Milano: Appare evidente, dopo gli incontri parigini per l’Unione mediterranea, come la presidenza francese del Consiglio europeo sia intenzionata a porre sul tappeto la questione d’una Difesa europea. Sono, altresì, da registrare le reazioni favorevoli del Capo del Governo italiano, Silvio Berlusconi, il quale, sul punto, s’è detto in perfetta sintonia col Capo dello Stato francese, Nicolas Sarkozy. È anche evidente come la Difesa europea non possa non rispettare gli impegni contratti da molti Stati membri dell’Unione europea con Stati Uniti d’America ed altri membri dell’Alleanza Atlantica. Su tutto questo siamo tutti d’accordo. Però và ribadita con forza un’altra cosa, altrettanto ovvia: la Difesa europea non solo non può che sorgere nell’ambito dell’Unione europea, ma deve costituire la spada delle sue Istituzioni supernazionali, come vuole il Trattato di Lisbona, ratificato dalla Francia e che si spera l’Italia ratifichi entro l’estate, e come avrebbe previsto il Trattato istitutivo d’una Costituzione per l’Europa del 2004. Le Istituzioni comunitarie, l’Alto Rappresentante dell’Unione europea, il Presidente della Commissione, debbono essere, cioè, le autorità politiche a cui deve rispondere tutta la catena di comando delle Forze Armate nell’Unione europea. Altrimenti, se si pensasse, per esempio, ad una mera cooperazione delle rappresentanze degli Stati membri dell’Unione europea in seno all’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, s’avrebbe un maggiore coordinamento tra le Forze Armate degli Stati membri in quel contesto, ma non una Difesa europea integrata. La questione non è tecnico militare ma politica: una Difesa europea deve essere il nucleo d’un potere militare diplomatico supernazionale dell’Unione europea, per superare il vuoto di Sovranità militare e diplomatica dell’Europa, dopo che gli esiti del secondo conflitto mondiale hanno deprivato d’essa gli Stati nazionali europei, anche quelli formalmente vincitori. In buona sostanza, è ovvio che la Difesa europea debba collocarsi all’interno dell’Alleanza Atlantica, ma a collocarvisi deve essere l’Unione europea, che vi deve aderire in via autonoma, in virtù di successione agli accordi liberamente sottoscritti da proprî Stati membri, per quanto di sua competenza, nell’ambito d’un processo d’integrazione militare supernazionale. Questo rafforzerebbe non di poco quel alleanza, che funzionerà solo come stimolo per l’ego di qualche Capo di Stato, sino a quando restasse l’estensione della Sovrana potenza della federazione nordamericana su un territorio europeo di Staterelli inconsistenti, taluni dei quali è possibile coinvolgere nelle operazioni, qualora il governicchio del momento voglia, o riesca ad avere il consenso dell’opinione pubblica di paese. Altra cosa sarebbe un’Alleanza fra Potenze Atlantiche degne di questo nome, in grado di costituire realmente il nucleo d’una “lega delle democrazie liberali” del pianeta. Purtroppo, talora la tradizione gaulleista genera una sorta di “velo di Maya”, con fenomeni d’illusionismo politico da cui i Capi di Stato della Francia dovrebbero liberarsi. Come quando Nicolas Sarkozy, in un primo tempo, aveva pensato ad un’Unione mediterranea tra Stati membri mediterranei dell’Unione europea e gli Stati terzi che si bagnano nello stesso mare. È stata la Cancelleria germanica a ricordargli quanto l’Europa comunitaria sia un complesso economico sociale integrato, e senza l’Unione europea, in quanto tale, gli Stati terzi mediterranei non avrebbero trovato socî realmente utili per una cooperazione significativa. È tempo di scelte coraggiose sul terreno della realtà , non d’illusionismo politico mediatico. ( 18/07/2008 “L’Opinione.it” www.opinione.it )
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