Abbiamo fatto una degustazione. Per noi bevitori randagi non è una novità. Siamo gente che ne farebbe una al giorno.L’elemento unificatore è la sconfinata passione che ci lega al vino.Il pretesto odierno...il primo martedì del mese al wine-bar Cairoli.
Certe volte ci capita di bere bottiglie con un fil rouge ad unirle.Stavolta totale anarchia e campioni i più disparati.
Tutti partono dalla stessa linea e devono arrivare ad un certo punto:procurare piacere. E il vino meno blasonato a volte può arrivarci meglio.
E’ la tipica serata in cui si è mischiato di tutto.
Ecco l’elenco delle bottiglie in ordine di fruizione: Guidalberto 2001 della Tenuta di San Guido,Cà fracia 1999 di Balgera,Taurasi Vigna Andrea 2005 di Clelia Romano,Barrua 2002 dell’Agricola Punica,Maurizio Zanella del 1997 di Cà del Bosco,Brut Vintage Millesimè 2000 di Piper-Heidsieck.
Ad accendere la beva ci ha pensato il Guidalberto. Il campione del Marchese Incisa della Rocchetta,ottenuto con uve di cabernet sauvignon al 45%,merlot al 45% e sangiovese al 10%,sciorina un bel rubino fitto.Al naso il primo intoppo;effluvi sgraziati salgono alle narici.Da un pò di tempo qualcuno di noi associa difetti di “tappo“ alla prima nota olfattiva stonata.In realtà capita sovente che bottiglie con un pò d’anni alle spalle manifestino le prime crepe dovute all’anzianità.Queste incipienti disarmonie spesso vengono presto riassorbite dall’azione combinata di ossigenazione e assuefazione.Così è andata col Guidalberto:sulle prime respinto,è risultato alla fine un vino dignitoso ed ideale per costruire un crescendo gustativo.Col Cà Fracia 1999 di Balgera l’obiettivo è stato pienamente centrato. 100 % Chiavennasca di eroica coltivazione in quel che si può considerare uno dei più celebrati cru valtellinesi,è un vino invecchiato almeno 2 anni in grandi botti di rovere e 2 anni in botti piccole.Poi subisce 6 mesi di affinamento in bottiglia.Il bicchiere sprigiona delicate note di piccoli frutti rossi e di viola.E’ un vino suadente e aggraziato,sottile e delicato.Ideale per distendere i sensi e prepararli allo scatto.Che puntualmente arriva con il Taurasi. “Colli di Lapio“ ha puntato sulla valorizzazione del vitigno Fiano, producendo questo vino, con risultati d’eccellenza e riconoscimenti sin dalla prima vendemmia.Ma Clelia Romano propone anche un Taurasi prodotto da 2 ha di vigneto di cui supervisiona la coltivazione.Grondante di frutto,è un aglianico opulento,succoso,fragrante.Rapidamente scompare dal bicchiere:è un vino buono,un vino che presto finisce.
Antefatto della tempesta gustativa di là da venire.E’ il momento del Barrua 2002.
Igt Isola dei Nuraghi
da uve Carignano (85%), cabernet sauvignon (10%) e merlot (5%),è un prodotto della premiata ditta Incisa della Rocchetta-Giacomo Tachis.Un duo che sta al vino come Battisti-Mogol alla musica.
Ogni creazione riconducibile al loro estro punta all’eccellenza.Non è da meno il Barrua.Afrori di macchia mediterranea esalano dal bicchiere.Legno buono e spezie carezzano il palato.Tutto si compone in armonia come di orchestra fatta di solisti talentuosi che centrano la perfetta amalgama:un fuoriclasse.Il susseguente Maurizio Zanella paga lo scotto di cotanta antifona.Risulta buono come dovrebbe ma non lascia traccia nella memoria gustativa.
C’è euforia nel gruppo.Ancora una volta ritrovarsi fa scattare la gioia della convivialità.La soddisfazione è palpabile.Al punto da richiedere lo “stappo“ di una bollicina per festeggiare la magia dello stare insieme.La scelta cade su di un campione che ha fatto recentemente parlare di sé fra gli “aficionados“ del wine-bar Cairoli: Brut Vintage Millesimè 2000 di Piper-Heidsieck.
E’ una Cuvèe pluripremiata,uno champagne da competizione.Lieviti,nocciola,tabacco,frutta secca al naso;burro e biscotti al gusto con un velo etereo a fasciare delicatamente il tutto.C’è chi lo considera seduto e spento dopo un pò.Certo per una sorta di piccolo Krug millesimato forse le aspettative erano un pò troppo alte.
La serata ha poi visto una coda polemica.Lo spunto l’ha dato Lino nel raccontarci una visita di un nostro comune amico da Franco Biondi-Santi.A quanto pare il grande produttore ilcinese consiglierebbe di bere i suoi vini solo dopo un’attesa minima di quindici anni.E’ partita poi la solita solfa sulle capacità di invecchiamento stupefacenti dei brunelli della Tenuta del Greppo.All’ennesimo panegirico sulla magnificenza di annate remotissime ho chiesto a Lino se le avesse mai bevute.Ha risposto di no ed ha affermato sostanzialmente che ad un “mito“ enologico del calibro di Biondi-Santi si può credere alla cieca.Perchè tutti sono concordi nel ritenere grandiosi i suoi vini.
Io non sono così.Io respingo qualsiasi credo enologico. L’ateismo nel vino porta a sgombrare la mente da qualsiasi preconcetto.
Non sono in grado di esaltare qualcosa che non mi piace o...peggio ancora...che non ho bevuto.
Per cui presto fede ai miei sensi.Sempre e comunque.
Riguardo al legittimo pluralismo di opinioni affermo,parafrasando Guccini,che“ognuno invecchi come li pare...“.
Ma non raccontatemi cos’è un vino.
Ah,quasi dimenticavo la lista dei bevitori randagi partecipanti.In ordine sparso:Angelo Perilli,Valentina Chiango,Michele Del Principe,Matteo Pazienza e il sottoscritto.
Alla prossima.
ROSARIO TISO
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