WASHINGTON -- Le scene di giubilo per le strade di Baghdad sono un "momento storico" per la Casa Bianca. "Il sapore della libertà è ineguagliabile", ha commentato il suo portavoce, Ari Fleischer. "State vedendo " ha aggiunto - ciò che sempre il genere umano mostra se gli si dà una chance di libertà ". Pur in questo momento di giubilo, la Casa Bianca invita però alla cautela.
Per Fleischer "ci sono molte aree di Baghdad che sono ancora pericolose e ci sono altre città alle quali il conflitto deve ancora estendersi". Dunque, mentre il presidente americano "apprezza i progressi della campagna militare e la ritrovata libertà per il popolo iracheno, allo stesso tempo non dimentica che occorre ancora essere estremamente cauti".
Quando gli è stato chiesto se la giornata di oggi rappresenta una sorta di "caduta del muro" per il medio oriente, Fleischer ha risposto che "a deciderlo saranno gli storici", mentre non ha offerto maggiori delucidazioni su quando e come le Nazioni Unite saranno coinvolte nella gestione dell’Iraq liberato.
Il portavoce del presidente ha anche affermato di non avere alcuna notizia sulla possibilità che i curdi iracheni si stiano impadronendo a nord delle città petrolifere di Mosul e Kirkuk.
Rumsfeld: a Saddam quello che si merita
Che la guerra non sia affatto finita lo ricorda anche dal Pentagono il segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld. "Dobbiamo innanzitutto stabilire dove si trova Saddam, i suoi figli e i massimi vertici del partito Baath".
Per Rumsfeld, comunque, "Saddam ha ormai il suo posto assicurato affianco a Hitler, Ceausescu e a tutti gli altri dittatori caduti".
Il segretario alla Difesa ha tuonato poi contro la Siria, affermando che Damasco sta continuando a fornire assistenza all’Iraq ed è probabilmente la destinazione di Saddam e dei suoi in fuga.
Cautela anche da Blair
Un invito alla cautela è arrivato anche dal fedele alleato britannico. Il Premier inglese Tony Blair ha infatti voluto sottolineare, in sintonia con le parole dell’amministrazione, che la guerra "non è ancora finita", visto che si rileva "un'intensa resistenza" da parte del regime. Al di là della conclusione del conflitto, Blair ha spiegato ai deputati inglesi che adesso "bisogna impegnarsi nella ricostruzione dell’Iraq".
Blair ha anche sottolineato che, a differenza dell’Afghanistan, il Paese è ricco di risorse naturali e ha il potenziale di diventare una nazione florida. "La tragedia degli iracheni - ha voluto puntualizzare - è che le ricchezze del Paese non sono state messe a disposizione del popolo". Il Premier inglese ha sottolineato che, mentre la sopravvivenza di due terzi della popolazione dell’Iraq dipende dagli aiuti del programma oil-for-food, "il patrimonio personale del raìs ammonta a 2 miliardi di dollari".
Dai gerarchi nessun segno di vita
Intanto, come sottolineano fonti ufficiali americane, il "regime non dà alcun segno di sè": Nessuna intercettazione di comunicazioni fra i dirigenti del Baath, nessun membro del partito al lavoro, nessuna unità militare organizzata ancora sul campo.
"Non significa che i dirigenti del partito di Saddam Hussein abbiano lasciato del tutto Baghdad " afferma un funzionario americano " ma certamente che da loro non arriva nessun segnale". A contrastare gli alleati resta solo qualche sacca di resistenza "fiera, ma isolata".
Per le vie della Capitale la gente festeggia quella che crede possa essere la fine del regime di Saddam Hussein. Vengono bruciati o fatti a pezzi i ritratti del dittatore.
l’attenzione si sposta su Tikrit
l’attenzione si è spostata ora su Tikrit, il luogo natale di Saddam, l’ultima roccaforte dei suoi sostenitori. Proprio riferendosi alla città che si trova a circa 90 chilometri a nord di Baghdad, la Casa Bianca tende a moderare l’entusiasmo.
A Washington non si sa ancora se Saddam sia vivo o morto, tuttavia, commentando la voce di una fuga del raìs verso la Siria, le fonti hanno commentato: "Questo è impossibile".
Il fatto poi che il popolo iracheno abbia impiegato così tanti giorni a fraternizzare con le forze della Coalizione si spiegherebbe secondo la Casa Bianca con la brutalità del regime: "È ovvio che finchè pensavano che vi fossero ancora in circolazione gli squadroni della morte, gli iracheni non potevano festeggiare".
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