Una combinazione più mirata dei vari farmaci anticancro potrebbe in futuro rendere più efficace la lotta contro il tumore. E l’uso di particolari molecole, ricavate da cellule morte, potrebbe permettere di risolvere il problema della resistenza alla chemioterapia.
Ne sono più che convinti alcuni ricercatori inglesi del Cancer Research, che grazie a test di laboratorio sono riusciti a comprendere meglio come le diverse molecole possono essere usate per distruggere le cellule cancerose. «Abbiamo scoperto che i farmaci uccidono le cellule del tumore in modi diversi», spiega il professor Lawrence Young, a capo del team inglese. «Per questo siamo convinti che usando contemporaneamente più principi attivi che agiscono in modi differenti si possano bloccare anche quelle forme tumorali diventate resistenti ai trattamenti».
Infatti, il lavoro dei ricercatori inglesi ha permesso di far luce su un altro aspetto della battaglia contro il cancro: quello della resistenza alla chemioterapia, che in molti casi vanifica le cure. I farmaci anticancro di norma fanno scattare una sorta di “interruttore” che porta la cellula malata a suicidarsi.
Ma se il tumore sviluppa resistenza al farmaco, ecco che l’”interruttore” si inceppa, e le cellule non muoiono più. «Abbiamo lavorato su una forma tumorale tipica in questo senso, quella che colpisce le ovaie, che spesso risponde inizialmente bene alla chemioterapia, per poi diventare insensibile», racconta Young.
Sotto la sua supervisione, il team ha rimosso alcune cellule di tumore alle ovaie, le ha coltivate in laboratorio e le ha quindi trattate con una gamma di farmaci anticancro. E ha verificato che è possibile “risvegliare” le cellule diventate resistenti ai farmaci utilizzando molecole di cellule morte.
«Una molecola in particolare, la CD95L, ha dato ottimi risultati: l’abbiamo iniettata nelle cellule tumorali attraverso un virus modificato geneticamente, e abbiamo visto che è riuscita a sbloccare gli “interruttori” disattivati, ripristinando il meccanismo del suicidio cellulare», dice Young. «Quindi, grazie a questa ricerca abbiamo scoperto quali interruttori vengono attivati dai diversi farmaci, cosa che permetterà di migliorare le combinazioni dei principi attivi.
E in più, in futuro potrebbe essere possibile rendere le cellule tumorali nuovamente sensibili alla chemioterapia ricorrendo alle molecole morte da noi sperimentate, che funzionano come veri e propri farmaci».
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