Il giorno dopo lo «strappo» della Confindustria con il governo, Silvio Berlusconi decide di rispondere con lo stile che gli è più consono: quello dell’imprenditore. Quindi con «concretezza», «pragmatismo», minimizza le critiche del presidente degli industriali D'Amato - «una protesta fisiologica, fanno il loro mestiere» - e cerca invece di stanare l’opposizione con un'offerta di dialogo. Così getta il cuore oltre l’ostacolo e ammette: «Calmiamoci tutti, forse anche noi esageriamo». Il messaggio è chiaro: «Mettiamo da parte il catastrofismo nazionale e lavoriamo per quattro anni insieme, come vogliono i nostri cittadini».
Ma per chiarire che non si tratta del discorso di un premier messo alle corde dalle parti sociali, il Cavaliere ricorda di essere sempre lui a dettare le condizioni: «Questo governo non cadrà , perché il presidente del Consiglio non consentirà che ciò accada».
Dopo lo choc per le accuse da viale dell’Astronomia, Berlusconi non ci sta a farsi mettere in un angolo e invoca «concordia».
Lo fa dalla Sicilia, durante una di quelle visite che più gli piacciono, l’inaugurazione di una condottura realizzata a tempo di record per dare acqua alla sete di Palermo. Un «fatto simbolico», per dimostrare che utilizzando il metodo giusto - in questo caso un comissario delegato con poteri speciali, il prefetto Profili - tutto si può fare. Attorno al presidente, oltre al sottosegretario Paolo Bonaiuti, gli uomini di governo siciliani, cioè i ministri Stefania Prestigiacomo (Pari Oppurtunità ), Enrico La Loggia (Affari regionali) e il viceministro Gianfranco Miccichè.
E poi le istituzioni locali, con il sindaco di Palermo Diego Cammarata, il presidente della Regione Totò Cuffaro (che si riceve un complimento dal Cavaliere per qualche chilo in meno, «vedo giacca ridondante e linea discendente») e quello della Provincia, Francesco Musotto: tutti in piedi, assiepati nella stazione della Polizia Stradale di Buonfornello per una conferenza stampa al volo, tra un elicottero e l’altro, giusto in tempo per i tg della sera. Più defilato, c’è un ex ministro reduce da una «full immersion» con il premier di due giorni, prima a Villa Certosa e poi in Sicilia: un Claudio Scajola sorridente e a suo agio, che potrebbe prepararsi a rientrare non in Forza Italia ma al governo, per l’eventuale «rimpasto» di primavera.
Nei suoi venti minuti di discorso però il Cavaliere non parla di un Berlusconi-bis o di altre «fandonie» del genere, ma cerca di dare un segnale di saldezza, come interpreta il portavoce Bonaiuti, «da una posizione di forza», perché non ci sono alternative a questa maggioranza. E Berlusconi è pronto a fare la sua parte. «Nessuno nasce imparatato presidente del Consiglio», ammette con inconsueta modestia, ma aggiunge: «Ora lo faccio meglio di un anno fa». Così, «con il pieno accordo» del ministro alle Infrastrutture Pietro Lunardi - «è un amico, macchè commissariamento» - annuncia che porrà mano personalmente alle opere pubbliche, almeno una volta alla settimana.
Se non è un nuovo «interim», poco ci manca (anche se lo stesso Lunardi in serata afferma che «il suo supporto sarà fondamentale per riuscire a portare avanti meglio tutte le grandi opere che sono nel nostro programma»). Poi Berlusconi precisa che il suo nuovo impegno partirà entro il mese di ottobre, quando avrà «più tempo, perché avrò trovato il nuovo ministro degli Esteri».
c’è poi il capitolo Finanziaria, il più delicato. Ma il piano di lavoro è già pronto. Tutto si concluderà lunedì 30 settembre, al mattino, quando il Consiglio dei ministri varerà il documento economico. Il giorno dopo, il ministro Tremonti lo presenterà al Quirinale. Se Berlusconi taglia corto sulle voci di un arrivo di Fazio al superministero dell’Economia - «sfiducia per Tremonti? ma quando mai» - avverte però gli alleati che nel weekend gli uffici di via XX settembre preparanno soltanto una «bozza» di Finanziaria, che martedì sarà vagliata nel vertice della Cdl, con varie «opzioni»: dunque, non un documento «blindato» come è stato per il decreto fiscale dell’altro giorno. E la «regia» del vertice, precisa, sarà tutta del premier.
Sul decreto, Berlusconi difende l’operato del governo e alla Confindustria dice: «Accettiamo la protesta, gli imprenditori difendono i loro interessi. Qualcuno bisgona pure toccare». Per poi definire - sul bonus fiscale per le nuove assunzioni definisce - «risibili» le loro perdite: «Giusto gli interessi su un milione e 250 mila lire per ogni assunto, che comunque riceveranno dal primo gennaio 2003». Dunque, «fiducia» è la parola d'ordine, «perché è nostro dovere», come fatto tutti i governo d'Europa. Quanto alla crisi, Berlusconi ripete che l’avvento dell’euro (con gli arrotondamenti e il blocco degli acquisti d'impulso), l’11 settembre, il crollo delle borse («anche io ho dovuto rinunciare ad un acquisto importante per le perdite») hanno creato nuove condizioni non previste, ma conclude: «l’economia è sana».
di Gigi Padovani
inviato a SCILLATO (Palermo)
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