Mosca: Carlo Bindolini - È stato il capo della cancelleria della Casa Romanov, Alessandro Zakatov a dare la notizia della scomparsa nella notte tra il 22 ed il 23 maggio scorso della Granduchessa Leonida Romanov a Madrid, all’ospedale dove era stata da poco ricoverata per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute.
“La Granduchessa Leonida Georgiievna era l’ultimo esponente della dinastia ad essere nata prima della rivoluzione bolscevica del 1917. Figlia del Principe Giorgio Bagration, il capo della Casa Reale di Georgia, che non ha mai potuto regnare, ha trascorso la sua giovinezza in Unione Sovietica, ha conosciuto il terrore e le repressioni. La sua famiglia è riuscita a lasciare l’Unione Sovietica nel 1931, grazie alla protezione dello scrittore russo Massimo Gorki. La Granduchessa ha visitato spesso la Russia. La sua ultima visita risale al settembre del 2002. Si era recata a Mosca ed aveva partecipato all’inaugurazione di un cimitero militare e di una cappella a Smolensk”¦Ora rientrerà nel suo paese natale per sempre”, ha dichiarato Zakatov. Ma chi era e qual è stata la vita della Granduchessa Leonida di Russia? Sua Altezza Imperiale la Granduchessa Leonida Georgiievna era nata a Tbilisi, in Georgia il 23 settembre (6 ottobre) del 1914. Suo padre era il Principe Giorgio Alexandrovich Bagration di Mukhrani e sua madre la Principessa Elena Sigismundovna, nata Novina-Zlotnicka. La dinastia dei Bagration è una delle più antiche d’Europa, che,secondo la tradizione preservata nella storia di questa famiglia, discende da Re David e proveniva dalla Palestina, che abbandonò nel 530. Sempre secondo questa tradizione sette fratelli discendenti di David abbandonarono la terra natale e tre di loro giunsero in Armenia, mentre altri quattro si stabilirono a Kartli, una delle regioni più importanti della Georgia, dove si mescolarono con la nobiltà locale diventando così i feudatari della regione.
Uno dei quattro fratelli, Guaram, fu il capostipite della dinastia dei Bagration che proseguì con suo figlio Bagrat, e che venne in Georgia nel 575. La casa regnante di Mukhrani ebbe origine nel 1469. Stretti legami tra i Bagration e la Russia vennero stabiliti nel 1564, quando Re Leo di Kahkety ebbe la protezione di Giovanni IV, il Thunderous. Questo processo venne terminato nel 1783 con la firma del Trattato di Georgievsk, secondo il quale il Regno di Georgia, mentre manteneva la sua autonomia e la sua antica monarchia, entrava sotto la sovranità dell’Impero di Russia. Tuttavia, durante il Regno dell’Imperatore Alessandro I, questo accordo, che era stato firmato “per una durata eterna”, venne violato. Con la morte di Re Giorgio XII, la Georgia divenne parte dell’Impero Russo e la dinastia dei Bagration venne dichiarata decaduta nel 1801. Tuttavia i Bagration non rinunciarono mai al loro titolo di sovrani di Georgia. Quando il ramo primigenio della Casa dei Bagration si estinse alla fine del diciannovesimo secolo, la successione dinastica al trono di Georgia passò al ramo dei Principi Bagration di Mukhrani. Tuttavia, la situazione non permetteva il loro ritorno al trono. Il nonno ed il padre della Granduchessa Leonida furono fedeli nel loro servizio all’Impero russo, ma allo stesso tempo non rinunciarono al loro titolo di sovrani di Georgia. Il nonno della Granduchessa, S.A.R. Alessandro Iraklijevich Bagration di Mukhrani (de-jure Re di Georgia) dopo l’assassinio dello Zar Nicola II e della sua famiglia a Ekaterinburg nel Luglio 1918 cercò di fuggire dalla sua nativa Georgia, ma tre mesi dopo venne catturato dalle Guardie Rosse a Pyatigorsk, al nord del confine Georgiano ed assassinato. Il resto della famiglia Bagration, compresa la Principessa Leonida, rimase in libertà a Tbilisi nei tre anni successivi fin quando il governo menscevico georgiano guidato da N. Dzhordani fu travolto dalle forze bolsceviche. Nel 1921 la famiglia della Principessa Bagration di Mukhrani si recò all’estero. Solo due anni dopo, nel 1923, il desiderio di ritornare nella loro patria divenne così grande che i Bagration ritornarono a Tiblisi. All’inizio era stato loro permesso di risiedere nella loro dimora di famiglia, ma poco dopo le molestie e gli arresti cominciarono. I bolscevichi imprigionarono e rilasciarono a più riprese il padre della Principessa Leonida e costrinsero sua madre a compiere lavori manuali per nutrire i propri figli, la stessa giovane Principessa Leonida fu costretta a lavorare per potere continuare a frequentare la scuola ed ottenere le razioni alimentari, cucendo e ricamando. Anche all’interno della loro abitazione i Bagration erano sorvegliati continuamente da un ufficiale della Ceca e dalla moglie di costui. Tuttavia queste continue umiliazioni non alterarono il morale della famiglia salda e resistente e compatta attorno alla madre di Leonida, che era la vera anima della famiglia. Leonida visse così in Georgia con i suoi familiari fino alla metà degli anni trenta, quando la famiglia dei Bagration fu costretta a lasciare ancora una volta la Russia grazie all’aiuto dello scrittore Massimo Gorki. La Principessa Bagration aveva incontrato Gorki prima della guerra ed aveva mantenuto con lui legami di amicizia, quando Gorki era ancora in esilio. Fu proprio lui ad aiutare l’antica famiglia reale georgiana a lasciare la Russia ed a recarsi all’estero. A diciotto anni la Principessa Leonida era una tipica bellezza Georgiana, bruna e prosperosa con un carattere d’acciaio, una personalità gaia e calorosa e solidi principi, dotata di buonsenso, doti che le permisero di affrontare senza piegarsi le difficoltà della sua esistenza.
Realista e pragmatica, la Principessa Leonida, ancora molto giovane, sposò con un matrimonio civile, a Nizza, il 6 Novembre 1934, Sumner Moore Kirby, un uomo d’affari ebreo americano di origine scozzese. Era socio d’affari delle FW Woolworth eredi ed era già stato sposato due volte in precedenza. Dal matrimonio, che durò solo tre anni, nel 1935 nacque una figlia, Elena, che ricevette in seguito il titolo di Contessa Dvinskaya dal patrigno, ma nel 1937 la coppia divorziò. Kirby morì in un ospedale a Leau nel 1945, dopo essere stato deportato dal governo collaborazionista di Vichy nel 1944 nel campo di concentramento nazista di Buchenwald, lasciando la figlia Elena erede di una considerevole ricchezza. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Principessa Leonida, fuggita dalla Francia occupata dai nazisti grazie all’aiuto di alcuni amici, riuscì a stabilirsi in Spagna con sua figlia. Qui conobbe nel 1947 un altro esiliato, il Granduca Vladimiro Kirillovic Romanov, nato in Finlandia il 17 agosto 1917 e quindi più giovane di tre anni della Principessa Leonida, unico figlio maschio del Granduca Cirillo Vladimirovic Romanov e pretendente, dal 1938, dopo la morte del padre, al trono imperiale di Russia; questi dopo la fine della guerra trascorreva gran parte della sua vita a Madrid, tornando tuttavia frequentemente nella sua proprietà in Bretagna a Saint-Briac. La posizione dinastica del Granduca Vladimiro era complessa. Era l’unico figlio del Granduca Cirillo, anch’egli a sua volta un pretendente controverso. Cirillo era infatti il figlio del Granduca Vladimiro, il più giovane fratello dello Zar Alessandro III. Dopo l’assassinio dello Zar Nicola II e della sua famiglia, Cirillo era diventato l’erede al trono, sposato con Vittoria Melita di Coburgo ed Edimburgo, una discendente della Regina Vittoria, si era reso colpevole di una grave colpa: allo scoppio della rivoluzione il Granduca Cirillo comandava un reggimento di guardiamarina a Pietrogrado, la cui missione era di proteggere la Famiglia Imperiale che si trovava nel suo palazzo di Tsarskoe Selo. Nella totale confusione che caratterizzò quei tragici giorni, Cirillo, prima ancora dell’abdicazione dello Zar Nicola II, si recò alla Duma alla testa dei suoi guardiamarina, che ostentavano una coccarda rossa, e rimise il comando del suo corpo d’armata a disposizione del Governo Provvisorio. Si trattò di un gesto carico di gravi conseguenze, perché lasciava la Famiglia Imperiale priva di protezione, nell’assenza dello Zar che era al fronte, e che manifestava la defezione di un Romanov ed il suo passaggio dalla parte dei rivoltosi. Anche se poco dopo Cirillo lasciò la Duma, tutti capirono che il Granduca voleva porre i suoi soldati a fianco del Governo Provvisorio e che il potere dei Romanov era in agonia. Per Nicola II e la Famiglia Imperiale, l’azione intempestiva di Cirillo era un vero tradimento. Questo gesto sconsiderato perseguitò il Granduca Cirillo per tutta la sua vita. Nell’estate del 1917 Cirillo e sua moglie Vittoria Melita ottennero da Kerenski il salvacondotto per raggiungere la Finlandia, dove nacque alla fine dell’estate del 1917 il loro figlio Vladimiro. Nel 1922, sfidando il parere contrario del Supremo Concilio Monarchico russo, il Granduca Cirillo si autoproclamò Protettore del Trono e due anni dopo, il 31 agosto 1924, assunse il titolo di Imperatore di tutte le Russie. Il matrimonio tra il Granduca Vladimiro e la Principessa Leonida venne celebrato il 13 agosto 1948 a Losanna con una cerimonia civile alla quale seguì una cerimonia religiosa. Sfortunatamente questo matrimonio non ebbe l’unanime consenso nella famiglia dei Romanov, innanzitutto perché Leonida non aveva il “look” che alcuni esponenti della famiglia si aspettavano da una Zarina in esilio. La giudicarono estroversa, troppo pragmatica e combattiva e non sopportavano che Leonida, forte del fatto di essere rimasta per molti anni più di loro in Unione Sovietica, affermasse di conoscere, a giusta ragione, meglio di loro il paese ed il sistema e che ella avesse la convinzione che un giorno o l’altro il regime sovietico sarebbe caduto. Inoltre senza essere mai arrogante, Leonida impressionò il clan dei Romanov per la sua fermezza e la sua inesauribile energia. La Granduchessa sbalordiva letteralmente gli emigrati nel mantenere rapporti clandestini con la Georgia e recandosi con il Granduca Vladimiro a vedere i film di Eisenstein o ad applaudire le tournès del Bolschoi. Dal matrimonio tra il Granduca Vladimiro e la Granduchessa Leonida era nata una figlia, Maria, a Madrid il 23 dicembre del 1953. Anche sul matrimonio sorsero problemi in seno ai Romanov.
Alcuni esponenti della famiglia sostennero che la legge di Famiglia dei Romanov sanciva che solo i figli di un matrimonio tra un Romanov ed una Principessa di sangue reale, non solo nobile, potessero essere inclusi nella linea di successione imperiale, mentre i figli di un matrimonio morganatico ne erano esclusi. Benchè la dinastia dei Bagration, alla quale apparteneva la Principessa Leonida, avesse regnato sulla Georgia fin dal medioevo, il ramo collaterale cui apparteneva Leonida non aveva più regnato dal 1505 ed era quindi stato considerato semplice nobiltà russa. Naturalmente il Granduca Vladimiro sostenne che si trattava di nozze egualitarie ed il 23 dicembre 1969 il Granduca Vladimiro divulgò un decreto con il quale stabiliva che in caso di sua morte dopo tutti gli altri membri indiscutibilmente legittimi dei Romanov, veniva considerata unico membro sicuramente dinastico sua figlia Maria Vladimirovna Romanova, in quanto figlia di matrimonio non morganatico e le conferì il titolo di Curatrice del Trono. Durante il secondo matrimonio della Granduchessa Leonida, la prima figlia Elena, nubile, che aveva ereditato una cospicua fortuna, dette alla coppia granducale un considerevole supporto finanziario e fu ricompensata da Vladimiro con il titolo di Contessa Dvinskaya. La coppia granducale trascorse i lunghi anni di esilio tra Madrid e Saint-Briac. In Spagna la Granduchessa Leonida fece subito conoscenza con il Capo di Stato della Spagna, il Generalissimo Franco. Egli fu sempre estremamente rispettoso del passato delle Case regnanti di Russia e Georgia, e, quando egli incontrò la coppia imperiale per la prima volta dopo il loro matrimonio, li accolse in ginocchio, secondo l’antica tradizione spagnola. Nel 1976 la Granduchessa Maria sposò il Principe Francesco Guglielmo di Prussia, discendente dell’Imperatore Federico III e della Principessa Vittoria, la prima figlia della Regina Vittoria. Da questa unione nacque nel 1981 un figlio, Giorgio, che ricevette il titolo di Granduca di Russia da suo nonno, ma in seguito la Granduchessa Maria divorziò. Dopo anni di silenzio, con la caduta del comunismo nel 1990, durante la presidenza di Boris Yeltsin il sindaco di Leningrado invitò la coppia imperiale alle celebrazioni quando la città riprese il suo antico nome di San Pietroburgo, la Granduchessa Leonida approfittò dell’invito del sindaco di Leningrado, Anatoli Sobchak, per rientrare nel novembre 1991 in Russia con suo marito, senza passaporto e senza visto, perché si trattava di un rientro nella loro patria. A Leningrado lo shoch reciproco fu enorme. A sessantadue anni il Granduca Vladimiro scoprì per la prima volta il paese del quale i suoi genitori gli avevano parlato tutta la vita, il viaggio fu un trionfo, una folla immensa seguì la coppia ed alla loro partenza, quando promisero di ritornare presto in Russia, l’aeroporto era sommerso di bandiere e stendardi con i colori della Santa Russia. Successivamente il Presidente russo Boris Yeltsin durante una sua visita in Francia consegnò alla coppia imperiale i passaporti russi. Alcune settimane dopo, il 21 aprile 1992, mentre stava tenendo un ciclo di conferenze a Miami per ottenere dei sussidi economici per la Russia, il Granduca Vladimiro fu vittima di una crisi cardiaca e morì. Le sue spoglie vennero portate in Russia e fu sepolto il 29 maggio successivo, con tutti gli onori degni di un esponente della Famiglia Imperiale, nella Chiesa della Fortezza dei Santi Pietro e Paolo a San Pietroburgo. Le immagini delle sue esequie solenni vennero trasmesse attraverso la televisione in tutta la Russia. Il dolore di Leonida sconvolse tutti coloro che assistettero alla cerimonia. Qualche mese più tardi la Granduchessa Leonida si occupò del rimpatrio delle spoglie mortali di Cirillo e di Vittoria Melita in Russia. Dopo la morte del Granduca Vladimiro, sua figlia la Granduchessa Maria assunse la guida della Famiglia Imperiale secondo l’interpretazione paterna della Legge di Famiglia dei Romanov.
La Granduchessa Leonida con la figlia Maria si lanciarono in una lunga battaglia giuridica per ottenere la riabilitazione politica dello Zar Nicola II ucciso nel luglio del 1918 a Ekaterinburg con sua moglie, i loro cinque figli, il loro medico e tre dei loro servitori. Alla fine del 2008 la Corte Suprema di Russia giudicò “ingiustificata” la repressione contro lo Zar e la sua famiglia e prese la decisione di riabilitarli. Dopo la morte del marito, la Granduchessa Leonida visse per molto tempo a Parigi, ma effettuò più di trenta visite in Russia; nel 1994 presenziò al seppellimento dei suoi genitori nel sepolcreto dei Reali di Georgia a Mskhetu. La sua principale occupazione negli ultimi anni della sua vita furono le opere di carità , in particolare verso gli orfani e gli invalidi e la promozione delle arti. Ora, dopo la sua morte, per suo espresso desiderio, le sue spoglie mortali saranno portate in Russia per riposare accanto a quelle di suo marito. Le spoglie mortali della Granduchessa Leonida Romanov sono state esposte a San Pietroburgo nella Chiesa della Fortezza di San Pietro e Paolo il 2 giugno 2010 ed il giorno successivo, giovedì 3 giugno in mattinata si sono svolti i suoi solenni funerali. Più di duecento persone si sono riunite nella cattedrale di San Pietro e Paolo attorno alla bara della Granduchessa che era ricoperta dalla bandiera russa e da un’altra con l’aquila bicipite, simbolo dell’Impero Russo ed hanno assistito alla cerimonia officiata dal metropolita di San Pietroburgo e di Ladoga, Vladimir. Le sepoltura è avvenuta alla presenza degli esponenti della Famiglia Imperiale, in particolare della figlia, la Granduchessa Maria Vladimirova, capo della Casa Imperiale, e del nipote Giorgio. Alla cerimonia hanno assistito, tra gli altri, i Consoli di Francia e di Spagna, il Principe Grigori Gagarine ed Alexander Prohorenko, capo del Servizio degli Affari esteri della città di San Pietroburgo. Il costo dei funerali è stato pagato dalla Famiglia Imperiale e dai suoi sostenitori. Nei gironi precedenti era stata celebrata una Messa funebre in ricordo della Granduchessa a Madrid.
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