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Agosto
06 2022

ORA IL TEMPO DEL TEATRO La Stagione 2022|2023 del Teatro Menotti Filippo Perego

La Stagione 2022|2023 del Teatro Menotti Filippo Perego con 24 titoli tra produzioni e spettacoli ospiti, 7 PRIME NAZIONALI, 4 PRIME MILANESI per oltre 200 alzate di sipario.
ORA
IL TEMPO DEL TEATRO
La proposta del Teatro Menotti per la stagione 2022/2023 si presenta particolarmente ampia e complessa. Linguaggi, temi, contenuti, esperienze differenti tra incontri, scontri e digressioni per un viaggio lungo la rotta ancora accidentata, ma obbligata di un ritorno a quella “straordinaria” normalità che appartiene al nostro lavoro. Non ripartenza, ma riconquista di quel ruolo, mai perduto, ma sospeso e limitato, che il teatro deve conservare ed alimentare in quel suo continuo oscillare tra il tempo da misurare e lo spazio da abitare, la provocazione sul presente, lo sguardo verso il futuro, la memoria del passato.

Il Teatro Menotti in questa lunga stagione 22/23 prova a farsi contenitore emblematico di tutto questo, nella necessità di offrire finalmente al nostro pubblico e a noi stessi le tante occasioni annullate, i progetti non portati a termine, quelli non ancora pensati. E così abbiamo fatto, alzando l’asticella delle possibilità, cercando modalità e partner per costruire la sostenibilità di un progetto molto ambizioso, ma urgente e inderogabile proprio “ora”. Il tempo del teatro.
Emilio Russo

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Tempo di teatro per Peter Stein ancora alle prese con il teatro della “minaccia” di Harold Pinter, di cui dirigerà IL COMPLEANNO per una nostra produzione che ha raccolto adesioni importanti come il TEATRO STABILE DEL VENETO e VIOLA PRODUZIONI di Roma. Lo spettacolo che debutterà in Prima Nazionale al Teatro Menotti sarà impegnato in una lunga tournée nei maggiori teatri italiani.

Tempo di teatro per un’altra prima nazionale, ovvero la versione essenziale e originale de IL GIARDINO DEI CILIEGI di ANTON CECHOV per la regia di Rosario Lisma anche interprete assieme a un cast di qualità, spessore e sensibilità. Il nostro progetto del “giardino” è realizzato in co-produzione con Teatro Nazionale di Genova e Viola Produzioni.

Tempo di teatro totale con compagnie internazionali che miscelano linguaggi ed emozioni per spettacoli di impatto visivo e poetico per un “cartellone” nel cartellone con la visionarietà di NoGRAVITY e il loro nuovissimo EXODUS, l’intensa delicatezza di BIANCO SU BIANCO di Daniele Finzi Pasca, la novità in prima nazionale di HOKUSPOKUS degli incredibili Familie Floez, il talento e la comicità del più grande clown del mondo, ovvero David Larible che ritorna al Menotti, ancora in prima nazionale, con IL DESTINO DI CLOWN, la magia circense e contemporanea di Cirko Vertigo e BlucinQue .

Tempo di teatro con un percorso nella drammaturgia contemporanea che incrocia autori di nazionalità diverse, ma con il comune denominatore della capacità di decifrare il tempo presente, i disagi e le miserie umane, come Pascal Rambert e il suo SORELLE, sull’impossibilità dei rapporti familiari, oppure il lancinante e grottesco ritratto di JACKIE del premio Nobel Elfriede Jelinek e la versione teatrale del capolavoro di Stephen King MISERY, firmato dallo sceneggiatore dell’omonimo film, il pluripremiato William Goldman (premio oscar per Butch Cassidy). Ancora storie contemporanee come quelle di METTICI LA MANO di Maurizio De Giovanni, spin-off firmato dallo stesso autore della fortunata serie letteraria e televisiva del Commissario Ricciardi, di POSSIAMO SALVARE IL MONDO PRIMA DI CENA, versione autorizzata dall’autore dell’omonimo romanzo ambientalista best-seller di Jonathan Safran Foer per finire con VARIAZIONI ENIGMATICHE di Eric Emmanuel Schmitt interpretato dall’immenso Glauco Mauri.

Ma è anche tempo di teatro per rendere omaggio a due tra le voci più alte degli ultimi cinquanta anni come Giorgio Gaber e Pier Paolo Pasolini. Del primo ricorre il ventennale della sua insopportabile scomparsa e in accordo con la Fondazione Giorgio Gaber presenteremo due spettacoli del suo Teatro Canzone. La ripresa per il terzo anno consecutivo di FAR FINTA DI ESSERE SANI, (spettacolo vincitore del Premio Franco Enriquez 2022) anche in tournée nazionale e la novità (maggio 2023) LIBERTÀ OBBLIGATORIA, forse il testo di Gaber Luporini più attuale e urgente. Del secondo ricorre il centenario della nascita, che il Teatro Menotti celebra con una proposta articolata che prevede lo spettacolo CORPO ERETICO di e con Marco Baliani ed ALÌ DAGLI OCCHI AZZURRI, narrazione tra parola, musica e danza del suo straordinario poema profetico, oltre una serie di attività collaterali sulla figura e l’opera pasoliniana.

Tempo di teatro e tempo di musica per COSÌ FAN TUTTE di Mozart che Mario Tronco dell’Orchestra di Piazza Vittorio ha riscritto per le EBBANESIS, un duo al femminile dal talento canoro e attoriale straordinario che incarnerà tutti i personaggi dell’opera. Lo spettacolo è una nostra produzione in collaborazione con Teatro Nest e sarà impegnato in tour nazionale.

Tempo di teatro e tempo di ritorno al Teatro Menotti per SAVERIO LA RUINA che ha scelto Milano per il debutto nazionale del suo nuovissimo VIA DEL POPOLO e per la straordinaria LINA SASTRI e la sua narrazione passionale e intensa di MADDALENA, tratta da Fuochi, il capolavoro della Yourcenar.

STAGIONE 2022 | 2023

27 settembre | 9 ottobre

PRIMA MILANESE

Produzione Compagnia Danza Emiliano Pellisari Studio |OSPITALITÀ

EXODUS

Compagnia NoGravity

13 | 16 ottobre

Produzione Tieffe Teatro Milano/CMC Nidodiragno Produzioni | PRODUZIONE

JACKIE

Romina Mondello

18 | 23 ottobre

PRIMA MILANESE

Produzione Tieffe Teatro Milano |PRODUZIONE

EINSTEIN & ME

Gabriella Greison

27 ottobre | 13 novembre

PRIMA NAZIONALE

Produzione Tieffe Teatro Milano/TSV-Teatro Nazionale/Viola Produzioni srl |PRODUZIONE

IL COMPLEANNO

Peter Stein

15 | 20 novembre

Produzione Tieffe Teatro Milano |PRODUZIONE

POSSIAMO SALVARE IL MONDO PRIMA DI CENA

Collettivo Menotti

22 novembre | 27 novembre

PRIMA MILANESE

Fondazione Teatro Due, Teatro Nazionale di Genova| OSPITALITÀ

MISERY

Arianna Scommegna, Carlo Orlando e Aldo Ottobrino

29 novembre | 2 dicembre

Produzione Tieffe Teatro Milano in collaborazione con Artemis Danza| PRODUZIONE

ALÌ DAGLI OCCHI AZZURRI

Artemis Danza, Chiara Tomei e Claudio Pellegrini

3 | 4 dicembre

PRIMA NAZIONALE

Produzione Casa Degli Alfieri |OSPITALITÀ

CORPO ERETICO

Marco Baliani

6 | 11 dicembre

PRIMA NAZIONALE

Produzione Scena Verticale |OSPITALITÀ

VIA DEL POPOLO

Saverio La Ruina

13 | 30 dicembre

Produzione Tieffe Teatro Milano/Viola Produzioni srl

in collaborazione con Fondazione Giorgio Gaber | PRODUZIONE

FAR FINTA DI ESSERE SANI

Andrea Mirò, Enrico Ballardini e Musica da Ripostiglio

5 | 8 gennaio

PRIMA NAZIONALE

Produzione Eva Manzato | OSPITALITÀ

DESTINO DI CLOWN

David Larible

10 | 15 gennaio

PRIMA NAZIONALE

Produzione Familie Flöz / Theaterhaus Stuttgart/ Theater Duisburg | OSPITALITÀ

HOKUSPOKUS

Familie Flöz

18 | 22 gennaio

Produzione TPE - Teatro Piemonte Europa e FOG Triennale Milano Performing Arts |OSPITALITÀ

SORELLE

Sara Bertelà e Anna Della Rosa

24 | 29 gennaio

Produzione ABC Produzioni e ATA Carlentini | OSPITALITÀ

UNO, NESSUNO E CENTOMILA

Pippo Pattavina, Marianella Bargilli

8 | 26 febbraio

PRIMA NAZIONALE

Produzione Tieffe Teatro Milano/Teatro Nazionale Genova/Viola Produzioni srl | PRODUZIONE

IL GIARDINO DEI CILIEGI

Milvia Marigliano, Rosario Lisma

28 febbraio | 5 marzo

Produzione Tradizione e Turismo/Centro di produzione teatrale | OSPITALITÀ

MARIA MADDALENA

Lina Sastri


7 | 12 marzo

PRIMA MILANESE

Produzione Tieffe Teatro Milano, Teatro Nest in collaborazione con Mario Tronco | PRODUZIONE

COSÌ FAN TUTTE

Le Ebbanesis

16 |19 marzo

Produzione Compagnia Finzi Pasca | OSPITALITÀ

in co-produzione con Teatro Sociale Bellinzona–Bellinzona TeatroMaison de la culture de Nevers et de la NièvreL’Odyssée-Scène conventionnée de Périgueux

BIANCO SU BIANCO

Compagnia Finzi Pasca

21 | 22 marzo

Produzione Teatri di Bari | Kismet | OSPITALITÀ

ANFITRIONE

Teresa Lodovico

23 marzo |2 aprile

Produzione Diana Or.i.s | OSPITALITÀ

METTICI LA MANO

Antonio Milo, Adriano Falivene ed Elisabetta Mirra

12 |16 aprile

Produzione Cinque in coproduzione con Fondazione Cirko Vertigo |OSPITALITÀ

VERTIGINE DI GIULIETTA

Compagnia BlucinQue

18 | 23 APRILE

Produzione Compagnia Mauri Sturno |OSPITALITÀ

VARIAZIONI ENIGMATICHE

Glauco Mauri e Roberto Sturno

3 | 7 maggio

Produzione Slow Machine |OSPITALITÀ

con il sostegno di Fondazione Teatri delle Dolomiti, FUNDER 35, Fondazione Cariverona

NOTTI

Elena Strada, Ruggero Franceschini, Alberto Baraghini

16|28 maggio

PRIMA NAZIONALE

Produzione Tieffe Teatro Milano |PRODUZIONE

in collaborazione con Fondazione Giorgio Gaber

LIBERTÀ OBBLIGATORIA

Andrea Mirò e Musica da Ripostiglio

LE PRODUZIONI

13 | 16 ottobre

ROMINA MONDELLO

JACKIE

Produzione Tieffe Teatro Milano/Cmc Nidodiragno Produzioni

Di Elfriede Jelinek

Traduzione Luigi Reitani/Werner Waas

Regia Emilio Russo

Assistenti alla regia Claudia Donadoni e Federica Finotti

Musiche e suoni Andrea Salvadori

Disegno luci Andrea Violato

Video Marco Schiavoni

Costumi Pamela Aicardi

Realizzazione costumi Lara Frio

Manichini Raffaella Montaldo

Elementi scenici Jessica Koba

Movimenti coreografici Artemis Danza - Monica Casadei Assistente Mattia Molini

Progetto sostenuto da Next – Laboratorio delle Idee edizione 2021

Scritto nel 2002, due anni prima di ricevere il Nobel per la letteratura, il testo teatrale di Elfriede Jelinek mette al centro della sua “indagine” un personaggio controverso e, per molti versi inafferrabile, come Jacqueline Lee Kennedy Onassis, nata Bouvier. Jackie, appunto.

Protagonista di una narrazione, dove diventa testimone a tratti feroce di un’epoca dove il “sogno americano” di democrazia e pace “un po’ alla buona” era governato dal potere di una famiglia che offuscava con il bianco splendente di sorrisi patinati, abiti e gioielli, figli biondi e felici, una trama fatta di segreti, malattie, sesso, alcol e droga e morte. Però i miti restano miti. E Jackie lì resta. E la Jelinek la vede ora e forse per sempre in un altrove, che non è più la vita, dalla quale si è già congedata, ma nemmeno un aldilà, così come lo immaginiamo. Probabilmente è il paradiso o l’inferno in cui lei continua ad esistere nell’epoca della comunicazione di massa. D’altronde quest’epoca è nata con lei.

Colpisce l’utilizzo del tempo presente nella narrazione, come se Jackie potesse permettersi di vivere il tempo in maniera orizzontale e i fatti come se lei fosse lì in quel momento. Infatti, il tempo continua ad esistere anche nel passato e si fa beffe di noi, del nostro presente, figuriamoci del futuro. Colpisce l’ossessione dell’autrice e del personaggio sull’immagine dei sedili posteriori della limousine presidenziale nel momento dell’omicidio di Dallas, forse il fotogramma più famoso della storia. Jackie dice che con quello sparo è finito tutto questo, anzi tutto è iniziato da quello sparo. Nell’unica didascalia la Jelinek invita a pensare al famoso tailleur rosa indossato a Dallas. L’altra ossessione è quella dei suoi “troppi” abiti, della “troppa” carne di Marylin, del “troppo” sesso di Kennedy. Il suo racconto è in apparenza privo di morale e di giudizio, quasi leggero, ma in realtà si sente tutto il peso della sua vita, dei suoi morti, dei tradimenti, della sua stanchezza, del suo essere icona per le edicole dei giornali (cosa a cui non si ribella affatto).

Alla fine, cosa è Jackie? Sicuramente una prova straordinaria per ROMINA MONDELLO attrice di grazia, forza e spessore. Sicuramente una scrittura moderna e originale per un personaggio controverso e scontornato. Sicuramente una storia, anzi più storie (almeno tre, Jackie, Jack Kennedy, Marylin) viste da un’angolazione inaspettata. Sicuramente molte domande.

18 | 23 ottobre

GABRIELLA GREISON

EINSTEIN & ME

La storia d'amore che ha rivoluzionato la fisica e il mondo

Produzione Tieffe Teatro Milano

Di e con Gabriella Greison

Con la voce di Giancarlo Giannini nei panni di Albert Einstein

In questo monologo teatrale Gabriella Greison interpreta Mileva Maric, fisica, prima moglie di Albert Einstein e madre dei suoi figli. Il monologo è tratto dal romanzo “Einstein e io”, edito da Salani, uscito nel 2018, scritto dalla stessa Greison. “Einstein & me” è un viaggio nella vita di Albert Einstein attraverso gli occhi di una donna che è stata fondamentale per la sua crescita e per l'attualissima battaglia dell'affermazione femminile in campo scientifico. I due si sono conosciuti tra i banchi di scuola, al Politecnico di Zurigo nel 1896 e per oltre vent'anni hanno vissuto insieme. Anni fondamentali per Einstein e per la storia della fisica, dalla formulazione della teoria della relatività ristretta (con la famosa formula E=mc²) alle basi per la teoria quantistica.

Una vita vissuta in simbiosi, che ha permesso ad entrambi di crescere e creare, tra lezioni all'università, lunghe camminate in montagna, esami, soste ai tavolini del Café Metropole, laboratori di fisica, salotti, figli, e battaglie contro gli stereotipi e i luoghi comuni a cui una donna doveva sottostare in una società come quella di inizi '900. Chiunque può identificarsi nelle vicende evocate nel monologo, metafora bellissima per tutti, delle piccole azioni che compiamo ogni giorno, dei grandi progetti, dei cambiamenti, degli opposti che inevitabilmente si attraggono, delle speranze e dei diritti. Chiunque sia mosso dalla ricerca affannosa verso la conoscenza e la realizzazione dei propri sogni.

Gabriella Greison intesse un monologo in cui le sue ricerche vanno a sdoganare le false voci le voci su Mileva, regalandole una vita diversa e molto attuale. Le quattro stagioni si alternano nella vita di Mileva, esattamente come accade nella vita di ciascuno di noi. Racconta Greison: “L'idea di approfondire questa nuova visione della vita di Albert Einstein, dal punto di vista femminile della moglie, nasce dalla mia esigenza di avere nuove forme di confronto e stimolo. Un tempo i biografi di Einstein sono stati tutti uomini, ed è per questo che l'immagine di Mileva ci è arrivata distorta. Oggi Mileva è una di noi, modernissima, indipendente, sicura, che non si fa certo scrupolo nel rifiutare situazioni che le vanno strette. Nel mio lavoro non si fa cenno a polemiche sui lavori di Albert Einstein, e all'attribuzione degli stessi, che sono sempre stati e sempre lo saranno di Einstein stesso, essendo lui stato un genio assoluto; ma si descrive con i termini di oggi, la personalità, la mente e la natura di una donna che potrebbe essere una di noi, il cui percorso è stato oscurato da una società che mal tollerava le diversità ed era arroccata su vecchi concetti di appartenenza. Il finale è un viaggio nel futuro, ancora aperto, ancora da scrivere”. La stessa Greison ha portato nel 2018 al Politecnico di Zurigo una domanda per l'attribuzione di una laurea postuma a Mileva Maric, domanda che è stata all'inizio rifiutata, mentre ora, ai giorni nostri, nel 2022, con il cambio di rettorato, è al vaglio della nuova commissione.

27 ottobre | 13 novembre

PETER STEIN

IL COMPLEANNO

(The Birthday Party)

Produzione Tieffe Teatro Milano/TSV-Teatro Nazionale/Viola Produzioni srl

Di Harold Pinter

Traduzione di Alessandra Serra

Regia di Peter Stein

Assistente alla regia Carlo Bellamio

Scene Ferdinand Woegerbauer

Costumi Anna Maria Heinreich

Luci Andrea Violato

Assistente alla produzione Cecilia Negro

Con

MEG Maddalena Crippa

STANLEY Alessandro Averone

GOLDBERG Gianluigi Fogacci

PETEY Fernando Maraghini

MC CANN Alessandro Sampaoli

LULU Elisa Scatigno

Il Compleanno è stato messo in scena per la prima volta il 28 aprile 1958 all’Arts Theatre di Cambridge e diretta da Peter Wood, è una delle pièce più apprezzate e rappresentate di Harold Pinter che la scrisse a soli 27 anni, influenzato dal teatro dell’assurdo di Samuel Beckett e dalla lettura del Processo di Franz Kafka, di cui lo stesso Pinter realizzò nel 1993 una sceneggiatura cinematografica.

La vicenda di Compleanno parte da una situazione apparentemente innocua per poi sfociare nell’inverosimile per via dei suoi personaggi. Individui paurosi, isolati dal mondo in uno spazio ristretto, infelici ma al sicuro. Fintantoché non arriva qualcosa o qualcuno, a scuotere il loro pertugio e a rappresentare una minaccia, un teatro che mette in scena individui soffocati dalla repressione, spesso neanche consapevoli della loro condizione, anzi convinti di essere in effetti uomini totalmente liberi.

Peter Stein riprende dopo la sua fortunata edizione di RITORNO A CASA il suo personale viaggio nella straordinaria drammaturgia pinteriana e lo fa ancora con un testo giovanile del grande autore inglese e ancora con una cosiddetta "commedia della minaccia", ovvero una commedia dall'inizio apparentemente normale che evolve in situazioni assurde, ostili o minacciose. In scena alcuni dei suoi attori più “fedeli” come Maddalena Crippa, Alessandro Averone e Gianluigi Fogacci per uno spettacolo il cui debutto è previsto per ottobre 2022.

Per Tieffe Teatro è ancora una straordinaria occasione di collaborare con uno dei più grandi registi contemporanei dopo l’avventura meravigliosa de I DEMONI (2010) e la sua tournée internazionale.

I 63 anni che sono passati dalla creazione del “Compleanno” di Harold Pinter non hanno tolto niente del suo effetto enigmatico ed inquietante.

Un tipo perdente con un passato non molto chiaro è raggiunto da questo passato, messo sotto terrore e con forza cambiato in un uomo che segue rigorosamente le regole ferree della vita quotidiana.

L’atmosfera di una minaccia continua non smette mai - come nella vita di tutti noi – di dominare qualsiasi azione, La domanda: chi siamo noi? Alla quale non possiamo mai rispondere perché una falsa o oscura memoria si mischia con la nostra voglia di metterci in scena, sta al centro di questo compleanno d’orrore.

Peter Stein

15 | 20 novembre

COLLETTIVO MENOTTI

POSSIAMO SALVARE IL MONDO PRIMA DI CENA

Adattato da: WE ARE THE WEATHER di Jonathan Safran Foer

Produzione Tieffe Teatro Milano

Versione teatrale e regia Emilio Russo

Costumi Pamela Aicardi

Con Collettivo Menotti Enrico Ballardini, Nicolas Errico, Helena Hellwig, Claudio Pellegrini, Giulia Perosa, Chiara Tomei

Jonathan Safran Foer nel suo romanzo-saggio racconta, con straordinario impatto emotivo, la crisi climatica del nostro pianeta e lo fa alternando in modo originale storie di famiglia, ricordi personali, episodi biblici, dati scientifici e suggestioni futuristiche che saranno portate in scena dalla giovane compagnia Collettivo Menotti.

Una storia non facile da raccontare, un argomento che scuote gli animi, parole e musica potenti, capaci di accompagnare lo spettatore in un viaggio in cui la scienza lascerà il posto alle emozioni.

La nostra versione teatrale costruisce una narrazione all’interno di un loft coabitato da giovani attivisti, studenti, musicisti, dove i temi ambientali si trasformano, da noiosi elementi di una discussione oramai un po’ stanca, in materia incandescente con cui fare i conti qui ed ora. Una sorta di presa di coscienza tra accenti passionali e ombre paurose di un futuro che non è poi così lontano come ci illudiamo di credere. Gli abitanti di quella casa - metafora dell’abitare insieme - ognuno con il proprio bagaglio di vita e di ricordi, si trasformano in un collettivo di lotta e di consapevolezza in grado di indicare e proporre ad alta voce la strada per l’uscita. Ovvero quella solita, quella dei loro padri, quella dei padri dei loro padri, quella forse che ci ha guidato sin dall’inizio della nostra esperienza di vita su questo fragile pianeta, quella che ci fa capire che solo stando insieme possiamo salvare il mondo prima di cena.

29 novembre | 2 dicembre

ARTEMIS DANZA, CHIARA TOMEI E CLAUDIO PELLEGRINI

ALÌ DAGLI OCCHI AZZURRI

Profezie di Pier Paolo Pasolini

Produzione Tieffe Teatro Milano in collaborazione con Artemis Danza

Adattamento drammaturgico Emilio Russo

Con Chiara Tomei e Claudio Pellegrini

Danzatori Mattia Molini e Michelle Atoe

Coreografia Monica Casadei

Regia Emilio Russo e Monica Casadei

Progetto cross-over tra parola, musica e movimento, per un omaggio al centenario di Pier Paolo Pasolini anticonvenzionale e anti-celebrativo. Alì dagli occhi azzurri, uno dei capolavori più controversi e più visionari della letteratura poetica del 900, è la profezia poetica, onirica e mistica di Pasolini che anticipa di un trentennio l’incontro/scontro tra le culture a seguito delle grandi invasioni di massa da un sud del mondo che invade un altro sud, quello di un’Italia rurale che si atteggia a diventare industriale e cittadina.

Pasolini lancia il suo sguardo lancinante su un futuro che non può ancora conoscere e non conoscerà, ma di cui vede gli indizi e li trasforma tra pietas e violenza. Agli inizi degli anni ‘60, quando l’emigrazione italiana del dopoguerra verso l’estero raggiungeva il suo massimo livello, nessuno si sarebbe immaginato un’Italia paese di immigrazione meta di un Boat people tragico. Pasolini fu l’unico ad avere questo “fiuto sociologico”.

Lo spettacolo mette in relazione la parola, il movimento e la musica per un percorso emozionale e commovente che si rivolge al tempo presente e a quella incapacità di trovare un incontro tra le culture e le abitudini dei tanti mondi che la storia porta necessariamente e meravigliosamente a condividere tra di loro. Un incontro necessario, ma ancora fin troppo rinviato. La seconda parte è dedicata all’impegno civile di Pasolini. Ancora profetiche le sue parole, questa volta non sono rivolte agli Alì che sbarcheranno, ma al potere corrotto e incompetente del nostro paese che negli anni ‘70 era devastato dagli attentati e dall’impunità di mandanti ed esecutori. Con “Io so” il poeta e l’intellettuale, a nemmeno un anno dalla scomparsa, si scaglia senza deroghe e pudore contro i colpevoli e tutti gli altri che come lui sanno, mettendoli in guardia e invitandoli a parlare, perché il silenzio di chi sa non potrà durare troppo a lungo. Pasolini non fece in tempo a vedere realizzate le sue visioni, ma la sua voce alta, lucida, visionaria e potente ci manca sempre di più in mezzo al chiacchiericcio sterile, sommesso e ondivago di questo tempo.13 | 30 dicembre

ANDREA MIRÒ

FAR FINTA DI ESSERE SANI

Produzione Tieffe Teatro Milano/ Viola Produzioni srl

In collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber

Di Giorgio Gaber e Sandro Luporini

Adattamento e regia Emilio Russo

Costumi: Pamela Aicardi

Luci Andrea Violato

Con Andrea Mirò, Enrico Ballardini e Musica da Ripostiglio

Progetto sostenuto da NEXT – Laboratorio delle Idee edizione 2020

Spettacolo vincitore del Premio Franco Enriquez 2022

Sono passati quasi 50 anni, sono tanti. Stupisce e rincuora il fatto che Gaber sia riuscito ad anticipare i tempi. A scrivere la storia prim’ancora che questa fosse presente: terribilmente d’attualità, del resto lui era capace di raccontare la realtà come pochi al mondo, ma – allo stesso tempo – di andare oltre. In Far finta di essere sani tutto questo è ancora più evidente seguendo il filo rosso di canzoni e monologhi dalla tematica certa e forte e ci piace molto l’idea e la possibilità di raccontarlo oggi.

L’ironia si fa più dominante e a volte anche un po’ più aggressiva. Il tema che già trapelava negli spettacoli precedenti è quasi esclusivamente quello dell’“interezza”. 

Pare che l’uomo attraversi una fase un po’ schizoide dove a volte il proprio corpo è assai distante da certi slanci ideali. L’analisi, anche se alleggerita dall’ironia, può sembrare pessimistica ma suggerisce la possibilità di abbracciare le più grosse realtà sociali partendo da se stessi.

Gaber/Luporini sottolineano una certa incapacità di far convergere gli ideali con il vivere quotidiano, il personale con il politico. Il “signor G” vive, nello stesso momento, la voglia di essere una cosa e l’impossibilità di esserla. É forte, molto forte lo slancio utopistico.

18 | 26 febbraio

MILVIA MARIGLIANO, ROSARIO LISMA

IL GIARDINO DEI CILIEGI

Commedia in quattro atti

Produzione Tieffe Teatro Milano/Teatro Nazionale Genova/Viola Produzioni srl

Di Anton Cechov

Adattamento e regia di Rosario Lisma

Assistente alla regia Valentina Malcotti

Scenografia Federico Biancalani

Costumi Valeria Donata Bettella

Luci Luigi Biondi

Con Milvia Marigliano, Rosario Lisma, Giovanni Franzoni, Eleonora Giovanardi, Tano Mongelli, Dalila Reas

E con la partecipazione in voce di Roberto Herlitzka

Il Giardino dei Ciliegi è l’ultimo lavoro di un Cechov malato e vicino alla morte; eppure, mai così attaccato alla vita. Intesa come respiro, anima del mondo e speranza nel futuro.

“Nell’uomo muore tutto ciò che è legato ai cinque sensi – scrive nei suoi Quaderni – Quel che sta oltre è probabilmente enorme, inimmaginabile, sublime e sopravvive”

Nella sua ultima commedia - perché così egli la definì e la intese - egli esprime ancora più lucidamente la sua riflessione sulla goffa incapacità di vivere degli esseri umani. Il loro strabismo esistenziale sulla propria anima. Ljuba e suo fratello Gaev, un tempo lieti, da bambini, tornano nell’età matura nel luogo simbolo della loro felicità appassita. La stanza chiamata ancora “dei bambini”. Da cui si intravede il loro giardino dei ciliegi, un tempo motivo di vanto e orgoglio in tutto il distretto.

Ora però i tempi sono cambiati. I ciliegi non producono più frutti commerciabili, sono solo l’ombra di un passato che non tornerà più. Così le speranze, la gioia, l’amore, tutto ciò che era legato simbolicamente al giardino è andato perduto. Il declino economico accende brutalmente il declino della loro esistenza a cui non sanno (o non vogliono) porre rimedio. Ljuba, donna di forti sentimenti e capace di amore, ormai ha perduto il marito e l’ultimo amante. Da anni è segnata dalla perdita del suo amato figlio piccolo. Eppure, sopraffatta dai debiti, non si rassegna ad abbandonare il sogno: la nostalgia del suo luminoso passato dove risiede illusoriamente la sua armonia. Bimba illusa nel corpo di una donna matura. Che piange e ride allo stesso tempo.

Così il fratello Gaev, adulto mai cresciuto da una condizione puerile fatta di giochi e lazzi spenti. Chiamato per una volta alla sua responsabilità di uomo di casa nella vendita all’asta del giardino, non riesce a combinare nulla. Debole e ingenuo. Struggente nel suo fallimento definitivo. Lopachin, invece, nuovo arricchito, figlio del contadino, riuscirà a imporre la propria persona non solo con l’abilità degli affari, ma soprattutto con la lucidità inesorabile di chi è consapevole del proprio ruolo. Garbato ma ambizioso, è il contraltare perfetto dei due proprietari. Rampante e pragmatico. Vincente. Eppure, al contrario di Ljuba e Gaev, totalmente incapace di amare, di gestire la propria sensibilità. Tutt’altro che arido, ma ancora peggio: inabile ai sentimenti. Resta eppure una ultima speranza. I giovani che popolano la storia sapranno forse riscattare le incrostazioni dell’anima di chi li ha preceduti.

Vrja, figlia maggiore di Ljuba, fioca luce di armonia in una casa prossima al buio, delusa dall’insipienza amorosa di Lopachin, andrà a rifarsi una vita altrove. Anja, la piccola di casa, dolce ragazza in fiore, seguirà Trofimov, eterno studente scombinato, ma insieme potranno guardare al futuro! È il futuro che chiama la speranza. Il passato l’ha sotterrata definitivamente. Il barlume di salvezza risiede nel finale, nei due ragazzi che si amano e che vedono nella distruzione del giardino venduto, non la fine, non la deriva, ma l’inizio di una nuova vita. Scrive Fausto Malcovati: E’ al grido del giovane Trofimov “Ti saluto, o vita nuova!”, piuttosto che alle lacrime di Ljuba, che è affidato il senso ultimo di questo lavoro, che è anche l’ultimo di Cechov, a cui invece la vita sfuggiva nello scrivere quelle righe.

Adattamento.

Nella riduzione della commedia si eliminano i personaggi minori portando la compagnia ai sei elementi principali:

LJUBOV' ANDREEVNA RANEVSKAJA, proprietaria terriera

ANJA, sua figlia, diciassette anni

VARJA, sua figlia adottiva, ventiquattro anni

LEONID ANDREEVIC GAEV, fratello della Ranevskaja

ERMOLAJ ALEKSEEVIC LOPACHIN, mercante

PETR SERGEEVIC TROFIMOV, studente

I dialoghi saranno rispettosi del testo originale, rispettando le sfumature poetiche dell’autore, ma tradotti in modo efficace e contemporaneo.

Allestimento.

Un grande spazio chiaro, con una forte presenza illuminotecnica contemporanea, con pochi elementi scenici richiamanti la “stanza dei bambini”, oggetti volutamente sproporzionati rispetto alla statura dei personaggi, come se fossero ancora piccoli rispetto all’ambiente, mai cresciuti: un tavolo colorato, una sediolina dell’infanzia, una grande bambola… E soprattutto: il grande armadio centrale sullo sfondo a cui Gaev, come da testo, canta le lodi come a un monumento. Testimone del tempo felice che fu. Imponente e simbolico come un dolmen sbiadito. Sempre chiuso per tutto il tempo dell’azione scenica. Lo aprirà solo sul finale Lopachin, nuovo proprietario, con le chiavi che gli avrà lanciato Varja, scontrosa e ribelle.

All’apertura l’armadio vomiterà il suo contenuto che travolgerà il nuovo proprietario.

Rosario Lisma

7 | 12 MARZO

LE EBBANESIS

COSÌ FAN TUTTE

Produzione Tieffe Teatro Milano, Teatro Nest in collaborazione con Mario Tronco

Elaborazione musicale e arrangiamenti Leandro Piccioni e Mario Tronco

Libretto di Andrej Longo

Direzione artistica Mario Tronco

Regia Giuseppe Miale Di Mauro

Arrangiamenti per l’ensemble di Alessandro Butera - Chitarra manouche e mohan veena

Mandolino e mandoloncello Marcello Smigliante Gentile

Chitarra classica Gianluca Trinchillo

Con le Ebbanesis: Serena Pisa e Viviana Cangiano

Tutto il mio lavoro – dice Mario Tronco – da sempre, dagli Avion Travel fino all’Orchestra di Piazza Vittorio, segue una linea che è quella della ricerca dell’origine che muove il processo compositivo. E questo, puntualmente, si presenta attraverso una matassa disordinata di notizie, esperienze, totalmente diverse che improvvisamente si snoda seguendo il percorso di un unico filo con cui costruire il disegno.

Questo metodo io lo seguo soprattutto come musicista e mi aiuta a non pensare al Teatro come racconto che avviene mediante sequenze di scene. Nel Flauto Magico il filo era la società multietnica raccontata da Bergman all’inizio del suo indimenticabile film. Nella Carmen il viaggio dei nomadi del Rajasthan e dell’espansione prodigiosa della cultura Rom. Nel Don Giovanni la libertà sessuale attraverso la musica da ballo. Il Così fan tutte invece mi porta a Napoli, non solo come ambientazione geografica ma come mondo musicale e linguistico. Nella Napoli libertina e cosmopolita, colta e scurrile. Il filo della matassa, questa volta, seguirà la strada tracciata dal Maestro De Simone con le sue trasposizioni della musica popolare in forma di melodramma, facendo finta che Mozart abbia ascoltato le melodie del “Così fan tutte” per strada, a Napoli, da musicisti ambulanti.

A tal proposito i linguaggi adoperati saranno diversi, pur essendo attinti dalla stessa espressività napoletana. Un dialetto quotidiano realistico usato normalmente in città (sia pure oggi contaminato a diversi livelli). Con tale linguaggio si svolgeranno il libretto e i dialoghi atti a mettere in risalto una realtà quotidiana di oggi come di trecento anni fa. L’idea è stata quella di trasformare COSÌ FAN TUTTE in una storia cantata e recitata da due sole attrici, che vestono i panni di Fiordiligi e Dorabella. La storia è raccontata dalle due sorelle come fosse un lungo flash-back.

16 | 28 MAGGIO

Andrea Mirò e Musica da Ripostiglio

LIBERTÀ OBBLIGATORIA

Produzione Tieffe Teatro Milano

Di Giorgio Gaber e Sandro Luporini

Adattamento e regia Emilio Russo

Costumi: Pamela Aicardi

Luci Andrea Violato

Con Andrea Mirò e Musica da Ripostiglio

Seconda tappa del progetto Gaber, con cui vogliano esplorare il “teatro canzone” per sottolineare in particolare l’universalità del pensiero gaberiano anche a diversi decenni di distanza.

Dopo il successo di FAR FINTA DI ESSERE SANI a Milano e in tournée nazionale, affrontiamo ancora un testo “storico” e controverso come LIBERTÀ OBBLIGATORIA del 1976 che contiene temi e contenuti assolutamente attuali, da rileggere a distanza di oltre 45 anni, con la percezione agrodolce di essere rimasti ancora lì con i nostri disagi, le inquietudini sociali e individuali, la falsa coscienza di molti, ma anche con la possibilità di risvegliare i sogni rattrappiti.

Questo ci raccontavano Giorgio Gaber e Sandro Luporini e forse bisognava ascoltarli un po’ più attentamente senza pregiudizi, settarismi o massimalismi. L’America, le nuove mode (Si può), la falsa e incompiuta Democrazia (Le Elezioni), la lotta resistente (I Reduci), solo per citare alcune delle suggestioni portanti di quello che viene definito lo spettacolo (e il disco) ponte verso il definitivo distacco dalla “nuova” ideologia corrotta dai mass media e dal sogno americano che ancora resiste, nonostante tutto, e l’altrettanto definitiva consacrazione del teatro canzone del grande signor G.

Riproporre LIBERTÀ OBBLIGATORIA a 45 anni di distanza e nel ventennale della scomparsa di Giorgio Gaber, significa per noi provare a restituire almeno in parte la sua immensa lezione di arte e di vita.

In scena, tra gli altri interpreti, i virtuosi e visionari musicisti della MUSICA DA RIPOSTIGLIO, la voce eclettica e straordinaria di ANDREA MIRÒ in segno di continuità progettuale con la nostra fortunata edizione di FAR FINTA DI ESSERE SANI

LE OSPITALITÀ

27 settembre / 9 ottobre

NoGravity

EXODUS

Produzione Compagnia Danza Emiliano Pellisari Studio

Coreografie Emiliano Pellisari & MARIANA

Musica ebraica, romana, greca, aramaica, berbera by Walter Maioli e Jordi Savall

Music designer Mariana Porceddu

Scenografie e disegno luci Marco Visone & Emiliano Pellisar

Cast artistico MARIANA (principal dancer), Francesco Saverio Cifaldi, Arianna Balestrieri, Luca Forgone, Leila Ghiabbi, Giada Inserra

Uno spettacolo di sculpture dance e physical theatre con tecniche illusionistiche. Exodus è il nome della nave che portò in Palestina gli ebrei nel 1947. L’esodo biblico ritorna nella storia ebraica come una ricorrenza ciclica e rappresenta il tema universale dell’immigrazione. Essere migranti oggi è come vivere l’esodo di duemila anni fa.

Emiliano Pellisari e Mariana Porceddu (in arte MARIANA) affrontano insieme un nuovo viaggio iniziatico attraversando coi loro danzatori deserti che muoiono sulla spiaggia, tempeste dell’anima, naufragi dello spirito. È Il Mediterraneo ove sprofonda o galleggia la nostra cultura, un’acqua che, per noi, è un antico battesimo. Uno spettacolo che si lega al Qohèlet, a Giona, alla forza terribile del mare, alla violenza della nostra natura, al primo esodo della storia, Il lungo cammino degli Ebrei, la dannazione dello spirito dei Cristiani, la terra dove vivono anche i mussulmani.

Un viaggio di anime sospese, di dura razza, nate nell’asciutto, che, cacciati dalla terra, inseguono l’odore del sale. I danzatori acrobati della Nogravity ci incanteranno in un susseguirsi di immagini che, evocando le nostre radici, racconteranno una storia senza tempo, un tempo che ci appartiene anche oggi, forse ancora di più che un tempo. Anime senza gravità scorrono leggere sulla terra, leggere come la nostra incoscienza che li ha abbandonati, pesanti come solo la colpa ed il peccato possono essere. Un’opera breve di 1 ora di danza e teatro che riprende nelle immagini dei corpi dei danzatori la grande tradizione cristiana dell’arte rinascimentale unendosi alla musica araba di Jordi Savall, accompagnati dalla voce ebraica del grande artista Moni Ovadia. Un incontro felice e miracoloso tra oriente e occidente.

22 / 27 novembre

Arianna Scommegna, Carlo Orlando e Aldo Ottobrino

MISERY

Produzione Fondazione Teatro Due, Teatro Nazionale di Genova

Di William Goldman

Tratto dal romanzo di Stephen King

Traduzione Francesco Bianchi

Regia Filippo Dini

Assistente alla regia Carlo Orlando

Scene e costumi Laura Benzi

Luci Pasquale Mari

Musiche Arturo Annecchino

Con Arianna Scommegna, Carlo Orlando, Aldo Ottobrino

RIVIVE A TEATRO MISERY, TRATTO DAL ROMANZO DI STEPHEN KING E RESO CELEBRE DA UN FILM CULT.

FILIPPO DINI DIRIGE L’INCUBO DI UNO SCRITTORE (PEPPINO MAZZOTTA) PRIGIONIERO DI UN’AMMIRATRICE PSICOPATICA (ARIANNA SCOMMEGNA), PRONTA A UCCIDERLO PUR DI RIPORTARE IN VITA IL SUO PERSONAGGIO PREFERITO. UNA GRANDE OPERA SUL POTERE MAGICO DELLA NARRAZIONE.

Quando il romanzo Misery di Stephen King fu pubblicato nel 1987, balzò subito all’attenzione dei moltissimi fan del Re del thriller e vinse il premio Bram Stoker.

Il pluripremiato sceneggiatore e drammaturgo William Goldman trasformò il libro in una sceneggiatura cinematografica utilizzata per il film omonimo del 1990 divenuto di culto diretto da Robert Reiner con James Caan e Kathy Bates, che per la sua interpretazione si aggiudicò Oscar e Golden Globe come migliore attrice.

La vicenda agghiacciante e claustrofobica dello scrittore Paul Sheldon caduto nelle mani della fan Annie Wilkes rivive in teatro, uscito dalla penna di colui che sceneggiò il film e diretto da Filippo Dini.

In scena nei panni dello scrittore Aldo Ottobrino, nel ruolo dell’infermiera disturbata Annie Wilkes, Arianna Scommegna e Carlo Orlando nel ruolo dello sceriffo, con musiche di Arturo Annecchino, scene e costumi di Laura Benzi, luci di Pasquale Mari (insignito per questo lavoro del premio Ubu 2021), trucco di Cinzia Costantino e con la traduzione di Francesco Bianchi.

Ciò che racchiude questo testo, però, va ben oltre la storia terrorizzante dello scrittore Paul Sheldon, salvato da un brutto incidente stradale dalla sua fan numero uno che si trasforma in una carceriera e non si ferma davanti a niente pur di tenere in vita il suo personaggio preferito. Mentre Annie diventa l’incarnazione diabolica dell’amore che ogni essere umano nutre verso le storie e verso chi le racconta, l’autore sembra diventare un moderno Sherazade, o racconta o muore.

Ma non è ancora tutto, nell’angoscia della costrizione egli affronta faccia a faccia, come mai lo ha affrontato nella sua vita, il suo demone, incarnato da Annie, quello che accompagna la vita di ogni artista: il demone tirannico e folle della creazione, che tutto dona e che in cambio vuole la vita.

Misery è un testo senza tempo in cui vengono indagati i meandri della mente umana che cerca le storie, le vuole, le brama, e che di fronte alla fonte di quelle storie non può far altro che innamorarsi e nutrirsi, anche a costo di distruggere per sempre chi alimenta i suoi sogni.

“Tra tutti gli scrittori che animano le creazioni di King, Paul Sheldon è il più forte, il più disperato. Prigioniero del suo talento e della sua vocazione, scopre se stesso nel viaggio all’inferno in compagnia di Annie. E lei è semplicemente indimenticabile” - racconta Filippo Dini. “Annie è l’esasperazione del desiderio e dell’amore per l’arte, di quella silenziosa e segreta preghiera che ognuno di noi innalza nel proprio cuore ogni volta che voltiamo la prima pagina dell’ultimo romanzo del nostro scrittore preferito. O che sediamo in platea, le luci si spengono e inizia lo spettacolo.

Misery è una grande opera sul potere magico della narrazione. Ed ecco perché poter portare questa storia in teatro è una grande occasione e un grande privilegio. Perché il teatro è il luogo della Magia”.

Lo spettacolo ha debuttato in prima nazionale nell’ottobre del 2019 e poi ha affrontato una lunga tournée interrotta a causa della pandemia.

3 | 4 dicembre

Marco Baliani

CORPO ERETICO

Visita al sepolcro del poeta Pier Paolo Pasolini

Produzione Casa degli Alfieri

Di e Con Marco Baliani

“… l’eresia richiede una grande pazienza:

bisogna ripetere mille volte la stessa cosa”

Andrò in pellegrinaggio sulla scarna tomba di Pasolini a Casarsa della Delizia, dove è sepolto vicino alla madre.

È così che vorrei cominciare il mio dialogo con lui, come un tempo si faceva andando a far visita ai sepolcri dei grandi, quelli che in vita hanno profuso doni a piene mani, generosamente dissipatori, e che anche da morti continuano a parlarci. A parlarmi. Ho così tante cose da chiedergli su di noi, sul tempo trascorso dalla sua dipartita, sulle mutazioni avvenute, su quello che aveva intuito e su quello che aveva travisato, sui contrasti tra lui, il suo corpo, sempre al centro del suo agire, e il mondo intorno, sulle mancanze, sulla sua mai esausta vena pedagogica, sui suoi scritti pirateschi, sul suo giornalismo anomalo.

Ma l’elenco non serve, e poi è lungo, variegato, multiforme, imprendibile come lo era lui nella sua continua ricerca di linguaggi che sapessero parlare il suo tempo, spesso non coincidente con quello della società.

In questa discrasia temporale vorrei inserirmi con la mia storia e le mie contraddizioni. Non mi aspetto che mi sveli chissà che arcani pensieri, no, ma che riposandomi lì, in quella quiete, stando in ascolto, senza aspettative, possa districare o distendere gomitoli di pensieri e pulsioni che la sua opera e il suo percorso di vita hanno continuamente intrecciato in me e che ancora sono lì, assai aggrovigliati.

E che forse resteranno tali, ingarbugliamenti necessari a non risolvere le cose del mondo ma a complicarle, a vederle da angolazioni inaspettate. Non so quali saranno le opere, le parole, le immagini che mi saranno rievocate, stupito dall’evidenza con la quale sono sempre state lì ad aspettarmi e che ora, avendo a disposizione questo tempo rubato, di puro incontro, spunteranno all’infuori gemmate da un nuovo sguardo. Forse.

O forse la sua voce mi arriverà tra capo e collo come un avvertimento postumo, che riverbera ancor più oggi, in questo mio presente paludoso, dato che il tempo non fila mica dritto su una linea come si crede nel nostro Occidente, è invece un anello che si espande in cerchi concentrici, e ogni istante dell’Allora può divenire benissimo un attimo dell’Adesso.

Nel mio lavoro ho sempre amato personaggi “non riconciliati”, fuori dalla norma, grandiosamente vittime della loro diversità. Con lui mi dovrei trovare in sintonia, ma senza complicità, una sintonia provvisoria e inquietante come chi cammina sull’orlo di un precipizio ed è meglio non si appoggi al compagno di percorso nel difficile illusorio tentativo di restare in equilibrio.

La sua eresia, così vitale e di continuo manifestata, appartiene a lui solo, al suo corpo, fisicamente incistata nel suo corpo.

Io posso solo stare in ascolto di tanta diversità e vedere, alla fine, cosa mi resta tra le dita, di raccontabile e tramandabile col mio teatro e la mia voce.

Marco Baliani

6 | 11 dicembre

Saverio La Ruina

VIA DEL POPOLO

Produzione Scena Verticale

Di e con Saverio La Ruina

E con una cantante dal vivo

Musiche originali Gianfranco de Franco

Organizzazione generale Settimio Pisano

Via del Popolo, un tratto di strada di una cittadina del Sud che un tempo brulicava di attività: due bar, tre negozi di generi alimentari, un fabbro, un falegname, un ristorante, un cinema… Due uomini percorrono via del Popolo, un uomo del presente e un uomo del passato. Il primo impiega 2 minuti per percorrere 200 metri, il secondo 30 minuti. È la piccola città italiana a essere cambiata, è la società globalizzata. Ai negozi sono subentrati i centri commerciali e la fine della vendita al dettaglio ha portato via posti di lavoro, distruggendo un modello sociale ancora basato sulle relazioni personali.

A cu appartènisi, chiedevano i vecchi paesani, a chi appartieni? E dalla tua risposta ricavavano le informazioni essenziali sulla tua identità. Via del Popolo è il racconto di un’appartenenza a un luogo, a una famiglia, a una comunità. Ma quei duecento metri rappresentano anche un percorso di formazione in cui sono gettate le basi della vita futura, dal quale emergono un’umanità struggente, il rapporto coi padri, l’iniziazione alla vita, alla politica, all’amore. E non solo, Via del Popolo è anche una riflessione sul tempo, il tempo che corre ma che non dobbiamo rincorrere, piuttosto trascorrere.

5 | 8 gennaio

David Larible

DESTINO DI CLOWN

Produzione Eva Manzato

Scritto, diretto e interpretato da David Larible

Con Andrea Ginestra

Al piano il Maestro Mattia Gregorio

Direzione tecnica Alberto Fontanella

Compagnia Mosaico Errante

Produzione Eva Manzato

Direzione artistica Alessandro Serena

Dopo il grande successo de Il Clown dei Clown, David Larible, il più grande clown del mondo, presenta Destino di Clown.

Nel suo nuovo show, David si presenta in un teatro ad un casting, ma le audizioni sono più complesse del previsto: il responsabile (l'attore comico abruzzese Andrea Ginestra) è severissimo e, oltretutto, il clown pensa che tutti gli spettatori siano lì per partecipare alle selezioni e cerca quindi di coinvolgerli nei propri numeri.

Gli stratagemmi di un pagliaccio frustrato che cerca di mostrare la propria arte. Larible porta in scena per la prima volta degli sketch inediti per Milano, ma già presentati di fronte a migliaia di spettatori in tutto il mondo. E ancora una volta riesce a stupire e a far sognare oltre che a ridere a crepapelle. Nel corso dello spettacolo, David, accompagnato dalle musiche del pianista Mattia Gregorio, si improvvisa mago, cuoco (alle prese con una montagna di piatti), cantante internazionale di karaoke, funambolo, musicista e persino lanciatore di coltelli, con risultati esilaranti ma regalando anche momenti molto romantici con una poetica marionetta ed un sognante carillon. Il grande artista, il cui personaggio è ispirato dal Monello di Chaplin, continua ad entusiasmare il pubblico con le sue gag, alcune delle quali sono state rodate nientedimeno che con artisti del calibro di Jerry Lewis.

Alla fine, dopo una serie di fallimenti in queste improbabili audizioni, Larible ricorda a tutto il pubblico che, anche se non si riesce a superare un casting o a vincere uno dei tanti talent show oggi di moda, ognuno di noi ha al suo interno una bellezza inimitabile, poetica e profondamente umana. Basta sapere tornare bambini, come tutti i grandi clown ci insegnano a fare, per riscoprire queste nostre qualità e ridere di gioia assieme a chi ci sta accanto.

Destino di Clown arriva dopo il successo internazionale de Il Clown dei Clown, uno show presentato in centinaia di repliche nei più prestigiosi palcoscenici di tutto il mondo, dal Goldoni di Venezia al Winter Theatre di Sochi, dal Donizetti di Bergamo al Teatro Vittoria di Roma, dal Teatro Bellini di Napoli al Verdi di Firenze, dall’Arena del Sole di Bologna al Theatre Princesse Grace di Monte Carlo, dove Larible ha partecipato ad un evento speciale organizzato dalla Principessa Stéphanie di Monaco.

Il Clown d’Oro, presenta un nuovo spettacolo in grado di rapire il cuore ad ogni tipo di spettatore. Impossibile da perdere!

10 | 15 gennaio

Familie Flöz

Produzione FAMILIE FLÖZ in coproduzione con Theaterhaus Stuttgart e Theater Duisburg. Opera supportata da Hauptstadtkulturfonds

Un’opera di Fabian Baumgarten, Anna Kistel, Sarai O’Gara, Benjamin Reber, Hajo Schüler, Mats Süthoff e Michael Vogel

Regia e maschere Hajo Schüler

Costumi Mascha Schubert

Set design Felix Nolze, (rotes pferd)

Musica Vasko Damjanov, Sarai O’Gara, Benjamin Reber

Disegni Cosimo Miorelli

Assistente Crezione Maschere Lei-Lei Bavoil

Assistente direzione Katrin Kats

Assistente costumi Marion Czyzykowski Luci,

Video Luci Reinhard Hubert Sound design: N.N.

Direttore di produzione Peter BrixCon la loro nuova produzione “HOKUSPOKUS”, che ha debuttato a Berlino l’8 giugno 2022, il Flöz-Ensemble si avventura stilisticamente in una nuova avventura.

Il regista Hajo Schüler, fondatore e direttore artistico della compagnia con Michael Vogel, riferisce: “Eravamo interessati ad allargare un po’ la nostra prospettiva. In ‘HOKUSPOKUS’ non solo le figure mascherate sono apertamente visibili sul palco, ma anche gli attori che sono solitamente nascosti dietro le maschere. Il nostro punto d’ingresso è la storia della creazione, con noi attori come creatori e le figure come creazioni: il pubblico sperimenta così come gli esseri mascherati vengono portati in vita, come le figure poi trovano la loro strada nel loro mondo e si perdono in esso, sviluppano una vita propria e forse ad un certo punto si trovano faccia a faccia con i loro creatori”.

Come è usuale nei processi di sviluppo degli spettacoli della Familie Flöz, anche “HOKUSPOKUS” nasce inizialmente da improvvisazioni in cui l’ensemble gioca senza maschere e parla anche tra di loro. Di solito, con l’avanzare delle prove, gli attori spariscono dietro le maschere e anche il linguaggio viene abbandonato. Questa volta c’è una scatola al centro del palco, che rappresenterà lo spazio vitale delle figure mascherate e si trasformerà dal paradiso alla casa di famiglia nei luoghi più diversi, mentre i “creatori” si muovono fuori da questo mondo e raccontano la storia attraverso la musica, la manipolazione, il linguaggio (fantastico), il canto e i suoni, le telecamere dal vivo, i disegni o anche scivolando nelle maschere.

“La storia di ‘HOKUSPOKUS’ è molto semplice, ma proprio per questo permette molte associazioni molto personali per tutti gli spettatori”, dice Hajo Schüler: “Raccontiamo la storia di un viaggio di vita di due persone che si ritrovano e creano una famiglia, con tutte le turbolenze, i colpi del destino e i bei momenti che una tale vita ha da offrire - una vita che poi alla fine sembra arrivare alla fine. Ma qui ci si chiede se i personaggi siano davvero mortali?”

18 | 22 gennaio

Sara Bertelà e Anna Della Rosa

SORELLE

Produzione TPE - Teatro Piemonte Europa, FOG Triennale Milano Performing Arts

Testo, messinscena e spazio scenico di Pascal Rambert

Con Sara Bertelà e Anna Della Rosa

Traduzione italiana di Chiara Elefante

Con Sara Bertelà e Anna Della Rosa

Sorelle, potente testo del drammaturgo francese Pascal Rambert che ne cura anche la regia, guidando sul palco due interpreti d’eccezione: Sara Bertelà, recente vincitrice del Premio Maschere del Teatro 2021, e Anna Della Rosa, nella terna dei premi Ubu 2021 come migliore attrice.

Dopo i successi di Clôture de l’amour, Répétition (Prova), Architecture (con cui ha inaugurato il Festival di Avignon nel 2019), il regista e autore francese dirige due attrici molto amate dal pubblico Bertelà (Molière / Il Misantropo, Una specie di Alaska, Niente di me) e Anna Della Rosa (Molière / Il Misantropo, Accabadora, Cleopatràs) e lo fa con un grande racconto che pone al centro la resa dei conti tra due sorelle, che lui stesso descrive come: «uno smisurato conflitto tra due donne che tutto separa e tutto riunisce. Una lotta all’ultimo sangue. Parola contro parola. Corpo contro corpo. Per dirsi - attraverso tutta questa violenza - solamente una cosa: l’amore che provano l’una per l’altra». Il regista intesse un grande racconto che mette al centro la resa dei conti tra due sorelle. L’intreccio muove da un conflitto famigliare per assumere in maniera raffinata e sottile una visione geopolitica perturbante per noi occidentali e poeticamente inedita.

Spiega Rambert «Non esiste una trama, mi piace immaginare lo spettacolo in termini di energia. Non mi interessa raccontare una storia di conflitto ma focalizzarmi su come le interpreti incarnano il testo. Sull’energia reale e organica che scaturisce dalla relazione che i loro due corpi instaurano nello spazio. Quando dico che si tratta di uno scontro tra due sorelle, dico tutto e allo stesso tempo niente. La forza del conflitto risiede, infatti, su due elementi: il potere dello scambio verbale e l’eco che questo genera nello spazio e nel tempo. È qualcosa che si rinnova ogni sera e che richiede un notevole sforzo fisico».

Sulla genesi della versione italiana aggiunge: «Ho scritto e diretto le versioni di Soeurs a Parigi e Madrid contemporaneamente con Audrey Bonnet e Barbara Lennie con cui, qualche anno prima, avevo lavorato rispettivamente per la versione francese e spagnola di Clôture de l’Amour, andata in scena in Italia proprio con Anna Della Rosa. E quando mi è stato proposto di realizzare la versione italiana di Soeurs con Anna Della Rosa e Sara Bertelà ho subito detto di sì, pieno di entusiasmo per questa nuova esperienza». Così il regista ha rimodellato la pièce sul corpo e la personalità di Anna Della Rosa e Sara Bertelà in questo che è il primo adattamento italiano del suo testo, già presentato con successo in Estonia, Perù, Grecia, Venezuela e Hong Kong e ora nuovamente in scena sul palco che lo ha visto nascere fin dalle prime prove.

«Il rapporto tra queste due figure - racconta il regista francese - è un gigantesco miscuglio tra gelosia, ammirazione, desiderio. Non c’è niente di chiaro in loro perché non c’è niente di chiaro nei sentimenti di ognuno di noi. Ci piace illuderci di controllare le cose che accadono, di essere padroni di noi stessi, la verità è che non sappiamo nemmeno gestire le contraddizioni che nascono dal di dentro, dal lato più profondo di ciascuno di noi».

24 | 29 gennaio

Pippo Pattavina e Marianella Bargilli

UNO, NESSUNO E CENTOMILA

Produzione ABC Produzioni e ATA Carlentini

Regia Antonello Capodici

Di Luigi Pirandello

Musiche originali Mario Incudine

Scene Salvo Manciagli

In scena una ironica, moderna, divertente, umoristica, spiritosa, paradossale, leggera, istrionica, versione teatrale del capolavoro di Luigi Pirandello: il suo romanzo per antonomasia. Pubblicato nel ’25 a puntate, in versione definitiva l’anno dopo, ma iniziato nel decennio precedente, l’ultimo romanzo del Genio agrigentino è la summa del suo pensiero, della sua sterminata riflessione sull’Essere e sull’Apparire, sulla Società e l’Individuo, sulla Natura e la Forma. L'Autore stesso, in una lettera autobiografica, lo definisce come il romanzo "più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita".

Attualissimo, nella descrizione della perdita di senso che l’Uomo contemporaneo subisce a fronte del sovrabbondare dei grandi sistemi antropologici e sociali, che finiscono con l’annullarlo, inglobandolo: dallo Stato alla Famiglia, dall’istituto del Matrimonio al Capitalismo, dalla Ragione alla Follia.

La scena è abbacinante. Di un bianco perfetto, luminoso, totale. Una scatola bianca. Ricorda lo spazio scenico che Bicchi ha disegnato per “Lehman Trilogy” di Ronconi. Ma ad una visione più attenta capiremo che le pareti non sono così “innocenti” come sembrano. Un’overture dalla quale si dipanano sia la vicenda che il suo commento. Siamo in molti luoghi, cioè in nessuno. La mente del Protagonista, certo. Ma anche una cella, una stanza d’ospedale o di manicomio. È un luogo “non-luogo”, che però si riempie subito di visioni. Ecco, allora, che le pareti della scatola, risultano sì bianche, ma come calcinate. Intonacate da materiale denso, grumoso, impervio.

Su queste superfici proiettiamo dense pennellate che rimandano ai quadri/installazioni di Fausto Fiato o Elena Ciampi: diventano luminescenti. Irreali. Riverberano di colori acidi e contrasti. Via via, il monologo si trasforma in “piece” vera e propria. Spettacolo. Commedia. Da ampie aperture laterali (simili a saracinesche) carrellano in scena i vari ambienti. Insieme ai personaggi che li animano: la casa di Gegè, gli uffici della Banca, il Convento di Maria Rosa, la casa dei Di Dio, la stanza d’ospedale, la strada. I personaggi sono grotteschi, iperrealistici: Firbo, Quantorzo, Dida, Maria Rosa, il Padre, Marco Di Dio e Diamante, il Notaio Stampa, Padre Sclepis, il Giudice, il Suocero. Vitangelo ha pure il suo doppio in scena: un Gegè anagraficamente in “parte”; alcuni episodi sono “vissuti” da questa proiezione giovanile, altri da Vitangelo maturo, in un gioco drammaturgico e scenico di incastri e rimandi. L’eleganza formale di un Maestro come Pattavina: spensierato narratore in “flash-back”. Furente doppio di sé stesso nelle vicende più dolorose. In questo auto-sostituirsi, c’è persino il possibile riscatto all’impotenza originaria, all’inanità di una esistenza precedente, inconsapevolmente sprecata. Ed il “femminile”, mutevole, soggiogante, oscuro ed ambiguo: la bravura di Marianella Bargilli, inquieta ed inquietante. Perfetta nel travasare elementi di contrasto di un personaggio nell’alchimia dell’altro. Gli attori, volutamente, si trasformano in una sequenza di personaggi, traghettando, dall’uno all’altro, le caratteristiche comuni, i caratteri più evidentemente condivisi. Così, in un evocativo esperimento alla “Moreno”, Pattavina – a colloquio con il “sé stesso” Gegè – diventa il suo proprio Padre e poi Suocero. L’attore che interpreta Firbo diventa il Notaio Stampa e poi Padre Sclepis. Quello che interpreta Quantorzo, poi il Vescovo, ed il Giudice. Una sola attrice interpreta sia Dida (ingenuamente provocante, nelle lecite vesti di moglie legittima) che Maria Rosa, provocantemente ingenua, in maniera speculare, costretta com’è nel suo disturbo “evitante”. A proposito del termine “evitamento”, concludo con una considerazione sulla natura “psicoanalitica” del romanzo. Certo, l’impianto narrativo tradizionale, lo colloca nel solco delle produzioni “borghesi” di Pirandello, lontano – per esempio - dalla rivoluzione “meta teatrale” della Trilogia. Ma la struttura drammaturgica non tragga in inganno: ribolle delle stesse ferocie familiari che hanno reso l’Autore, l’intelligenza più acuta, crudele, definitiva di tutto il Novecento. Oggi parleremmo di “disfunzionalità” e “disturbi del comportamento”. Pirandello, infatti, anticipando di decenni le conclusioni della “Gestalt”, descrive, in realtà, dei sintomi. Scopre – fra le pieghe di un apparente “feuilleton” – una vasta rete di disturbi e nevrosi, epitome di un più ampio malessere, che contagia le società moderne come, tutt’oggi, le intendiamo. Sono tratti di personalità istrioniche; disturbi “border-line”; disturbi ego-sintonici, che i personaggi del dramma hanno tramutato in manie compulsive, in ansie da controllo. Disfunzionalità dell’umore. Bipolarismo. Rimane, infine, la libertà del racconto. La forza redentrice del relativismo, il sollievo del ridicolo. Narrazione /interpretazione/ esposizione affidata ad un “mostro” di tecnica come Pattavina, ma anche al moderno azzardo di un Compagnia giovane ma talentuosissima. Le atmosfere oniriche, le evocazioni. Lo smobilitamento finale del trauma, che rimanda alle moderne tecniche dell’MDR.

28 febbraio | 5 marzo

Lina Sastri

MARIA MADDALENA

Produzione Tradizione E Turismo – Centro Di Produzione Teatrale

Da Fuochi Di Marguerite Yourcenar

Drammaturgia e regia di Lina Sastri

Con la collaborazione di Bruno Garofalo

Direttore tecnico e di produzione Costantino Petrone

Con Lina Sastri

Il racconto è appassionato e spietato, come la scrittura magnifica di Marguerite Yourcenar. È un canto poetico in cui prende forma una storia d’amore dolorosa e appassionata.

La storia di una mancanza che segna la vita di Maria Maddalena e la condanna a un destino di solitudine e infelicità, perché segnata da un’eterna ferita d’amore: così la Yourcenar racconta la storia di questa donna che passa dall’amore innocente per Giovanni a quello appassionato per Gesù fino alla dedizione più assoluta.

È un percorso inquietante e profondo nell’anima femminile. In scena con l’attrice interprete di Maddalena, due musicisti evocano musicalmente le atmosfere emozionali del racconto, che prendono corpo grazie alla voce dell’interprete. «È la grande passione di Maria Maddalena per Gesù, che la condanna a un destino di infelicità – spiega Lina Sastri. Ma è anche la solitudine del non amato o del respinto o dell’escluso. Porteremo in scena il percorso di un’anima che nasce innocente e, per vendetta, perché vittima di abbandono, cambia il suo destino, o crede di cambiarlo. Ma non ci riuscirà: l’amore e la passione la porteranno comunque di fronte alla ferita insanabile, al doloroso cammino di chi ama ed è abbandonato. Senza scampo»

16 | 19 marzo

Compagnia Finzi Pasca

BIANCO SU BIANCO

Una produzione Compagnia Finzi Pasca in co-produzione con Teatro Sociale Bellinzona–Bellinzona TeatroMaison de la culture de Nevers et de la NièvreL’Odyssée-Scène conventionnée de Périgueux


Autore, regista, co-design luci, coreografie e Firefly Fores Daniele Finzi Pasca

Direttrice di creazione e produzione Julie Hamelin Finzi

Musica, sound design e co-design delle coreografie Maria Bonzanigo

Scenografia, accessori e co-design Firefly Forest Hugo Gargiulo

Produttore esecutivo e membro del team creativo Antonio Vergamini

Costumi Giovanna Buzzi

Co-design luci e FireFly Forest Alexis Bowles

FireFly Forest Roberto Vitalini–bashiba.com

Assistente alla regia Geneviève Dupér

Make-up design Chiqui Barbé

Uno spettacolo delicato e intenso, nato dal desiderio dei creatori principali di due cerimonie olimpiche Daniele Finzi Pasca, Julie Hamelin Finzi, Hugo Gargiulo, Maria Bonzanigo, Antonio Vergamini, Giovanna Buzzi, Alexis Bowles, Roberto Vitalini e Matteo Verlicchi di tornare a una dimensione artisticamente intima e raccolta.

Bianco su Bianco narra la storia di Ruggero e di Elena, della difficile infanzia del ragazzo, un padre violento, strane macchie sulla pelle e niente sorrisi, della forza dell’amicizia che gli consente di attraversare la tempesta, e di quel legame tanto magico quanto misterioso che è l’amore, che li sosterrà entrambi nella scalata di una vetta tra le più alte.

Uno spettacolo dove i due interpreti-attori-acrobati-clown Helena Bittencourt e Goos Meeuwsen(conosciuti durante la collaborazione di Daniele con il Cirque du Soleil, da molti anni membri della Compagnia Finzi Pasca,) dialogano con un sofisticato e suggestivo universo fatto di luci e di suoni: una tecnologia sviluppata per la grande foresta di luci che sormontava lo stadio olimpico a Sochi e che, ridimensionata ad uso teatrale, diventa ulteriore, impalpabile interprete dello spettacolo. Ognuna delle più di trecento lampadine è dotata di vita propria ed insieme possono respirare, danzare e palpitare, amplificando le emozioni degli interpreti, immergendo il pubblico in luoghi dell’immaginario che suscitano stupore. Una musica delicata e cristallina accompagna la storia di vita e di speranza di questa coppia divertente, fiabesca e un po’ surreale.




21 | 22 marzo

Teresa Lodovico

ANFITRIONE

Produzione Teatri di Bari | Kismet

Regia e drammaturgia Teresa Ludovico

Musiche M° Michele Jamil Marzella

Eseguite dal vivo da M° Francesco Ludovico

Spazio scenico e luci Vincent Longuemare

Coreografia Elisabetta Di Terlizzi

Costumi Teresa Ludovico e Cristina Bari

Collaborazione letteraria Lucia Pasetti

Cura della produzione Sabrina Cocco

Con Michele Cipriani, Irene Grasso, Demi Licata, Alessandro Lussiana, Michele Schiano di Cola, Giovanni Serratore

Chi sono io se non sono io? Quando guardo il mio uguale a me, vedo il mio aspetto, tale e quale, non c’è nulla di più simile a me! Io sono quello che sono sempre stato? Dov’è che sono morto? Dove l’ho perduta la mia persona? Il mio me può essere che io l’abbia lasciato? Che io mi sia dimenticato? Chi è più disgraziato di me? Nessuno mi riconosce più e tutti mi sbe¬ffeggiano a piacere. Non so più chi sono!

Queste sono alcune delle domande che tormentano sia i protagonisti dell’An¬fitrione, scritto da Plauto più di 2000 anni fa, che molti di noi oggi. Il doppio, la costruzione di un’identità fittizia, il furto dell’identità, la perdita dell’identità garantita da un ruolo sociale, sono i temi che Plauto ci consegna in una forma nuova, da lui definita tragicommedia, perché gli accadimenti riguardano dei, padroni e schiavi. In essa il sommo Giove, dopo essersi trasformato nelle più svariate forme animali, vegetali, naturali, decide, per la prima volta, di camuff¬arsi da uomo. Assume le sembianze di Anfitrione, lontano da casa, per potersi accoppiare con sua moglie, la bella Alcmena, e generare con lei il semidio Ercole. Giove-Anfitrione durante la notte d’amore, lunga come tre notti, racconta ad Alcmena, come se li avesse vissuti personalmente, episodi del viaggio di Anfitrione. Durante il racconto il dio provò, per la prima volta, un’ilarità che poi si premurò di lasciare in dono agli uomini. “Abbandonato il regno delle metamorfosi, si entrava in quello della contraff¬azione” Incipit Comoedia (R. Calasso). “Aprite gli occhi spettatori, ne vale la pena: Giove e Mercurio fanno la commedia, qui” (Plauto). Da quel momento nelle rappresentazioni teatrali il comico e il tremendo avrebbero convissuto e avrebbero specchiato le nostre vite mortali e imperfette. Dopo Plauto in tanti hanno riscritto l’Anfitrione e ciascuno l’ha fatto cercando di ascoltare gli stimoli e le inquietudini del proprio tempo. Ho provato a farlo anch’io.

Teresa Ludovico

23 marzo | 2 aprile

Antonio Milo, Adriano Falivene ed Elisabetta Mirra

METTICI LA MANO

Produzione Diana Or.i.s.

Di Maurizio de Giovanni

Scene Toni di Pace

Costumi Alessandra Torella

Musiche Marco Zurzolo

Luci Davide Sondelli

Regia Alessandro D’Alatri

Con Antonio Milo, Adriano Falivene ed Elisabetta Mirra

Dopo il successo de Il silenzio grande, la nuova inedita commedia di Maurizio De Giovanni Mettici la mano con Antonio Milo, Adriano Falivene, Elisabetta Mirra. Un progetto che nasce quasi come una costola della saga de Il commissario Ricciardi.

In una Napoli devastata dalle conseguenze del nazifascismo, martoriata dai bombardamenti, ma mai priva di quella carica di umanità e di amore per la vita, due tra i volti più colorati si staccano dal filone corale e tornano a raccontarsi con il pubblico, ma questa volta dal vivo: il brigadiere Maione e il femminiello Bambinella, uno con il rigore della divisa e l’altro con la leggerezza della femminilità travestita. Medesimi i due attori che hanno interpretato la serie tv: Antonio Milo e Adriano Falivene.

La novità è Elisabetta Mirra nel ruolo di Melina, straordinario sguardo sul sacrificio femminile di quell’epoca.

12 | 16 aprile

Compagnia blucinQue

VERTIGINE DI GIULIETTA

Testo d’ispirazione Romeo e Giulietta di William Shakespeare

Produzione blucinQue in coproduzione con Fondazione Cirko Vertigo

Compagnia blucinQue

Direzione Caterina Mochi Sismondi

Creazione e Performance Elisa Mutto, Alexandre Duarte, Federico Ceragioli, Vladimir Ježić, Michelangelo Merlanti e Ivan Ieri

Light design Massimo Vesco

Violoncello e sound design Bea Zanin

Costumi Carla Carucci

Foto Andrea Macchia

Oscillazione, volo, perdita di equilibrio, tensione, per un lavoro di ricerca sul movimento e la composizione tra teatrodanza, musica dal vivo, testo e discipline circensi, in uno spazio concettuale e fluido. Nel perimetro tracciato da una danza sul tema della “vertigine amorosa”, che indaga un’anima incline al vacillare e al perdersi dei giovani amanti, trova spazio la composizione coreografica e sonora del lavoro di blucinQue: corpi, luce e musica live diventano voce di un medesimo canto, scandito in sequenze come brevi atti. L’uso della voce riporta, in inglese e italiano, parti del testo di Shakespeare, in forma musicale e ritmica.

Pochi ed emblematici oggetti di scena e linee geometriche emergono quali elementi concreti e plastici, che si stagliano a contrappunto di questa atmosfera, dove i veri protagonisti sono il tempo e la distanza, la lotta e il dubbio. A scandire il ritmo delle scene, l’alternanza dei brani tratti dal balletto di Prokofiev, per riscoprirne una nuova scrittura e un finale sospeso. La musica eseguita dal violoncello classico, processato dal vivo da Bea Zanin, coinvolge nella composizione fisica e sonora anche i performer. Accanto alla musicista, gli artisti Elisa Mutto, Alexandre Duarte, Federico Ceragioli, Vladimir Ježić, Michelangelo Merlanti e Ivan Ieri, sotto la direzione della coreografa e regista Caterina Mochi Sismondi. 

18 | 23 aprile

Glauco Mauri e Roberto Sturno

VARIAZIONI ENIGMATICHE

Produzione Compagnia Mauri Sturno

Di Éric-Emmanuel Schmitt

Regia Matteo Tarasco

Traduzione e adattamento Glauco Mauri

Scene e costumi Alessandro Camera

Musiche Vanja Sturno

Luci Alberto Biondi

“Una partita a scacchi, un thriller psicologico, un incontro-scontro tra due uomini legati alla figura di una donna”

Glauco Mauri e Roberto Sturno portano in scena Variazioni enigmatiche di Éric-Emmanuel Schmitt.

Matteo Tarasco è il regista di questo nuovo allestimento del testo dell’autore francese prodotto dalla Compagnia Mauri Sturno; la traduzione e l’adattamento sono di Glauco Mauri, le scene e costumi di Alessandro Camera, le musiche di Vanja Sturno.

Éric-Emmanuel Schmitt, per anni professore universitario di filosofia, scrittore, e anche attore e regista, è il più tradotto romanziere e il più rappresentato drammaturgo di lingua francese, Variazioni enigmatiche è rappresentato ininterrottamente da un quarto di secolo in tutto il mondo. Tra le sue opere teatrali rappresentate in Italia: Il visitatore e Il libertino, oltre a Variazioni Enigmatiche e Il Vangelo secondo Pilato, queste ultime due messe in scena con grande successo rispettivamente nel 2000 e nel 2008 da Glauco Mauri e Roberto Sturno, con la regia di Mauri.

“Variazioni Enigmatiche” è una partita a scacchi, un intreccio psicologico, un incontro-scontro tra due uomini legati alla figura di una donna.

Abel Znorko premio Nobel per la letteratura che, per fuggire gli uomini e la volgarità del mondo, si è rifugiato in un’isola sperduta nel mare della Norvegia e in questa solitudine mantiene vivo, attraverso una corrispondenza amorosa che ormai dura da vent’anni, l’amore per una donna misteriosa. E Erik Larsen giornalista che ha preso il pretesto di un’intervista per poter incontrare lo scrittore.

Ma qual è il vero motivo dell’incontro? E perché il grande Abel Znorko, quest’uomo solitario e misantropo, ha accettato per la prima volta di ricevere uno sconosciuto giornalista?

Come in un thriller dei sentimenti, ritmato da drammatici colpi di scena, due uomini si scontrano in un’alternanza di crudeltà e di tenerezza, di ironia feroce e di profonda commozione: un’intervista che presto si trasforma in un’affannosa, affascinante scoperta di verità taciute.

Ma solo alla fine, l’ultima lancinante rivelazione svelerà il vero motivo dell’incontro... e l’uomo scoprirà nell’altro uomo lo stesso bisogno di comprensione e d’amore.”

(Glauco Mauri)

“Un enigma è un problema senza soluzione, un mistero del senso e – come per la partitura musicale di Edwar Elgar che ispira il titolo del dramma di Éric-Emmanuel Schmitt, costruita attorno ad un tema principale in fuga nel labirinto di molteplici variazioni – l’enigma è il protagonista anche del misterioso incontro/intervista tra il premio Nobel Abel Znorko, che vive isolato su un’isola ai margini del Polo Nord, e il giornalista Erik Larsen.

Variazioni Enigmatiche è un thriller psicologico, un face-à-face inesorabile, dove in un costante scambio dialettico tra illusione ed elusione (nel senso antico di in-ludo ed ex-ludo, mettersi in gioco e contemporaneamente fuori gioco) due uomini si sfideranno alla ricerca della verità. Ma – come ci suggerisce Schmitt, ammaliandoci con la sua poetica intrisa di umana fraternità – siamo sicuri che la verità riveli più delle menzogne”?

(Matteo Tarasco)

3 | 7 MAGGIO

Elena Strada, Ruggero Franceschini, Alberto Baraghini

NOTTI

Produzione SlowMachine con il sostegno di Fondazione Teatri delle Dolomiti, FUNDER 35, Fondazione Cariverona

Regia di Rajeev Badhan

Assistente alla produzione Alex Paniz

Scene Badhan/Strada realizzate da Matteo Menegaz

Drammaturgia di Elena Strada

Direttore della fotografia Federico Boni

Con Elena Strada, Ruggero Franceschini, Alberto Baraghini

Può “Le notti bianche”, a duecento anni dalla nascita del suo autore, parlare ancora alle generazioni di oggi? Quali universi può aprire? Quali immaginari può svelare? Quali contrasti può portare alla luce? A partire da “Le notti bianche” di Dostoevskij e passando attraverso “Amore liquido” di Bauman, Elena Strada sviluppa una drammaturgia originale che si interroga sulla dimensione nell’oggi di quell’assoluto e fragile sentimento chiamato amore.

Attraverso la regia di Rajeev Badhan, che mette in dialogo teatro, video, video live e una recitazione desaturata, ne nasce uno spettacolo dalla forte tensione visionaria in cui due e più livelli visivi e temporali si intrecciano nella ricerca di un senso profondo delle relazioni ai nostri tempi. SlowMachine porta avanti con questo lavoro la sua ricerca sui linguaggi del contemporaneo esponendosi ad un confronto tra diverse epoche, generazioni, tecnologie e mezzi espressivi sul concetto di amore. In scena tre attori/autori di una narrazione che si sdoppia, crea parallelismi, seconde dimensioni, labirinti, per poi infrangersi.

Il risultato genera nuovi quesiti: può la liquidità della nostra epoca influire anche sui sentimenti più forti e apparentemente solidi? Il concetto di amore ha un denominatore comune? Amore e libertà sono un binomio incompatibile?... Interrogativi che ci vedono tutti protagonisti silenziosi di una storia ancora da scrivere.

MILANO È VIVA NELLE PERIFERIE

PROGETTO “LA CITTÀ SENZA PORTE”

A cura di Teatro Menotti, Sunugal Associazione Socioculturale, Associazione Culturale Quattro, Aps Elikya Onlus, VerdeFestivalImmaginate un paese dove le case non hanno porte, i negozi sono sempre lasciati senza lucchetti e blocchi alle saracinesche e gli abitanti non si sentono minacciati. Questa città nella realtà esiste ed è in India nello Stato del Maharashtra si chiama Shani Shingnapur. In quella cittadina, ormai diventata meta di pellegrinaggio anche turistico, gli abitanti si sentono sicuri grazie alla devozione del Dio di Saturno, considerato il custode del villaggio. Nell’aderire al grande progetto cittadino, dedicato al riequilibrio territoriale, il nostro teatro ha fatto sua l’idea e la suggestione della CITTA’ SENZA PORTE, identificando la cultura e lo spettacolo dal vivo diffuso e condiviso come strumenti indispensabili ad una nuova e più partecipata visione del vivere comune, senza confini, divisioni, barriere culturali e linguistiche.

Senza porte, perché libera, senza porte perché aperta, senza porte perché condivisa.

Immaginando una città come Milano senza porte mentali, politiche, culturali, viene più semplice ridurre le distanze, guardare un po’ più lontano dal nostro consueto e provare a tracciare una linea di continuità lungo una direzione che ci ha portato, quasi naturalmente, a sud-est nei quartieri di Porto di mare, Rogoredo e Santa Giulia alla ricerca di spazi e incontri con un luogo di grandi contrasti, che, tra nuove visioni architettoniche, paesaggistiche e una realtà meltin pot sempre più protagonista riesce a svilupparsi, ma anche a conservare la propria identità grazie al lavoro costante del suo associazionismo dinamico che sarà coinvolto attivamente nel progetto. Le azioni da noi proposte intendono proprio attuarsi in questa logica dell’incontro per un’attività articolata che, partendo dal nostro fare e pensare teatro, vuole confrontarsi, cercare stimoli e sviluppi, anche in una logica bi-direzionale costruendo prospettive per il futuro.

PROGRAMMA

La Via dei Narratori – C.I.Q. Centro Internazionale di Quartiere, via Fabio Massimo, 19

12 settembre | Omar Pedrini Quando siete felici fateci caso

13 settembre | Ulderico Pesce Petrolio

14 settembre | Ulderico Pesce Moro: i 55 giorni che cambiarono l’Italia

15 settembre | Saverio La Ruina Italianesi

16 settembre | Saverio La Ruina Masculu e fiammina

17 settembre | Mascherenere Africa racconta

18 settembre | Moni Ovadia Laudato si

19 settembre | Livia Grossi Nonostante voi. Storie di Donne Coraggio

20 settembre | Paolo Rossi Recital

Rogoredo Sottosopra – Santa Giulia

Dal 23 settembre al 2 ottobre, spettacoli di Circo contemporaneo, Musica e Teatro

23 settembre | Omar Pedrini, trio elettroacustico Dai Timoria ad oggi

24 settembre | Sacchi di sabbia - Sandokan

25 settembre | Sacchi di sabbia - 7 contro Tebe

27 settembre | Possiamo salvare il mondo prima di cena

30 settembre | Paolo Rossi Per un futuro immenso repertorio

1° ottobre | Shakespeare in 90 minuti

2 ottobre | Shakespeare in 90 minuti


Tutti i giorni spettacoli di Circo contemporaneo internazionale

Laboratori gratuiti

Laboratorio di Teatro a cura di Emilio Russo dal 26 al 30 settembre – Rogoredo Santa Giulia

Laboratorio di Teatro ombre a cura di Controluce 3-4 e 10-11 settembre – Ex Docce di Rogoredo

Laboratorio di musica rap a cura di Francesco Carlo, in arte Kento dal 19 al 23 settembre – C.I.Q.

Laboratorio di musica corale a cura dell’Associazione Elikya dal 7-10 /14-17/ 21-24 settembre con restituzione laboratorio – C.I.Q.

Menotti inside-out 2022/2023

Occasioni di incontro per nuovi spazi e visioni tra centro e periferia per la ricerca di pubblici di vicinato tra creatività di confine, sostenibilità sociali e ambientali

La situazione contingente ha reso necessario un ripensamento e una diversificazione non solo dell’offerta culturale, ma anche del ruolo stesso delle organizzazioni, in particolare dei Teatri, che si trovano a dover ri-costruire e consolidare il loro ruolo sociale all’interno di un tessuto oggi particolarmente indebolito dall’emergenza sociosanitaria. Il Teatro diventa protagonista del cambiamento, connettore sociale, responsabile di ricucire ferite e restituire fiducia anche riconfermandosi al centro di una rete di relazioni di soggetti, oltrepassando i propri limiti fisici, con uno sguardo sulle comunità limitrofe e attigue, attivando la propria capacità di “incidere” e “decentrare” allo stesso tempo. Uno spazio (ristrutturato) che si rinnova e si consolida, aprendo le proprie porte, attirando nuovi pubblici e che si muove verso contesti territoriali nuovi, grazie al supporto di diversi attori sociali. Un movimento che vedrà il realizzarsi di numerose attività culturali ad alto valore sociale, con l’obiettivo di parlare nuovi linguaggi per permettere alle persone di avvicinarsi o ri-avvicinarsi al Teatro e alla sua dimensione dal vivo, costruendo un percorso inside-out. Uno nuovo spazio sempre aperto, nuove funzioni tra cui quella di primo co-working teatrale a Milano, una rete di quartiere con al centro il Teatro che valorizzi il sistema dei servizi duramente colpiti dalla pandemia, che crei nuovi palcoscenici inediti, che intercetti nuove forme di espressione artistica, grazie a una programmazione moltiplicata e sfaccettata lungo la direttrice della periferia sud-est, grazie alla realizzazione di attività diurne e ad un premio per giovani compagnie emergenti dedicato al tema dell’interculturalità, oltre a spettacoli offerti ad un potenziale nuovo pubblico per il Menotti Teatro Filippo Perego, con un’attenzione particolare al tema dei linguaggi innovativi.

Menotti inside-out, un movimento culturale, il teatro al centro della ripartenza per il bene collettivo.

La proposta Menotti inside-out percorre direttrici all’apparenza parallele, ma assolutamente convergenti. Differenti e coordinate azioni lungo un’unica linea progettuale per costruire nuovi modelli di operatività e nuovi scenari tesi a consolidare nel breve e nel lungo periodo un ruolo rinnovato del nostro fare e pensare teatro, che riesca a miscelare le caratteristiche e la mission della funzione pubblica con nuove esigenze connesse all’intercettazione di nuovi target, ma anche al recupero e al consolidamento di un pubblico già esistente. Un pubblico che, oggi, a seguito dell’emergenza sociosanitaria, sta modificando le proprie abitudini di frequentazione e partecipazione agli eventi culturali, sia in termini di mere dinamiche legate all’accesso, al coinvolgimento promozionale e all’informazione, sia per quello che riguarda la qualità e la tipologia della domanda di spettacoli ed eventi. Menotti inside-out per una città che cambia, sempre meno centripeta, sempre meno disposta ad accettare il consueto. Il progetto quindi si interroga sull’offerta e l’attrattività del programma e dei servizi teatrali, sulla sua capacità di creare rete e fili conduttori all’interno del proprio quartiere di riferimento e delle zone ad esso limitrofe, sulla progettualità interculturale.

STAGIONE 2022 | 2023

BIGLIETTERIA

Campagna Abbonamenti

PREZZI

• Intero - 33.00 € + 2.00 € prevendita

• Ridotto over 65/under 14 - 15.00 € + 1.50 € prevendita

ABBONAMENTO MENOTTI CARD

4 ingressi: €50,00

TEATRO MENOTTI

Via Ciro Menotti 11, Milano - tel. 028287361

<1447>biglietteria@teatromenotti.org

ORARI BIGLIETTERIA

Dal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 19.00

Domenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo

Acquisti online

Con carta di credito su www.teatromenotti.org

ORARI SPETTACOLI

Dal martedì al sabato ore 20

Domenica ore 16.30

Lunedì riposo

Source by Lucia Ferrigno


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