I “Bevitori d’Alta quota“ hanno ormai imboccato il sentiero impervio ed esaltante delle grandi degustazioni “ragionate“ alla scoperta dei vini più emozionanti del pianeta. Questa volta è lo champagne ad accendere la beva e a principiare il percorso sensoriale ardito e ad un bianco di razza tocca costituire la meta,l’ultima Thule gustativa della serata. Tre i campioni ai blocchi di partenza nella consueta alcova del wine-bar Cairoli: lo Champagne Brut Nature Les Rachais 2006 di Francis Boulard, lo Champagne Brut Tradition - Grand Cru di Egly-Ouriet e il Puligny-Montrachet 2004 del Domaine de Puligny Montrachet. Francis Boulard e sua figlia Delphine elaborano ormai da tempo degli “Champagne de vigneron“ di grande personalità. Orientati con pieno coinvolgimento fisico e spirituale verso la viticoltura biologica e biodinamica, i Boulard producono vini dalla grande personalità olfattiva e dall’intrigante trama gustativa. In una luminescente veste aurea,il nettare sciaborda nel bevante con una certa vivacità di spuma che si risolve presto in discrete catenelle di fine perlage. Morbido e carnoso,eppure sapido e minerale,sorprende per la rotondità e la carezza felpata del tocco nonostante l’assenza di dosaggio. L’acidità in punta e la fruttuosità montante,man mano che il calore la stana,sono ulteriori stimoli saporiferi che dilatano la persistenza gusto-olfattiva. Non si poteva cominciare meglio.
A seguire lo champagne di Egly Ouriet. Francis Egly è il mago del Pinot .Sia col Nero che col Meunier ha fatto grandi cose. Col Brut Tradition Grand Cru ci fa godere con la fragranza dei lieviti e i sentori di brioche,col frutto che lentamente si palesa,con la vaniglia che si evince e con ricordi agrumati ed esotici finissimi che si dipanano durante la degustazione. Brillante e luminoso,persistente ed elegante,sciorina freschezza e continui ritorni minerali. E il calore dei gessi della Montagne de Reims è tutto in questa beva. Sontuoso.
E dopo tante analisi e parole ci attende una frusciante emozione nel puro piacere edonistico e conviviale gravido di storia e di alto lignaggio di uno chardonnay borgognone. Il Domaine Du Château de Puligny -Montrachet è stato proprietà del Credit Foncier dal 1989. Ma la conduzione tecnica dei vigneti e della vinificazione è stata affidata sin dal principio all’estro di Etienne De Montille. Poi la proprietà è passata ai De Montille e adesso l’azienda è nelle valenti mani di Etienne. E’ inutile dire quanta serietà e perizia sono riversate in questo lavoro dal figlio di Hubert. Chi lo ha visto in azione nel film di Jonathan Nossiter “Mondovino“ sa che l’approccio di Etienne alla vite è tanto sacrale quanto rigorosissimo. Indimenticabile la lezione di qualità impartita ai suoi lavoranti impegnati in vigna. Constatata la gran quantità di grappoli rimasti appesi alle viti e illesi perché sfuggiti alla cesoia,Etienne redarguì gli addetti per aver congiurato contro l’ottenimento di una maggiore qualità. Essa infatti passa solo attraverso le basse rese per ceppo:solo pochi grappoli per pianta devono suggere linfa dal terreno e spartirsi minerali e umori disponibili. Il suo Puligny - Montrachet è stupendamente archetipico. Alla cieca molti avrebbero sulle prime pensato ad un riesling della Mosella,tale è il profluvio di note iodate e minerali che promana dal cerchio del bicchiere. Ma la conduzione esemplare del vigneto ci racconta il profilo del benedetto terroir di Puligny senza infingimenti: grassa e opulenta la trama;lieve ed elegante l’ordito. Grande classe per un frutto intonso e solo brevemente percorso da ricordi di una velata ossidazione che in realtà non sussiste ma è una sorta di traboccamento di sapidità . Questa è la souplesse dei grandi vini francesi :per essere degli astri organolettici sulle prime strabiliano;poi non si accontentano e finiscono per sedurre,a volte per sempre. Noblesse oblige. E a noi,poveri,comuni,appassionati bevitori non resta che soggiacere ad un fato che ha predisposto ancora una volta l’estasi e il tripudio dei sensi in un crescendo che ci ha condotti,fra pulsioni carnali e slanci spirituali, fino alle estreme propaggini del gusto.
ROSARIO TISO
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