Noi,gli “Amici di Casa Marino“,faremmo una degustazione al giorno.Non occorrono occasioni né moventi.Siamo sempre pronti a far volteggiare i bicchieri colmi di nettari celesti.Perchè il “fil rouge“ che ci unisce è una passione debordante,impossibile da contenere nell’alveo di eventi precostituiti.Così basta avere qualche bottiglia a mano,diverse o uguali,coeve o distanti,di vino rosso,bianco o della neonata categoria degli “arancioni“(quei vini bianchi “bio“ sottoposti a lunghe macerazioni...)e subito parte la spinta ad organizzare un simposio attorno ad un desco comune.
Se poi si hanno delle bottiglie più che dignitose da buttare nella bolgia enoica,in uno scontro senza quartiere in campo gustativo aperto,è persino facile ritrovarsi.Ognuno quasi subliminalmente imbocca il sentiero che conduce alla “casa“ delle nostre bevute.
Al richiamo rispondiamo in sei:oltre allo chef-padrone di casa Antonio Marino e la sua leggiadra figliola Mariarosaria(oltre all’estemporanea presenza di Valentina)ci sono Fabio,Romina,Antonio Lioce ed il sottoscritto.
Sei pilastri,sei santi bevitori assetati d’oblio.
Berlucchi “Cellarius“ Pas dosè 2006,Romito del Romitorio Sant’Antimo rosso 2006,Camelot 2006,Brunello di Montalcino Castelgiocondo 2003,:questi i nomi dei vini che fanno prefigurare un quasi certo futuro piacere.Dopo un eccellente abbrivio con le “bolle“ franciacortine,passiamo al campione di quella che è oggi una rinomata azienda vinicola che ha la sua sede nell’imponente e massiccia fortezza trecentesca di Castello Romitorio a Montalcino:
partiamo col Sant’Antimo rosso.
Alla potenza del Sangiovese si affianca la tradizione toscana della storica simbiosi con il Canaiolo e la moderna irruzione del Cabernet Sauvignon per un blend sofisticato,un supertuscan di razza.Il vino si presenta di colore rosso rubino,con lievi tonalità granate. E’ un vino potente ma non suadente.I piccoli frutti rossi fanno fatica a far capolino fra le maglie di una trama fitta ma inficiata da profumi laccati come di “sporca“ mineralità.Tannini,spezie e acidi si bilanciano ma su di un piano inferiore alle aspettative.Comunque facile e fluente la beva.
Sensazioni che restano,sensazioni che montano.
E’ sterminata la terra dei Marchesi de’ Frescobaldi.
Dalla zona del Chianti a quella del Pomino, da Montalcino alla Maremma e al Mugello,settecento anni di vini di altissimo pregio.
La costante qualità e la spiccata personalità dei vini raggiungono vertici assoluti a Castelgiocondo.
Eretto nel 1100,il castello di Castelgiocondo è proprietà dei Frescobaldi dal 1989.
La tenuta si trova nell’agro di Montalcino.Da qui nasce un affascinante Brunello di Montalcino .
Di una certa eleganza e raffinatezza, arricchito da 4 anni di affinamento in rovere, ritenuto perfetto sia gustato da solo, sia in abbinamento a grandi pietanze di carne,sciorina profumi poco intensi di frutti rossi in confettura.
Di gusto comunque pieno ed avvolgente con tannini vellutati ha la struttura conferitagli dalla
severa selezione delle uve di Sangiovese.L’affinamento in bottiglia assicura la giusta amalgama dei suoi componenti organolettici per una immediata fruizione,senza rischiare imbrunimenti ed ossidazioni a seguito di un qualsivoglia invecchiamento,certamente praticabile. Risulta però di scarsa personalità.Abbastanza morbido e fresco non sarà memorabile.
Infine il Camelot 2006: Taglio bordolese firmato da Firriato,incorpora tutta la forza e la magia del sole e della terra di Sicilia.
Niente da dire. Maturità di frutto, equilibrio nel legno. Tutto molto controllato pur nella mastodontica dimensione. Colore scurissimo;naso con cacao e macchia mediterranea sugli scudi.Prodotto di respiro internazionale,come sempre.E di internazionale valore.
L’estro dello chef non si è dispiegato per l’occasione .D’altronde,quando si hanno a disposizione prodotti gastronomici di primissima qualità si può andare dritti allo scopo,che è pur sempre il godimento dei sensi.Gli arrosticini abruzzesi hanno fatto la parte del leone,preceduti da salumi,ricottine aromatizzate e formaggi di pecora del solito agriturismo “La Porta dei Parchi“.Anche un gorgonzola novarese compare a sorpresa sul tavolo.Tutto molto buono,come da copione ormai consolidato.
A volte,al termine del giorno,quando la pienezza sensoriale fiacca le forze e la mente sembra cedere alle seduzioni del sonno,scocca l’ora dello spirito.E’ un’ora speciale.Il fraseggio interiore diventa delicato e intrigante.Basta trovare una sponda,un’intento gemello, per generare emozioni.
Per me ed Antonio Marino la serata non è finita dopo le ingenti libagioni.
Ha avuto un ulteriore sussulto emotivo,uno sprazzo di condivisione profonda.E l’esile chiacchiericcio sul balcone ad ore troppo tarde per la maggior parte di noi si è trasformato in un magico momento di condivisione dove le anime hanno banchettato con Dio.
Decisamente...del “tutto“...la parte migliore.
ROSARIO TISO
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