Per rilanciare l’Italia rileviamo la sfida dell’educazione (II)

IV Conferenza programmatica (15 - 16 settembre 2007)

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Introduzione: Il consenso raccolto dal Coordinamento Monarchico Italiano (CMI) ha premiato un'intuizione prima ancora che essa fosse stata consapevolmente e criticamente elaborata perché è nato per unire, non per escludere. Ma quella intuizione ha solide radici culturali, che è tempo di esplicitare e approfondire.

Il CMI nasce con l’inizio del nuovo secolo, si nutre delle Tradizioni e della Storia ed è proiettato verso il futuro. La sua sfida è quella di dare vita a una nuova organizzazione dei monarchici in Italia, a una nuova visione culturale, civile ed istituzionale della democrazia e della libertà , a programmi e obiettivi capaci di aggregare vasti settori della società italiana - dopo una lunga crisi della partecipazione - per concorrere in modo decisivo all’affermazione dell’attualità della Monarchia Costituzionale.

La globalizzazione si presenta, oggettivamente, come la dimensione entro la quale si deve operare.

Il CMI prende atto della globalizzazione, in quanto superamento dell’antico regime degli Stati, realizzazione di codici (diritto, moneta) indisponibili a singole organizzazioni (Stati, imprese) e possibilità per l’apertura dei mercati e del commercio internazionale dai paesi arretrati ai paesi più avanzati. Tuttavia si preoccupa per la progressiva alienazione dei concetti di Patria e di Nazione, per la minima presa in considerazione dell’aspetto ecologico e degli squilibri imposti da uno sviluppo economico spesso anarchico.

La globalizzazione non governata è portatrice di nuove e più profonde disuguaglianze tra Paesi e all’interno dei Paesi. Il nuovo terrorismo, che nasce localmente e agisce globalmente, si radica proprio nei processi di frantumazione e nelle contraddizioni originate da una globalizzazione senza regole. Urge una risposta globale che agisca a livello nazionale, ma anche localmente.

Deve affermarsi un nuovo ordine internazionale adeguato agli scenari che si sono delineati, di cui si avverte fortemente l’urgenza, soprattutto dopo l’11 settembre 2001, con l’evidente necessità di porre il mondo al riparo dalla minaccia delle violenze, in particolare da quelle di matrice terroristica o religiosa.

In seno all’Unione Europea, l’Italia può e deve imprimere un decisivo balzo in avanti al processo di integrazione, a partire dalla realizzazione di una vera politica estera e di sicurezza comune. Su questo terreno è altresì necessaria la ripresa di un'iniziativa coerente con la sua vocazione europeista e un rapporto privilegiato verso una società civile sempre più aperta e riflessiva. Attraverso organizzazioni non governative e libere forme associative, ed in particolare attraverso i movimenti dei giovani e delle donne, emergono in tutti i paesi domande culturali più avanzate, più profonde, davvero autentiche e non frutto di ideologie che tutto asservono ai loro scopi.

Un ordine mondiale democratico può esser costruito se si ricerca la sintesi tra crescita economica, sviluppo umano, coesione sociale e democrazia reale. Questa prospettiva deve porsi l’obiettivo di coniugare forme di libertà , giustizia sociale ed equità , ed insieme costruzione negoziata di regole e riconoscimento delle differenze culturali. A questo fine sono ugualmente determinanti la democratizzazione e l’equilibrio degli organismi internazionali, in primo luogo dell’ONU.

Alla globalizzazione dei mercati deve corrispondere la globalizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Il CMI custodisce e promuove naturalmente la coscienza e il valore dell’identità nazionale, le ragioni culturali e civili dell’orgoglio di essere italiani ed europei ed i vincoli di solidarietà conseguenti nell’alveo di una Patria unita e indivisibile. Tale sentimento evolve verso un più ricco e comprensivo patriottismo.

Dunque, una comunità nazionale che affonda le sue radici giudeo-cristiane nella storia - italiana ed europea - ma che, di più, si riconosce positivamente nel complesso di valori civili voluti da Re Carlo Alberto ed ampliati dai suoi successori.

Quello della legalità è un principio chiave. Il nostro paese sembra incapace di un giusto equilibrio tra sicurezza e garanzie, tra controllo della legalità e rispetto dei diritti di libertà . Ad una stagione attraversata da alcune alterazioni giustizialiste, non deve far seguito di nuovo un tempo esposto al rischio dell’impunità . Dobbiamo impegnarci fattivamente per la giustizia, nel segno di una legalità forte, equilibrata, serena e per questo motivo, totalmente e realmente indipendente dal potere partitico.

La riscoperta del principio di sussidiarietà (forma più concreta di individuazione dell’interesse comune) a fronte del deperimento della struttura dello Stato nazionale accentratore, è l’architrave di una nuova concezione dell’ordinamento. A partire da una nuova visione della statualità , la persona - con la sua nuova dimensione cultural-giuridica - è il punto di partenza, ma anche il fine del nuovo ordinamento giuridico.

Cellula prima della sovranità è e rimane la persona. Gli ordinamenti superiori non hanno natura gerarchica, ma sono organizzati al fine di garantirne una tutela che, estendendosi ad altre persone, configura l’interesse generale e il bene comune. Siamo dunque di fronte ad un orizzonte nuovo, ove collocare l’interesse generale, la cui garanzia è data non tanto da una risposta uniforme quanto da una regola comune.

Inoltre ricordiamo che abbiamo quattro elementi fondamentali: il rispetto incondizionato della dignità dell’uomo; il rispetto del matrimonio monogamico tra uomo e donna, cellula fondamentale della società ; il rispetto del senso sacro di Dio e di ciò che è considerato più sacro; un pensiero laico che non si chiude alla trascendenza e che non elimina l’apertura alla trascendenza delle basi dello Stato e dei contenuti del Diritto Costituzionale. Infine, di fronte alla tradizionale proposta nata con l’Illuminismo di basare il diritto su una concezione del mondo come se Dio non esistesse, perché non concepire il mondo e le leggi come se Dio esistesse?

La nuova sfida da rilevare con urgenza è quella dell’educazione!

Eugenio Armando Dondero
Portavoce
Coordinamento Monarchico Italiano