È stato il primo vino italiano, poi è accaduto ancora, a raggiungere la vetta della grandezza mediatica: n. 1° nella classifica di Wine Spectator, il più idolatrato elenco di gemme enoiche del pianeta. "Wine of the year 2000", così celebravano in quei giorni tutte le testate giornalistiche del mondo il trionfo della vocazione enologica dell’Etruria. Per mano poi del suo più famoso produttore:il Marchese Piero Antinori.
A Foggia, come in tutte le province distratte e sonnolente dello stivale italico, la notizia rimbalzò flebile e sostanzialmente inascoltata. Trovai il campione in uno di quei tanti posti che in città ostentano delle pareti piene di bottiglie ma senza la benché minima consapevolezza di quel che si va ostentando e solo la mia scarsa liquidità, rapacità e propensione al commercio mi impedirono di farne incetta per lucrarne guadagni futuri certi. La pagai quanto costava, senza speculazioni, senza rialzi dovuti alla fama acquisita, insomma. . . un affare.
Poi sono andato a casa e l’ho lasciata riposare, pensando a quando avrei dovuto "battezzarla", per usare il becero gergo d'osteria. Non riuscii ad aspettare molto. Quando ho una perla fra le mani devo subito mostrarla. In realtà il vino è finito tutto nella mia tomba esofagea.
Se ci sono dei doni supremi che la divinità può elargire ad uno spirito accorto sono il silenzio e la solitudine. Con loro ho goduto fino all’ultima goccia del nettare celestiale. Ma se devo dirla tutta il 1990 gli è stato superiore. A mio modestissimo e fallace parere. E forse anche il 1995, chissà. Non che ci tenga alle comparazioni verticali. Ma ho una memoria sensibile alle emozioni.
ROSARIO TISO
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