Prostituzione: otto arresti a Bari

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È di 8 persone arrestate (6 cittadini nigeriani e 2 cittadini italiani) e 9 persone denunciate il bilancio dell’operazione di polizia eseguita questa mattina dagli uomini della squadra mobile di Bari.
Agli arrestati, sono stati contestati a vario titolo i reati di tratta di esseri umani, riduzione in schiavitu', favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Le indagini della Procura distrettuale antimafia, riferiti al periodo compreso dal 2004 ad oggi, sono stati notificati nelle province di Bari, Lecce e Vicenza

L’indagine, è nata anche a seguito delle dichiarazioni rese dalle ragazze sfruttate, giunte in Puglia inseguendo il sogno di una vita migliore ma che finivano poi costrette a prostituirsi sulle strade statali della provincia di Bari. Proprio per l’eccessivo numero di clienti che le ragazze attiravano sulla complanare della statale 16, gli abitanti della zona avevano protestato con forza negli anni scorsi ottenendo più rigorosi controlli da parte delle forze di polizia.

Trasportate come merce attraverso l’Europa

Venivano comperate nel loro Paese di origine e mostrate ai vari acquirenti attraverso veri e propri book fotografici per poi essere “trasportate” nel continente come se fossero merce le ragazze nigeriane che cadevano nella rete dell’organizzazione.

Il clan anticipava il denaro occorrente per il viaggio e la ragazza diventava cosi' debitrice e avrebbe potuto riacquistare la propria liberta' solo dopo aver saldato l’intero debito, pari, in alcuni casi, anche a 50 mila euro. Le ragazze arrivavano in Europa con voli di linea provenienti dalla Nigeria e, al momento dell’imbarco, venivano munite di passaporti, quasi sempre falsificati, che poi restituivano ad una persona dell’organizzazione che le attendeva nella citta' in cui avveniva l’ultimo scalo aereo. Il primo tratto del percorso, dalle proprie zone di origine fino all’aeroporto, invece, veniva fatto dalle ragazze a piedi o a bordo di fuoristrada.

Spesso arrivavano all’aeroporto di Madrid, in Spagna dove venivano prelevate da un altro membro dell’organizzazione che le accompagnava poi in stazione; in treno raggiungevano l’Italia, in particolare le citta' di Torino e di Verona, dove ad attenderle secondo l’accusa vi era 'Monday', il cittadino nigeriano - che è tra gli otto arrestati - ritenuto a capo dell’organizzazione insieme ad un connazionale conosciuto come Epa'. In altri casi le ragazze raggiungevano la Spagna a bordo di gommoni, attraverso lo stretto di Gibilterra, per poi raggiungere le principali citta' spagnole dalle quali ripartivano sempre in treno con destinazione Italia.

I riti vudu'

Alle malcapitate in diverse occasioni venivano praticati riti vudu', attraverso l’asportazione di ciocche di capelli, di peli pubici e di unghie. Con i riti vudu', quindi, i membri dell’organizzazione cercavano di impedire che le giovani donne potessero progettare eventuali fughe o disobbedire alle regole che venivano imposte. Riti che, a causa delle forti credenze religiose, creavano - secondo gli investigatori - uno stato di soggezione psicologica nelle vittime, impedendo loro di ribellarsi per il timore di subire gravi conseguenze fisiche non solo per se stesse ma anche per i familiari in Nigeria.

Gli aborti clandestini

Altro particolare inquietante è il numero di aborti che le ragazze erano costrette a subire dalle loro sfruttatrici ( le cosiddette "madame" o "maman"). Della pratica degli aborti clandestini si parla in intercettazioni telefoniche.

In una di queste, una prostituta si fa consegnare dal cliente che si era innamorato di lei 500 euro per interrompere la gravidanza e si fa promettere altri 300 euro, sostenendo che avrebbe fatto ricorso ad un aborto clandestino. Gli aborti, in realta', venivano realizzati dalle sfruttatrici delle nigeriane che per punire le prostituite rimaste incinte per aver avuto rapporti sessuali non protetti con i loro clienti, le inducevano ad ingerire un cocktail di farmaci ed alcolici che provocava l’aborto.