8 settembre 1943

Una sintesi storica documentata - parte 1

171.9K visualizzazioni

Il 1943 fu denso di momenti drammatici per la nostra Patria e senz’altro molti lo ricordano soprattutto per l’armistizio con gli anglo-americani. Pur sapendo che si tratta di impresa non facile, desidero proporre una sintesi degli avvenimenti del Settembre di quell’anno, nel tentativo di contribuire a un'analisi serena e obiettiva di un periodo storico così complesso e travagliato.
Premetto che, come sempre, mi baserò solo su fatti rigorosamente documentati.

CHI TRADÌ DAVVERO?
L’ 8 Settembre 1943 il Maresciallo Badoglio diede per radio la notizia dell’armistizio con gli anglo-americani. Per motivi propagandistici, la vulgata dei nazisti, dei repubblicani di Salò e di una gran parte del C.L.N. fu concorde nel qualificare questo armistizio come un tradimento, perpetrato ai danni della Germania. Molti scrittori, certamente quelli più conosciuti dal grande pubblico, hanno accettato e confermato questa tesi che, però, contrasta con i fatti. Ecco il perché:

1) nel 1943 era chiarissimo a tutti che la coalizione formata da Italia, Germania e Giappone (oltre ad un certo numero di altri stati minori, come la Romania, l’Ungheria e la Finlandia) aveva perso irrimediabilmente la guerra. La pesante sconfitta subita dai tedeschi a Kursk e lo sbarco anglo-americano in Sicilia, cominciato il 10 Luglio 1943, ne erano una precisa conferma.

2) L’Italia (come già l’Austria-Ungheria nel 1918) era di fronte ad un bivio: chiedere un armistizio o essere del tutto distrutta, continuando a sacrificare militari e civili in una guerra ormai persa. In un tal frangente, è dovere di chi guida una nazione concludere al più presto il conflitto, per evitare sacrifici inutili. Il grande statista tedesco Bismarck (1815 " 1898) affermò in proposito: “Nessuna nazione è obbligata dai suoi impegni a sacrificare se stessa sull’altare di un’alleanza”. Ne erano consci anche in Germania, dove solo il fanatismo di Hitler e dei suoi numerosi seguaci si opponeva ad una pace negoziata.

3) Italiani e tedeschi avevano combattuto gomito a gomito sin dal Giugno 1940. Furono innumerevoli le occasioni in cui si manifestò il valore dei nostri soldati, sia prima sia dopo l’8 Settembre 1943. Alcuni esempi: le battaglie di El Mechili, Cheren, Gondar, Amba Alagi, Bir El Gobi, El Alamein (gli Italiani, nonostante la superiorità di mezzi nemica, respinsero tutti gli attacchi degli alleati, che sfondarono il fronte solo a nord, in un settore di presenza tedesca), passo Kasserine e l’ultima difesa della Tunisia (gli Italiani furono gli ultimi a deporre le armi), così come le battaglie di Montelungo, i fatti di Cefalonia e Corfù, le cariche di cavalleria di Jagodnij, Isbuschenskij e Poloj, le imprese dei marinai Italiani contro le munitissime basi navali Inglesi di Suda, Gibilterra ed Alessandria e quelle dei nostri sommergibili (basti ricordare i comandanti Conte Fecia di Cossato e Mattioli), le battaglie aeree in nord Africa e sopra Malta, i prodigi degli aerosiluranti di Buscaglia, Graziani e Faggioni e dei caccia di Visintini, Martinoli e Lucchini. In molte occasioni, il valore Italiano fu tale che ai nostri combattenti, pur sconfitti, un nemico altero come quello inglese tributò spontaneamente l’onore delle armi. Ma il nostro esercito si era esaurito in tre anni di lotta valorosa e durissima, contro nemici più potenti e su fronti estesissimi. I militari germanici sapevano benissimo tutto questo.

4) Già con l’Aprile 1943, il Principe ereditario Umberto di Savoia e suo cognato, Filippo d’Assia-Kassel, si accordarono per manifestare ad Hitler la loro convinzione che Italia e Germania dovessero uscire dal conflitto. Il colloquio avvenne a Klessheim in quello stesso mese, ma senza risultato. La vendetta di Hitler si consumò qualche mese dopo, con l’internamento della Principessa Mafalda di Savoia (sorella di Umberto e moglie di Filippo) nel campo di concentramento di Buchenwald, ove morì. Filippo d’Assia " Kassel fu internato nel campo di Flossemburg.
Hitler voleva trasformare l’Italia in un campo di battaglia, che rallentasse il più possibile l’avanzata degli alleati verso la Germania.
L’Italia fu quindi costretta a far da sè.
Il 25 luglio 1943, il Gran Consiglio del Fascismo votò a favore di un ordine del giorno, comunicato preventivamente a Mussolini. In esso si prevedeva, fra l’altro, la restituzione al Re di tutti i poteri che gli spettavano in base allo Statuto del Regno, ivi inclusa, recitava il testo, “quella suprema iniziativa di decisione che le nostre Istituzioni a lui attribuiscono”.

In una situazione così disperata, Re Vittorio Emanuele III non si tirò indietro, ma fece il suo dovere di sovrano costituzionale, accettando le dimissioni di Mussolini e formando il nuovo governo. Il 28 luglio, lealmente, il Re propose a Hitler un incontro. Il dittatore tedesco rifiutò. Il governo intavolò trattative di pace con gli alleati. Decisioni analoghe, in situazioni simili, furono prese da altri paesi, prima e dopo il Settembre 1943. Ecco alcuni esempi:
- nel 1918, dopo la sconfitta subita a Vittorio Veneto, l’Austria-Ungheria (alleata della Germania) chiese separatamente un armistizio all’Italia. Non poteva fare altro, avendo ormai perso la guerra. E nessuno si sognò d’accusarla di tradimento. Neppure i tedeschi, che rimasero da soli contro l’Intesa (che in quel momento raccoglieva tra gli altri Italia, Francia, Inghilterra e Stati Uniti d’America);
- in circostanze del tutto simili, nel 1940 la Francia (alleata dell’Inghilterra) chiese un armistizio alla Germania, lasciando da sola la Gran Bretagna; la quale, peraltro, nel dicembre 1940 chiese la mediazione della Santa Sede per una pace separata con l’Italia, sulla base degli accordi italo-inglesi del 1938;
- Il 3 Settembre 1944 la Finlandia firmò un armistizio con l’Unione Sovietica, svincolandosi così dall’alleanza con la Germania. Il presidente finlandese Mannerheim affermò che “il popolo finlandese, nella sua precaria situazione, aveva la libertà d’agire secondo i propri interessi”;
- Il caso rumeno presenta anche maggiori affinità con quello Italiano. Il 22 Agosto 1944 Re Michele I liberò il suo paese dall’alleanza con la Germania ordinando alle sue truppe di cessare i combattimenti. La reazione tedesca fu (senza alcuna dichiarazione di guerra) quella di aggredire la Romania, che reagì combattendo contro l’ex alleato, proprio mentre si scatenava, nella zona di Jassy, una grande offensiva sovietica. La parte meridionale del fronte orientale tedesco crollò completamente.

7) Alla proposta italiana di negoziazione gli anglo-americani opposero un rifiuto, imponendo una resa incondizionata militare, così come avevano già deciso nel gennaio 1943 a Casablanca.

8) Appresa la notizia dell’armistizio, la notte sul 9 settembre i tedeschi attaccarono unità militari Italiane senza alcuna dichiarazione di guerra, attuando un piano già organizzato (e realizzato nelle sue fasi iniziali) sin dall’Aprile 1943, cioè ben cinque mesi prima dell’armistizio. Già in Aprile, il famoso generale tedesco E. Rommel era stato incaricato da Hitler di istituire un comando di gruppo d’armate per organizzare l’entrata di truppe tedesche in Italia. Secondo alcune fonti, questa operazione fu denominata “piano Alarico”, dal nome del capo dei Visigoti che invase e cominciò a saccheggiare l’Italia nel 401 d.c. Non fu perciò l’Italia a cambiare fronte: furono i nazisti a farlo, invadendoci e preparandosi a colpirci alle spalle mentre ci stavamo ancora difendendo da un altro nemico (gli anglo-americani) e sfruttando la nostra situazione militarmente molto confusa (com’è naturale quando si è al punto di dover chiedere un armistizio).

9) Non bisogna infine dimenticare che la Germania aveva già tradito l’Italia in numerose occasioni. Per esempio, con il “patto d’acciaio” del maggio 1939, Hitler garantì all’Italia che non avrebbe provocato guerre per almeno tre anni: meno di tre mesi dopo informò gli Italiani che intendeva attaccare la Polonia. Un altro esempio: nel patto “Anticomintern”, la Germania aveva preso l’impegno, anche con l’Italia, di non accordarsi con l’URSS, ma il 23 Agosto 1939, come se nulla fosse, venne stipulato il cosiddetto “patto di non aggressione” con Stalin, in realtà un accordo per l’aggressione simultanea e la spartizione della Polonia, dei tre Stati baltici, della Finlandia e della Romania. Ancora: a Monaco, nel 1938, Hitler aveva promesso ai rappresentanti d’Italia, Inghilterra e Francia di rispettare l’autonomia della Cecoslovacchia, ottenendo in cambio la regione dei Sudeti. Ma sei mesi dopo si annettè con la forza l’intero territorio cecoslovacco. Persino Mussolini concordava sul tradimento tedesco; infatti, durante la riunione del Gran Consiglio del fascismo del 24 e 25 Luglio 1943, Cianno affermò (riferendosi alla Germania): “Siamo stati in qualche modo traditi”. Mussolini rispose: “Verissimo” (cfr. “Il Giornale”, 24-07-2003). La Germania tradì una parte dell’Italia anche successivamente, nell’Aprile 1945, quando il Comando Germanico in Italia, senza dir nulla alla R.S.I. di Mussolini, stipulò l’armistizio con gli anglo-americani.

In conclusione: i tedeschi sapevano bene che l’Italia non poteva continuare la guerra. Lo sapevano anche formalmente già dall’Aprile 1943, per iniziativa del Principe Ereditario Italiano e di suo cognato. Non si può perciò parlare di tradimento Italiano. Si deve invece parlare di tradimento tedesco, giacchè fu la Germania ad aggredire alle spalle l’Italia, per proprio esclusivo interesse e senza alcuna dichiarazione di guerra.

Bibliografia essenziale
- “I Savoia”, di Francesco Cognasso, Ed. Corbaccio, 1999
- “La Grande Frode " Come l’Italia fu fatta repubblica”, di Franco Malnati, Ed. Bastogi, 1999
- “Breve storia del fascismo”, di Renzo De Felice, Ed. A. Mondadori, 2000
- “Umberto II il Re gentiluomo”, di Giovanni Artieri, Ed. Le Lettere, 2002
- “Storia controversa della seconda guerra mondiale”, opera in 8 volumi di Eddy Bauer, Ist. Geografico De Agostini " Novara
- “Il Re signore”, di Luciano Regolo, Ed. Simonelli, 1998
- “RifletteRe”, di Franco Malnati, Ed. S.E.I., 1999, Vol. 1 e Vol. 2
- Nuova Storia Contemporanea, Anno VI, n. 5, Settembre " Ottobre 2002 e n. 6, Novembre " Dicembre 2002
- materiale archivistico dell’Unione delle Comunità Ebraiche in Italia ( www.ucei.it )
- archivio del Centro Studi dell’Istituto della Reale Casa di Savoia.

8 SETTEMBRE 1943, Una sintesi storica documentata " parte 1
Dr. Alberto Casirati Presidente, Tricolore associazione culturale