Milano: (GDA) La crisi, la voglia di rinascere sta determinando un sorta di febbre dell’oro: la febbre dell’innovazione.
Giovani e coraggiosi scavano nelle immense miniere di Internet per perfezionare qualche loro idea...
Non cercano bene: sperano di non trovarla, così sacrificano il loro lavoro alla Dea della originalità . Cercano, nei fondi elargiti da moltissime strutture di finanziamento, qualche euro per farcela a sopravvivere.
Nessun coordinamento è previsto fra le migliaia di progetti. Ovviamente, con la scusante della protezione della proprietà intellettuale, attraverso la riservatezza. E pensano al mercato quasi come disponibile ad accettare tutto e, siccome progettano con briciole di realismo, finiscono con lo scimiottare prodotti esistenti spesso con scarsa competenza delle filiere di quei mercati.
Ma tant’è, hanno molte idee! Insomma vengono presi in giro dalla febbre dell’oro, anche perché la crisi potrebbe farli chiudere. No, non si fa così. Spetta alle grandi strutture pubbliche e private commissionare prodotti necessari o da migliorare a partire dalle loro esigenze di domani viste oggi. Le richieste dovranno essere difficili, ben oltre ai prodotti attuali di mercato.
Gli Usa insegnano: lo stato in tutte le sue branche è preparato a chiedere l’impossibile. Alle imprese rimane il compito di competere per realizzarlo.
Ma ahimè accade, da noi, non di rado che gli enti guardino proposte per farle realizzare dai loro amici. Almeno, paghino le proposte!
Epolis: concesso da Prof. Giovanni Degli Antoni (GDA)
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