BAGHDAD - Due attentatori suicidi hanno provocato ieri la morte di 10 civili nella cosiddetta Green Zone, l’area fortificata del centro di Baghdad. l’attacco è stato rivendicato dal nemico numero uno degli Usa in Iraq, Abu Musab al-Zarqawi.
Quattro vittime sono cittadini statunitensi, le altre sei iracheni, ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Usa Richard Boucher.
Gli attentati, avvenuti a circa cinque minuti uno dall’altro intorno alle 12 ora italiana contro un bazar di souvenir e un bar frequentato da truppe e civili statunitensi, sono i primi attacchi suicidi in quel che dovrebbe essere il luogo più sicuro dell’Iraq. Il governo iracheno si è impegnato immediatamente a colpire gli autori dell’attentato.
Un ufficiale statunitense ha detto che nelle esplosioni sono rimaste ferite almeno 20 persone.
Nella zona zona fortificata di 10 chilometri quadrati, dove hanno sede gli uffici del governo iracheno e le ambasciate Usa e britannica, vivono anche circa 10.000 iracheni. l’area è protetta da mura di cemento anti-esplosione, torrette, e avamposti protetti da sacchetti di sabbia controllati da militari americani.
Gli attentati sono stati rivendicati con un comunicato via web dal gruppo che fa capo al presunto alleato di al Qaeda in Iraq, il giordano al-Zarqawi. Il comunicato chiarisce che si è trattato di attacchi suicidi e ne indica in "due leoni della Brigata Martiri del gruppo Tawhid e Jihad" gli autori materiali.
Una portavoce militare statunitense ha detto che secondo una prima ricostruzione le bombe sono state trasportate a mano.
Alcuni giorni fa, sempre all’interno della Green Zone, era stata disinnescata una bomba che avrebbe dovuto far esplodere proprio il bar preso di mira oggi.
Intanto, sempre oggi, una bomba collocata lungo una strada ha ucciso un soldato americano e ne ha feriti due nella zona est di Baghdad, ha detto l’esercito. A Falluja, invece, gli aerei Usa hanno bombardato alcuni obiettivi, uccidendo cinque persone, tra cui un ragazzo di 13 anni, e ferendone 12, hanno riferito medici ospedalieri. Nel mirino degli Stati Uniti una presunta base di al-Zarqawi.
Reuters
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