La sfida ed il ruolo dell’Università ,
un’educatrice umana
Jean Rostand diceva che la cultura è ciò che l’uomo aggiunge all’uomo, l’educazione è il conio impresso sull’umano lì dove esiste solo come potenzialità . La peculiarità dell’uomo non è tanto il puro apprendere, quanto l’apprendere dagli altri uomini, ricevere il loro insegnamento.
E’ necessaria una educazione universitaria adeguata come azione organizzata di esseri umani verso altri esseri umani. L’apprendimento umano, lungi dall’essere identico a quello animale, è un processo complesso, pieno di innumerevoli variabili che lo determinano e lo differenziano per ogni persona. Possiamo comprendere la complessità dell’apprendimento universitario nelle materie che vengono insegnate, ma dobbiamo ammettere che non si tratta solo di ciò: apprendiamo contenuti e informazioni, e sviluppiamo abilità e competenze; tuttavia apprendiamo anche un modo di vivere, di vedere il mondo, cogliamo il senso di una cultura, di una cosmogonia. Ma non è solo questo: è anche l’apprendimento di una serie di segni e di significati, un apprendimento di relazione simboliche, di un linguaggio particolare, di un discorso specifico che ci offre una prospettiva per capire ciò che sappiamo e quello che siamo capaci di fare, tanto a livello di prodotto tecnologico quanto a livello di relazioni interpersonali.
L’impegno sociale e politico dell’Università in ambito culturale comporta attualmente alcune direttive precise. La prima è quella che cerca di assicurare a tutti e a ciascuno il diritto ad una cultura umana e civile, conforme alla dignità della persona, senza distinzione di razza, sesso, nazionalità , religione o condizione sociale. Questo diritto implica il diritto delle famiglie e delle persone ad una scuola libera e aperta; la libertà di accesso ai mezzi di comunicazione sociale, per cui va evitata qualunque forma di monopolio e di controllo ideologico; la libertà di ricerca, di divulgazione del pensiero, di dibattito e di confronto. Al fondo della povertà di tanti popoli si trovano infatti forme diverse di indigenza culturale e di diritti culturali non riconosciuti.
Un’altra sfida per l’impegno dell’Università si riferisce al contenuto della cultura, cioè, alla verità . La questione della verità è essenziale, dal momento che gli esseri umani hanno il dovere di conservare la struttura di tutta la persona, nella quale spiccano i valori dell’intelligenza, della volontà , della coscienza e della fraternità . Una corretta antropologia è il criterio che illumina e realizza le diverse forme culturali e storiche. Il nostro impegno in ambito culturale si oppone a tutte le visioni riduttive e ideologiche dell’uomo e della vita. Le culture delle nazioni sono altrettanti modi diversi di porre la domanda circa il senso dell’esistenza personale.
Le Università devono lavorare generosamente per valorizzare pienamente tutte le dimensioni della cultura: questo compito è sommamente importante e urgente per riuscire a conquistare la qualità della vita umana, sul piano sociale e individuale. La religiosità o spiritualità dell’uomo si manifesta nelle forme culturali alle quali dà vitalità e ispirazione, e l’Università è responsabile anche di questo. Quando si nega la dimensione umana, culturale e religiosa di una persona o di un popolo, la stessa cultura si altera; arrivando, in alcuni casi, perfino a scomparire.
Nel promuovere un’autentica cultura, le Università daranno grande rilievo ai mezzi di comunicazione sociale, considerando soprattutto i contenuti delle innumerevoli iniziative realizzate dalle persone; tutte queste iniziative, sebbene varino da un gruppo a un altro, e da persona a persona, hanno un peso morale e devono essere valutate sotto questo profilo. Per scegliere correttamente, è necessario conoscere le norme di ordine morale e applicarle fedelmente.
Le Università devono considerare i mezzi di comunicazione sociale come possibili e potenziali strumenti di solidarietà : la solidarietà appare come conseguenza di una informazione vera e giusta, e della libera circolazione delle idee, le quali favoriscono la conoscenza e il rispetto del prossimo. Questo non accade se i mezzi di comunicazione sociale vengono usati per edificare e sostenere sistemi economici al servizio dell’avidità e dell’ambizione. La decisione di ignorare completamente alcuni aspetti della sofferenza umana causata da gravi ingiustizie presuppone una scelta inaccettabile. Le strutture e le politiche di comunicazione e di distribuzione della tecnologia sono fattori che contribuiscono a che alcune persone siano “ricche” d’informazione ed altre “povere” d’informazio-ne, in un’epoca in cui la prosperità e perfino la sopravvivenza dipendono dall’informazione. In tal modo, l’Università , unitamente ai mezzi di comunicazione sociale, contribuisce alle ingiustizie e agli squilibri che causano quello stesso dolore che poi diviene oggetto d’informazione. Le tecnologie della comunicazione e della informazione, unitamente alla conoscenza del loro uso, devono puntare alla eliminazione di queste ingiustizie e squilibri.
L’Università e la sua missione, professore ed allievo, richiedono un impegno, una presa di posizione. Il lavoro stesso del docente universitario e dello studente implicano una presa di posizione nella misura in cui si pone come il filtro attraverso il quale arrivano agli allievi le concezioni e le ideologie della cultura; sono pertanto i professori e l’Università che, sotto l’influsso di determinati assiomi culturali e politici, decidono ciò di cui gli allievi hanno bisogno per formare parte della struttura sociale nella loro missione specifica. L’Università si impegnerà affinchè i suoi alunni ricevano il capitale culturale nella misura che corrisponde loro, in modo tale che si compia in essi la funzione che li aiuti nel tessuto sociale.
Perchè questo avvenga il professore deve aver definito per sè - e per i propri allievi - la sua posizione personale di fronte alla circostanza storico-culturale che affronta; deve aderire a qualche dottrina per svolgere il suo lavoro di educatore. Devo dire, a questo punto, che considero un inganno l’idea che l’educazione universitaria possa essere apolitica, priva di ideologia o semplicemente neutrale; certamente non si tratta di strumentalizzarla, anzi, al contrario, si tratta di riconoscere che, come ogni altro processo comunicativo e discorsivo, l’educazione universitaria si fonda su principi ideologici che la alimentano - non mi riferisco necessariamente ad una ideologia politica, ma a delle concezioni di mondo - e che le forniscono finalità e metodi.
Purtroppo questa coscienza dell’Università , come educatrice, rispetto al suo impegno sociale ha finito per essere, in alcuni ambiti, poco significativa. Le riforme nell’educazione hanno portato con sè modifiche di modelli a livello sociale. Non per il fatto che, fino a questo momento, abbiano significato una rivoluzione in termini educazionali, ma perché le riforme portano con sè delle concezioni di persona, di società e di mondo diverse da quelle che hanno sostenuto l’attività universitaria prima della loro comparsa. L’impegno sociale dell’Università oggi, deve rafforzarsi, dare a se stesso un nuovo significato, giacchè crediamo che l’impegno radicale dell’Università nei confronti dell’educazione dell’uomo non possa eludere una sua posizione critica riguardo alle politiche di ingiustizia e di disuguaglianza. Questo deve continuare ad essere un problema fondamentale in ogni Università .
Ogni processo formativo si costruisce come una interazione complessa tra persone. Solo da questo punto fermo è possibile l’apprendistato. Tale tirocinio si inquadra in un contesto umano più profondo della mera ripetizione d’informazioni: è l’adattamento di un essere naturale ad una realtà sociale mediata dalla cultura; è l’adozione di una cosmogonia - cioè di un modo di vedere il mondo, le altre persone e me stesso - che impronta ogni proposito, ogni azione e pensiero che ciascuno di noi possa avere. Il capitale culturale che ogni persona eredita determina il suo ruolo nella società , lo libera o lo schiavizza, lo integra o lo esclude. Tutto questo è frutto di una opzione operata in sintonia con ciò che si è stati capaci di apprendere. L’Università e il professore sono decisivi in questo. Anche il docente deve essere educato all’impegno per dare delle risposte alle inquietudini dei suoi allievi e suscitare in essi l’emancipazione attraverso la presa di coscienza e lo spirito critico.
Il compito del docente va ben oltre il suo ruolo di insegnante ed ha a che vedere non soltanto col ruolo svolto nel tessuto sociale, bensì col suo impegno in favore dei suoi allievi, in un rapporto interpersonale vicino e cordiale. È qui che si gioca tutto il rapporto pedagogico, non soltanto quello che si instaura tra professore e studente, ma quello dell’istituzione universitaria completa, aggiungendo ad essa inoltre le istituzioni politiche, economiche e sociali interessate alla sua funzione. È necessario personalizzare il rapporto pedagogico dentro l’Università per fare di essa uno strumento di comunicazione umana.
Ma, affinchè essa non sia soltanto un’istituzione in cui si insegna retorica, questo deve diventare una sorta di politica interna dell’Università . Deve essere assunto dalle istituzioni che finanziano, che preparano e che perfezionano i docenti, i quali - come tutti - devono imparare a guardare il problema da questa prospettiva e devono procurarsi i mezzi necessari per dare risposta alle domande che possono sorgere lungo il cammino. È necessaria la riflessione permanente e sistematica per visualizzare i problemi e le modalità per risolverli; ma, sopra ad ogni altra cosa, è necessario quello spirito che ci consente di riscattare dalla segregazione altri esseri umani e che permette loro di realizzarsi umanamente, secondo la propria dignità , e di conseguenza di intervenire in modo attivo e vigoroso nei processi storici e sociali che si troveranno ad affrontare.
In un mondo sempre più vuoto di valori spirituali, di fronte ad una realtà ogni volta più ostile nei confronti della solidarietà e dell’impegno verso gli altri, di fronte ad un sistema educativo deviato verso l’individualismo e la strumentalizzazione, la mia chiamata pretende di riscattare l’essere umano, quello che è dietro ad ogni studente, ad ogni docente, per ridare ad esso il controllo supremo sulla propria esistenza, specialmente a livello intellettuale e soprattutto spirituale. Un ambito peculiare di discernimento indiretto per gli studenti universitari - compito ineludibile dell’Università - riguarda la scelta degli strumenti politici, o l’adesione ad un partito, e le altre forme di partecipazione politica. Non si tratta di manipolare o di incanalare le coscienze, bensì di fornire elementi di giudizio e di discernimento. È necessario fare un’opzione coerente con i valori, tenendo conto delle circostanze reali.
In ogni caso, tutte le scelte devono sempre avere radici nella carità e tendere alla ricerca del bene comune. Sappiamo che le istanze della fede cristiana non si possono trovare in un’unica posizione politica: pretendere che un partito o una formazione politica siano conformi pienamente alle istanze della fede e della vita cristiana genera equivoci pericolosi. Lo studente universitario cristiano non può trovare un partito politico che risponda pienamente alle esigenze etiche che nascono dalla fede e dall’appartenenza alla Chiesa: la sua adesione ad una formazione politica non sarà mai ideologica, bensì sempre critica, cosicchè il partito, e il suo progetto politico, siano stimolati a realizzare modelli sempre più proiettati a conseguire il bene comune, incluso il fine spirituale dell’uomo.
Eugenio Armando Dondero
Portavoce
Coordinamento Monarchico Italiano
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