Per il bevitore,l’inverno è una stagione propizia.
Dopo mesi di clima osceno ed arroventato(Foggia....una fornace!) si può finalmente respirare e ripensare alla ripresa delle attività,con la mente che va soprattutto alle amate serate a sfondo enologico...quando il freddo serra le fila del nostro procedere ondivago ed individualista,anche dal punto di vista vinicolo,caratteristico dei mesi estivi.
E’ un paio d’anni che dedico le mie esplorazioni più eccitanti ai riesling tedeschi.
Rimasi folgorato da un’affermazione di Luca Maroni riportata nell’unica “Guida ai vini del mondo“ che licenziò alle stampe alcuni anni orsono:“...i vini tedeschi assieme a quelli austriaci sono fra i migliori del mondo...“.
Da quel momento quasi un’ossessione.Quando ho potuto(..e a Foggia è dura reperire la materia prima!)solo bianchi germanici:Louis GUNTRUM,Clemens BUSH,Markus FRIES,Geheimrat Wegeler Erben,St.Urbans-Hof,Karlsmuhle,Wittmann,Richter,Karthauserhof,Fritz Haag,Willi Schaefer e,per generosa concessione di alcuni amici del wine-bar Cairoli,anche uno strepitoso Egon Muller.
Fino all’odierno incontro con Joh.Jos.PRUM,in una Spatlese 2002 proveniente dal celebrato cru Wehlener Sonnehur.
Leggevo da qualche parte che il vino deriva da una parcella con pendenze incredibili(a tratti quasi impossibili!) dove si può lavorare la vigna solo a mano,utilizzando un sentiero tracciato alla bisogna nel lontano 1959!
Vino da viticoltura eroica,è quasi una “auslese“ per dolcezza ammaliante.
Non so se magnificarne più gli intensi profumi,l’oleosa consistenza o la raggiante acidità.Fatto sta che quella micro-effervescenza che si evidenzia sulle pareti del bicchiere in una lunga e statica teoria di bollicine,quell’anidride carbonica prigioniera della trama fittissima del vino che solletica il palato in chiusura di deglutizione...è stupefacente.
Dicono che le vendemmie di PRUM siano ultra-tardive.Che utilizzi il freddo per fissare i connotati delle sue uve perché non si disperdano nelle successive fasi di trasformazione.
Qualunque cosa faccia...il suo è un prodotto di rara maestria.
Qualcuno considera i riesling tedeschi accessibili solo al culmine di un’evoluzione palatale.Dissento decisamente.
Come capacità di esibire una piacevolezza immediata,non ce n’è per nessuno.
Dire che sono i vini bianchi migliori del mondo non m’è concesso.Non conosco la Loira,nè la Borgogna,anche per l’inaccessibilità dei costi(troppo ristretto e dilettantistico il mio ambito per esprimere giudizi in qualche modo definitivi).
Riguardo alle bottiglie che mi piacciono amo tantissimo anche la produzione alsaziana e,in Italia,quelle altoatesina e friulana.
Ma questa è un’altra storia.
ROSARIO TISO
*I contenuti dell’opera non possono essere riprodotti senza l’autorizzazione dell’autore.
Ultimi Articoli
Milano: George Foreman, la sua storia arriva in libreria con DIO AL MIO ANGOLO
Arisa torna con Foto Mosse — il nuovo album esce il 17 aprile
GENTE DI FACILI COSTUMI al Teatro Manzoni di Milano
“È intelligente… ma non studia!”: ridere, ricordare, crescere
Italia–Giappone: Vincenza Palmieri porta lo Specialista della Famiglia al Paese del Sol Levante — la rete dei Diritti Umani si allarga
Bruno Mars accende Las Vegas — The Romantic Tour debutta con sold-out e la città gli intitola una strada
Gerry Scotti apre il Festival della TV di Dogliani — quindicesima edizione dal 29 al 31 maggio 2026
Triennale Milano — una settimana di performance, laboratori e incontri dal 13 al 19 aprile
NIST legge Project Hail Mary con l’occhio del laboratorio