo e di iniziativa legislativa.
Anche le funzioni giurisdizionali della Corte dei Conti sono state oggetto in quest’ultimo decennio di sensibili modificazioni.
Grande è stato l’impegno degli organi giudicanti e requirenti dell’Istituto che, nella loro stragrande maggioranza, hanno dato e danno equilibrata e saggia attuazione ai precetti posti dalla legge, per far si che il timore della responsabilità erariale non si traduca nell’immobilismo degli amministratori, con pregiudizio grave al buon andamento dell’agire pubblico.
Anche in questo delicato settore, tuttavia, molto ancora può essere fatto.
Penso in primo luogo alla urgenza dell’adozione di un nuovo regolamento di procedura, quello vigente risale addirittura al 1933, in relazione anche ad esigenze di parallelismi con il “giusto processo”; penso, inoltre, alla necessità di un processo riformatore che dia effettività ancora maggiore alle pronunce del giudice contabile attraverso, ad esempio, il rafforzamento di meccanismi sanzionatori di natura non necessariamente patrimoniale.
La Corte dei conti è chiamata a nuove sfide: soprattutto a seguito della riforma costituzionale del 2001 il suo contributo è decisivo per la modernizzazione degli apparati pubblici e del Paese nel suo insieme.
Per questo, il mio augurio e quello di tutto il Governo al Presidente ed a tutti i magistrati della Corte è che essa possa svolgere la sua missione sempre al meglio ed in condizioni di piena integrazione e sinergia con il Parlamento, il Governo e le autonomie.
Presidente Tullio Lazzaro: la Sua storia nella Corte dei conti e nelle Istituzioni è una ulteriore garanzia di successo per l’azione che Lei svolgerà alla guida dell’Istituto.
Buon lavoro, Presidente.
LA REDAZIONE Ladysilvia
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