SOMALIA: Misna; “Non è mai stata così forte la paura tra gli abitanti di Mogadiscio, che ogni giorno temono di essere uccisi, arrestati da chiunque, da presunti insorti, dalle forze del governo ad interim, dalle forze etiopiche”: questo il duro quadro della situazione presentato ieri da Ghanim Alnajjar, rappresentante speciale dell’Onu per i diritti umani in Somalia.
Parlando da Nairobi (Kenya) dopo un breve soggiorno nel paese limitrofo, Alnajjar ha descritto un clima di pericolo costante, con denunce di esecuzioni sommarie, torture, detenzioni illegali, che “richiedono indagini”. Parlando della chiusura forzata di Radio Shabelle, emittente indipendente i cui locali sono stati assediati tre giorni fa, “il primo ministro Ali Mohamed Gedi mi ha promesso che investigherà e spero che risolverà la faccenda” ha detto il professore universitario del Kuwait, che ha anche incontrato il presidente Adullahi Yussuf.
Nel suo colloquio con Gedi, Alnajjar ha deplorato i problemi di accesso alle zone dove l’aiuto è necessario alla popolazione, chiedendo la garanzia del passaggio per il personale umanitario.
L’ultimo rapporto dell’Ufficio di coordinamento per gli affari umanitari (Ocha) conferma “una persistente insicurezza a Mogadiscio" con attacchi di insorti contro soldati governativi o etiopici, e omicidi mirati. I prezzi dei generi di prima necessità sono inoltre aumentati, persino raddoppiati, aggravando ancor di più le difficoltà dei civili. [CC]
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