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Sulla testa dei bambini nessuno può permettersi di dire di Avere Vinto — L'intervista a Vincenza Palmieri su Bibbiano e il sistema di allontanamento

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Quando Valeria Biotti, giornalista di Radio Radio e del Corriere dello Sport, varca la soglia dello studio della prof.ssa Vincenza Palmieri per registrare un'intervista su Bibbiano, sa di stare per sentire una voce che da decenni non abbandona quel racconto. Non una giornalista che passa, non un commentatore di turno. Una donna che ha trasformato il dramma dei bambini strappati alle famiglie in missione di ricerca, denuncia e pedagogia concreta. Nel video dell'intervista, durato oltre ventuno minuti e realizzato da Biotti per Radio Radio, Palmieri restituisce il quadro completo di ciò che Bibbiano rappresenta: non un caso isolato, ma il simbolo di un sistema nazionale e internazionale che continua a funzionare indisturbato.

L'accoglienza nello spazio di Palmieri è calorosa, il suo sorriso non nasconde la serietà di chi ha scelto di occuparsi di una materia che fa male. Biotti entra subito nel merito: il libro fotografico e giornalistico su Bibbiano, uscito anche in traduzione inglese, ha vinto nel 2024 il Premio Internazionale Cartagine per la Pace e la Difesa dei Diritti Umani. Ma la giornalista pone la domanda che davvero importa. Perché, a distanza di anni dal 2013, si continua a parlare di Bibbiano? Perché il caso non è chiuso? La risposta di Palmieri è netta: perché Bibbiano non è Bibbiano. È la rappresentazione visibile di un sistema invisibile che continua a operare in tutta Italia, anzi in tutto il mondo.

Nel suo libro, Palmieri aveva scritto che il punto cruciale non era il caso specifico di Bibbiano, ma tutte le Bibbiano d'Italia. La giornalista chiede allora: negli anni sono arrivati gli esiti processuali, alcuni provvisori, altri no. Ma le altre Bibbiano italiane cosa stanno vivendo? Il sistema esiste ancora? Palmieri non gira attorno alla risposta. Sì, il sistema esiste ancora e agisce indisturbato. Quello che è cambiato è la possibilità di dare voce e visibilità a ciò che accade. Grazie a Bibbiano, finalmente in Italia e nel mondo si può dire a voce alta che esiste una forma sistematica di soppressione nei confronti dei bambini.

La prof.ssa cita i casi recenti: Pinerolo, la Sicilia, il Piemonte in particolare. Parla delle case ad alto contenimento, e qui il tono diventa più tagliente, più diretto. Le chiama manicomi per bambini. Non perché sia una metafora, ma perché la definizione descrive esattamente cosa sono. Bambini rinchiusi, sedati, sottoposti a trattamenti psichiatrici obbligatori. Questo è ciò che Bibbiano ha reso visibile, e una volta che è diventato visibile, non si può più fingere che non esista.

Biotti riporta un passaggio della sua infanzia. Il dramma più grande per un bambino, dice, è quando un adulto infrange la parola data. Me l'avevi promesso. E poi non mantiene. Il bambino smette di credere. Palmieri ascolta e quando risponde, il suo linguaggio cambia ancora. Diventa ancora più personale. Perché la promessa è stata fatta: mai più Bibbiano. Lo hanno detto in sede di insediamento dell'ultimo governo. Promesso e basta. Ma questa promessa è stata mantenuta? Chi si sta occupando effettivamente di questi bambini? Chi si sta occupando delle loro famiglie?

La risposta è amara. Al di là di un piccolo ma coraggioso gruppo che lavora in tutta Italia e anche in Europa, la risposta è: praticamente nessuno. Ma Palmieri non si arrende. Dice che bisogna avere il coraggio di tornare a dire: ve l'avete promesso. Capisce che c'è una politica internazionale molto forte, che un governo ha bisogno di mantenere radici internazionali solide. Ma crede anche che si possa dire ancora, e con convinzione: prima gli italiani, prima i bambini. Non per escludere gli altri, ma perché i bambini devono venire prima.

Nel corso dell'intervista emerge una questione centrale: i numeri. Biotti chiede quanti siano oggi i bambini strappati alle famiglie. Secondo Palmieri, i dati ufficiali parlano di circa cinquantamila bambini, di cui trentamila fuori famiglia e ventimila in affido familiare. Recentemente è stato presentato un disegno di legge che prevede l'istituzione di un registro nazionale. La professoressa accoglie l'idea con una posizione che sorprende: va bene il censimento, certo, il registro nazionale può servire. Ma onestamente non è ciò che serve. Perché stiamo dicendo? Stiamo dicendo che dobbiamo contare i bambini strappati. Palmieri vorrebbe che non ce ne fosse nemmeno uno da contare. Ed è lì il punto: non contiamoli per lasciarli lì. Riportiamoli a casa.

Qui emerge la vera missione di Palmieri. Da quindici anni, dice, parla e pratica un progetto che è alla base della Pedagogia Familiare: aiutare le famiglie a casa loro. Non dovrebbero mai uscire dalla loro casa. Le famiglie dovrebbero essere aiutate a rimanere unite, a casa propria, laddove è possibile, laddove si possono creare le condizioni. Questo non è uno slogan. È una dichiarazione di principio che guida il suo lavoro ogni giorno. E quando lo dice, ha dietro di sé quindici anni di pratica, di progetti realizzati, di famiglie seguite.

Biotti torna su Bibbiano una seconda volta, con una domanda che chiede chi scrive la storia. Si dice che la storia la scrivono i vincitori. Ma nel caso di Bibbiano, chi sono i vincitori? Ce ne sono? E qui Palmieri dice qualcosa di importante. In questa vicenda non ci sono stati vincitori. E crede che sia inopportuno che chiunque possa sostenere di avere vinto. Questa è la descrizione e il racconto di una storia che esisteva e continua a esistere a Bibbiano e in tutti i paesi d'Italia e del mondo dove si usa il sistema dell'allontanamento. Su questa testa dei bambini, su queste sofferenze, nessuno può permettersi di dire di avere vinto. L'unico sollievo che si può raccontare è quello dei bambini che a quel tempo furono liberati perché tutto era stato un imbroglio. Ma quando di mezzo ci sono storie di persone che non ci sono più, che hanno subito tanto, non si può dire che non è successo niente. E nessuno deve mai farlo.

Poi Biotti chiede se, nel suo viaggio internazionale della prof.ssa Palmieri, ha trovato uno specchio, cioè realtà che stanno vivendo la stessa situazione e avevano bisogno di qualcuno che raccontasse il meccanismo, il motore del sistema. Palmieri conferma: questa non è una condizione esclusivamente italiana. È una strategia per colpire una fascia fragilissima della popolazione, ma anche numerosa. E quando tocchi un bambino, tocchi tutta la sua famiglia e il contesto allargato. Il sistema che Palmieri chiama filiera psichiatrica è articolato, costituito da una serie di strutture e professionisti che traggono beneficio dallo strappo dei bambini. Quando viene segnalato un bambino, attraversa le istituzioni, le valutazioni presso le ASL, le consulenze tecniche d'ufficio disposte dal giudice, gli interventi domiciliari, fino al peggio: la collocazione extrafamiliare. E ogni passaggio è accompagnato da cooperative, da professionisti che percepiscono le loro entrate esattamente utilizzando l'attraversamento del minore. Ma il bambino non viaggia mai da solo. Dietro di lui, attraverso lo stesso sistema, vanno la madre, il padre, spesso i nonni, i fratelli. Tutti vengono valutati, esaminati, diagnosticati. Molti ricevono diagnosi e prescrizioni.

La professoressa è esplicita su questo punto: è arrivato il momento di smettere con le valutazioni a orientamento psichiatrico su persone che stanno soffrendo, che sono in crisi, che richiedono aiuto, non giudizio. Quando un genitore non riesce a contenere la rabbia, cosa dovrebbe fare? Cosa dovrebbe accadere? La madre viene valutata, diagnosticata. Ma così normalizziamo un sistema che ha un costo enorme, che viene versato direttamente nelle casse ampie delle cooperative, di un sistema organizzato che trae grande profitto, fino ad arrivare al sistema politico.

Verso la conclusione, Biotti chiede se le promesse saranno mantenute. Palmieri risponde con una promessa personale: continuerà a esserci. Continuerà a fare questo lavoro, a scrivere, a raccontare e a denunciare ciò che vede ogni giorno. Perché crede che nessuno si possa girare dall'altra parte. E lei non lo farà mai. Biotti chiude ringraziandola e dicendo che la storia la stia scrivendo in maniera importante e coraggiosa. È il riconoscimento di chi ha capito che non si tratta solo di un'intervista su un tema, ma di una testimonianza di chi ha scelto di non tacere di fronte all'inaccettabile.

BIBBIANO: sulla testa dei bambini nessuno può permettersi di dire di "avere vinto"

Chi è Vincenza Palmieri – Ambasciatrice dei Diritti Umani

La prof.ssa Vincenza Palmieri, Contessa di Limira, è Ambasciatrice dei Diritti Umani nel Mondo e Fondatore della Pedagogia Familiare in Italia, l'unica professione che ha come Carta e Manifesto programmatico la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la Convenzione Internazionale dei Diritti dell'Infanzia. Presidente dell'Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare (INPEF) e fondatrice dell'Associazione Nazionale dei Pedagogisti Familiari (ANPEF), Palmieri vanta molteplici consulenze istituzionali in ambito nazionale, internazionale e interculturale, incluse collaborazioni con istituzioni governative e diplomatiche.

Ha coordinato il "Progetto Pilot/Programma Nazionale Asilo" per l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati in collaborazione con ANCI e Ministero dell'Interno, e il "Progetto Integrato per la tutela dei Minori ecuadoriani in Italia" con il Governo dell'Ecuador. Dal 1999 al 2011 è stata docente presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Basilicata e della SSISS della medesima università. Attualmente tiene lezioni presso il Dipartimento di Economia e Diritto dell'Università La Sapienza di Roma con il ciclo "Corsi Valore PA".

Scrittrice e direttore della Collana "Politiche Sociali e dintorni" per l'editrice Armando, ha pubblicato decine di volumi tra cui "K come Kurdistan" (2002), "A misura di bambine e bambini" (2003), "Il Coraggio di Vincere" (2005), "Mai più un bambino" (2013, divenuto best seller e Programma Nazionale adottato da decine di amministrazioni comunali), "I malamente" (2013), "Papà… portami via da qui!" (2015), e il recente libro fotografico-giornalistico "Non so se sai… di Bibbiano" (2024, disponibile anche in inglese). Ha strutturato il Programma Internazionale Multidisciplinare "Vivere senza Psicofarmaci", attraverso il quale riceve migliaia di persone vittime di abuso psicofarmacologico da tutto il mondo, e ha istituito il Centro Nazionale per la Didattica Efficace®.

Membro del Consiglio Direttivo del Comitato Nazionale Sport contro droga del CONI, fondatore della Scuola Nazionale Peritale e Consulente Tecnico di Parte, ha curato casi attenzionati dalla Corte Europea per i Diritti Umani, tutelando relazioni e rapporti familiari con risultati che hanno prodotto sentenze storiche. Nel 2024 ha ricevuto il Premio Internazionale Cartagine per la Pace e la Difesa dei Diritti Umani per il libro su Bibbiano. Tra i riconoscimenti precedenti: Targa d'Argento della Conferenza dei Sindaci (2012), Medaglia d'Oro per l'Impegno Sociale (2012), Premio LIFE WITNESS (2015), Premio Internazionale Colosseo d'Oro (2015), Premio Capitolino d'Oro (2017), Premio Internazionale Palinuro (2017), Premio Donna D'Autore (2017), International Knight of St. George (2018), Spadino Templare dell'Ordine Militare del Tempio di Gerusalemme, International Award SALUS DIVINAE (2020).

È stata audita più volte presso la Commissione Parlamentare per l'Infanzia e l'Adolescenza del Senato della Repubblica su tutela della salute psicofisica dei minori ed è stata presidente del I Tavolo Tecnico sulla medicalizzazione della scuola, con particolare attenzione alla revisione della Legge 170/2010 (DSA). Dal suo lavoro di ricerca e denuncia sono scaturite molteplici interpellanze e interrogazioni parlamentari, in particolare sulla problematica dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento e dell'abuso diagnostico. È ospite frequente di trasmissioni televisive (Rai, Mediaset) e radiofoniche di approfondimento, relatore di centinaia di convegni presso sedi istituzionali (Senato, Camera, Palazzo Chigi) e consulente esperta di articoli e pubblicazioni specializzate.

I concetti chiave dell'intervista

  • Bibbiano come simbolo, non come caso isolato: Il caso di Bibbiano del 2013 ha reso visibile un sistema nazionale e internazionale di allontanamento dei minori. Palmieri sottolinea che non si tratta di un episodio singolo, ma della manifestazione di una strategia sistemica che continua a operare in tutta Italia e nel mondo, con ramificazioni in Pinerolo, Sicilia e Piemonte.
  • La filiera psichiatrica: Sistema articolato di istituzioni pubbliche (ASL, tribunali) e private (cooperative sociali, studi professionali) che traggono beneficio economico dallo strappo dei bambini alle famiglie. Ogni passaggio della filiera (segnalazione, valutazione, collocazione) è accompagnato da figure professionali che percepiscono compensi, creando un incentivo perverso al mantenimento del sistema.
  • Aiutare le famiglie a casa loro: Principio fondante della Pedagogia Familiare praticato da Palmieri da quindici anni. Le famiglie devono ricevere supporto per rimanere unite nel loro contesto, non essere disgregare e medicalizzate. Questo rappresenta una sfida diretta al modello attuale basato sulla separazione.
  • Il riconoscimento della sofferenza senza vincitori: Palmieri rifiuta categoricamente la narrativa dei "vincitori" nella vicenda di Bibbiano. Quando ci sono sofferenze strutturali, traumi di bambini e famiglie, nessuno può legittimare una proclamazione di vittoria. Su questa testa, nessuno può permettersi di dire di avere vinto.
  • La necessità di un cambio narrativo e legislativo: Non basta contare i bambini allontanati (secondo i dati, circa 50.000 totali: 30.000 fuori famiglia e 20.000 in affido). Serve una normativa che affronti le cause, non gli effetti. Serve prevenzione della povertà educativa e protezione delle famiglie, non norma su come portare via i bambini.
  • La medicalizzazione come strumento di controllo: Le valutazioni a orientamento psichiatrico su persone in crisi, sofferenti o semplicemente in difficoltà non rappresentano cura, ma medicalizzazione e controllo. Questo processo coinvolge interi nuclei familiari e genera diagnosi e prescrizioni utilizzate come giustificazione per l'allontanamento.

Glossario

  • Filiera psichiatrica: Sistema integrato di istituzioni pubbliche (ASL, tribunali) e private (cooperative sociali, studi professionali) che, attraverso una catena di valutazioni diagnostiche e interventi, allontana i minori dalle famiglie. Secondo Palmieri, il sistema ha incentivi economici che alimentano il proprio mantenimento e espansione. Nessun bambino viaggia da solo attraverso la filiera: la madre, il padre, i nonni e i fratelli vengono tutti valutati, diagnosticati e spesso trattati.
  • Collocazione extrafamiliare: Allontanamento del minore dalla propria famiglia e inserimento in strutture di accoglienza, comunità o case di protezione. Rappresenta l'ultimo step della filiera e quello che Palmieri chiama "il peggio".
  • Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU): Valutazione psicologica o psichiatrica ordinata dal giudice durante procedimenti familiari. Palmieri critica il ricorso sistematico a queste valutazioni su persone in crisi, che genera diagnosi e medicalizzazione anziché aiuto reale.
  • Pedagogia Familiare: Disciplina fondata da Vincenza Palmieri, riconosciuta dal Ministero dello Sviluppo Economico come professione autonoma. Si fonda sul principio di supportare le famiglie nel loro contesto naturale, evitando disgregazione e medicalizzazione. Ha come Carta e Manifesto programmatico la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la Convenzione Internazionale dei Diritti dell'Infanzia.
  • Medicalizzazione della scuola: Processo di attribuzione di diagnosi mediche e psichiatriche a difficoltà comportamentali, educative o di apprendimento che dovrebbero essere affrontate con metodologie pedagogiche. È oggetto di revisione della Legge 170/2010 (DSA), a cui Palmieri ha partecipato.
  • TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio): Provvedimento che consente il ricovero coatto in strutture psichiatriche. Palmieri critica l'uso del TSO anche per minori come strumento di controllo coercitivo mascherato da necessità medica.

Intervista video con Vincenza Palmieri e Valeria Biotti, condotta per Radio Radio. Disponibile su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=U3_HGgoMkN8 (consultato 19 dicembre 2025).