IRAQ: Otto marines dell’esercito degli Stati Uniti sarebbero rimasti uccisi e nove feriti nell’esplosione di un ordigno nella provincia di Al Anbar, a ovest della capitale Baghdad, zona in cui si trovano le città di Falluja (ancora oggi bombardata dagli aerei Usa) e Ramadi.
Lo hanno reso noto attraverso un comunicato fonti delle forze armate statunitensi, senza al momento fornire ulteriori particolari sulle cause della devastante deflagrazione. Un’autobomba è, invece, esplosa poco fa a Baghdad, poco lontano dalla sede dell’emittente araba ’Al Arabiya’: lo riferiscono ancora fonti Usa, spiegando che le vittime sarebbero 5 e i feriti almeno 19.
La mattinata si era aperta con l’esplosione di un’autobomba a Ramadi, roccaforte sunnita 100 chilometri circa a ovest di Baghdad, a causa della quale ha perso la vita un altro militare statunitense.
Nessuna novità , invece, sulla sorte del giovane ostaggio giapponese Shosei Koda, dato questa mattina come assassinato dalle forse statunitensi, che in un secondo momento hanno però riconosciuto il loro errore.
È stato rapito da sconosciuti, infine, il sudanese Noureddin Zakaria, attivo come interprete per una compagnia americana. I sequestratori hanno chiesto, in cambio della sua vita, il ritiro della compagnia. [LL]
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OTTO MARINES UCCISI, BOMBA CONTRO LA SEDE DELLA TV ARABA
Con l’approssimarsi del voto negli Usa, la violenza in Iraq sembra impennarsi più che mai: oggi, otto marines sono stati uccisi e nove sono rimasti feriti, mentre conducevano ''operazioni di sicurezza'' ad ovest di Baghdad, e nella capitale, almeno sette persone sono morte e molte altre sono rimaste ferite dell’esplosione di un'autobomba di fronte alla sede della televisione al-Arabiya. Inoltre, forti tensioni si registrano in particolare a Falluja e Ramadi.
l’esplosione alla sede di al Arabiya ha scosso nel primo pomeriggio il quartiere residenziale di al Mansur, dove ha sede anche l’ambasciata saudita, non lontano dal centro di Baghdad.
È stata provocata, secondo quanto si è poi appreso, da una autobomba collocata nel parcheggio dell’ufficio della tv al Arabiya, che settimane fa era stata minacciata via internet per il suo presunto atteggiamento ''filo-americano''. Non è tuttavia ancora chiaro se proprio l’emittente, che ha sede a Dubai ma è a maggioranza di proprieta' saudita, fosse l’ obiettivo dell’attentato. Di certo una delle guardie di sicurezza dell’edificio, che in parte è andato in fiamme, ed un impiegato amministrativo della stessa al Arabiya figurano tra i sette morti.
In serata, un gruppo poco noto, i 'Battaglioni 1920' (dall’ anno di un'insurrezione contro il dominio britannico in Iraq), ha rivendicato l’attentato, con un comunicato diffuso su un sito Internet usato da integralisti islamici. ''Grazie a Dio - si afferma nel testo - l’edificio dei giornalisti spia americanizzati che parlano in arabo è stato distrutto''.
Ma l’episodio più grave sembra essere l’uccisione di otto marines e il ferimento di altri nove, in quello che è stato il più sanguinoso attacco contro le forze Usa da diversi mesi.
ANSA / MINSA
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