ROMA - Che si tratti della sua opera più importante, in cui ha investito interamente se stesso e il suo patrimonio, Roberto Benigni lo dice a chiare lettere: "Dopo il successo planetario di La vita è bella, l’impeto passionale verso Pinocchio era tale che non potevo aspettare oltre, a realizzarlo. Abbiamo messo tutto ciò che avevamo, materialmente e spiritualmente, nella cosa che amavamo di più", un libro e un personaggio "di una bellezza straordinaria, col riso e col pianto come le cose grandi dell’esistenza". E con una speranza: che il risultato finale piaccia anche al pubblico, "che gli provochi un pochino di sommovimento di soddisfazione nel corpo e dell’anima". Come accade al suo autore, regista e protagonista: "l’ho già visto migliaia di volte, e mi fa commuovere sempre".
Insomma un Benigni che, alla conferenza stampa di presentazione di Pinocchio, subito dopo l’anteprima per i giornalisti, rivendica fino in fondo la paternità della pellicola, concepita per vent'anni e speso discussa con Federico Fellini prima della morte. Mattatore e fiume in piena, come in tutte le sue apparizioni pubbliche, questa volta il comico toscano appare anche leggermente teso: il film è costato alla casa di produzione sua e di Nicoletta Braschi, la Melampo, 45 milioni di euro, e lui vuole davvero - per motivi non solo economici - che gli spettatori la apprezzino. Ecco le sue risposte ai cronisti.
Non è preoccupato, per l’eccessiva attesa nei confronti di Pinocchio?
"Tutto ciò non può che far piacere, poche volte si è vista un'attesa così straordinaria. E io ringrazio tutti gli attenditori: entusiasmo è la parola più bella che ci sia".
Quando ha cominciato a pensare alla trasposizione del libro di Collodi?
"Volevo farlo da vent'anni, poi quando ho incontrato Nicoletta Braschi ho pensato che saremmo stati benissimo come Pinocchio e Fata turchina. È una fiaba di una bellezza tale, nulla al mondo è più bello di Pinocchio, con tutti i suoi avvenimenti, anche con le sue parti cupe. Un personaggio meraviglioso, semplice e complesso. Più che sceglierlo io, è Pinocchio che ha scelto me".
Ne ha parlato spesso con Fellini...
"Sì, tanto: lo volevamo fare insieme, abbiamo realizzato anche dei test filmati. Lui mi chiamava Pinocchietto, mi diceva 'Robertino, quest'anno dobbiamo proprio farlo Pinocchio'. l’ultima volta che l’ho visto era malato, l’ultima frase che mi ha detto è stata 'fallo tu': una benedizione".
Il suo Pinocchio è molto fedele al libro: come personaggio, lo definirebbe eversivo?
"Lui è uno che ha voglia di mangiarsela la vita, di abbracciarsela. Ma ciò che viene fuori è la sua purezza: semmai eversiva è la realtà che lo circonda. E poi non bisogna entrare nella foresta dei simboli, altrimenti ci si perde nelle interpretazioni".
continua.....
Ultimi Articoli
Sesto San Giovanni — 180 milioni dalla Regione per l’ospedale che rafforza la Città della Salute
Triennale Milano — Una settimana di libri, musica, danza e arti sonore dal 20 al 25 gennaio
A febbraio la corsa alle iscrizioni nidi – Milano apre il portale per 2026/2027
Hackathon 2025 — a Palazzo Lombardia gli studenti sfidano il cyberbullismo
Firmato il nuovo Protocollo per il Punto Unico di Accesso tra Municipio Roma III e ASL Roma 1
Vinicio Vianello — Il design del vetro a Murano in mostra alla Triennale di Milano
LAPPONIA al teatro San Babila di Milano
Crans-Montana — Bertolaso: segni di miglioramento per alcuni feriti ricoverati al Niguarda
Al Maestro Silvano Cristofaro, un compleanno pieno d'arte.