Annamaria Clementi rosè 2003

173.4K visualizzazioni

Ritrovarsi la vigilia di Capodanno a festeggiare il passaggio di testimone fra il vecchio e nuovo anno... la corsa scomposta e finente del primo che innesca l’abbrivio esplosivo dell’altro... è uno dei vezzi spontanei dell’altrettanto spontanea e trasformista compagnia dei “bevitori randagi“ di Foggia, a wine-bar “Cairoli“ formalmente chiuso ma segretamente battuto dai più fedeli avventori.
C’era sentore di evento nell’aria, tensione da grandi aspettative per l’insolito e fitto scambio di reciproche sollecitazioni ad essere presenti alla solita e “infocata“ ora meridiana.
Il livello di desiderio ha fatto il resto.
Con Lino Ficelo nel ruolo di partecipe pungolatore e cerimoniere, ci siamo ritrovati in cinque, con la “Setta dei bevitori estinti“ al gran completo... Antonio Lioce, Giorgio Gaetani, Rosario Tiso... , circostanza che non si ripeteva da lunghissimo tempo.
Un breve conciliabolo ha confermato i sentori della vigilia:c’era voglia di una grande bevuta.
E come spesso accade nello sport quando il primo “staffettista“ è sovente di qualità per guadagnare vantaggio, partiamo come meglio non era possibile:la “prima“ assoluta dell’Annamaria Clementi Rosè 2003.
La bottiglia prescelta scaturisce dal progetto creativo di vinificazione dell’enologo Stefano Capelli ed è la declinazione in rosa... ma non per questo più femminile... della prestigiosa cuvèe metodo classico Annamaria Clementi, nata per omaggiare la madre di Maurizio Zanella... vero nume titolare della “Cà del Bosco“... e prodotto di punta dell’azienda.
Franciacorta millesimato dell’annata 2003, è ottenuto da uve pinot nero in purezza.
Il sogno enologico di Capelli parte dalla terra e dalle vigne.
Nel Comune di #hl=it&expIds=17259&xhr=t&q=Erbusco" target="_blank">Erbusco sono state individuate tre parcelle... Canelle 11, Poligono 3, Poligono 4... collinari e ciottolose, con piante di varietà Pinot Nero dell’età di circa 25 anni. Come sistema di allevamento si è puntato al sempre qualitativo cordone speronato, con una densità per ettaro piuttosto elevata. La resa massima è stata fissata rigorosamente in 68 quintali per ettaro, assicurata alla bisogna da una vendemmia “verde“ effettuata sui tralci quando gli acini principiano a maturare. Dopo un’attenta raccolta manuale con selezione di grappoli in vigna e in cantina, le fasi di diraspatura e pigiatura avvengono in totale controllo della temperatura mantenuta relativamente bassa per conservare al meglio il corredo terpenico e con l’utilizzo di gas inerti per limitare il dannoso contatto con l’aria e indesiderate ossidazioni. La macerazione è condotta con rimontaggi regolari ed utilizzando l’innovativo sistema di elevazione a tini mobili che assicura un totale rimescolamento della massa vinosa. La vinificazione vera e propria avviene in barriques con fermentazione alcolica e malolattica in naturale successione. L’assemblaggio finale dei vini base riguarda solo lotti d’annata, al 100%(basterebbe, per un millesimato l’85%... ), senza l’utilizzo di riserve e del loro portato correttivo. Il “liquer de tirage“ è nella classica composizione prevista dal disciplinare della Franciacorta.
Dopo la tappatura col tappo a corona si avvia un settennale affinamento, intervallato da controlli a due e tre anni per smuovere i sedimenti più incollati alle pareti delle bottiglie.
Il ’remuage’, come da manuale, è effettuato solo da esperti ’remuers’. Ma è nella sboccatura che c’è la più importante novità e si fa la differenza. Non si tratta del dosaggio:la ’liquer d’expedition’ ne fa un tradizionale extra-brut. Riguarda piuttosto la tappatura in assenza d’ossigeno. Ottenuta con un macchinario brevettato dalla ’Cà del Bosco’, permette valori 10 volte inferiori della presenza di ossigeno totale in bottiglia. Letteralmente quadruplicata la potenzialità d’invecchiamento.
Non certamente a questo hanno pensato i ’bevitori randagi’, visto che l’Annamaria Clementi Rosè 2003 hanno deciso di stapparla subito. Tante, troppe le aspettative per procrastinare ulteriormente un ipotetico piacere celestiale.
Con i rosati metodo classico non siamo stati mai molto fortunati. Esperienze passate con il Dom Perignon ed il Krug non ci hanno entusiasmato. I migliori rosati registrati dalla recente memoria storica degli assaggi risultano essere uno champagne Janisson-Baradon ed il franciacortino Contadi Castaldi. Niente di ultra-celebrato quindi.
Cosa aspettarci dall’Annamaria Clementi?Che ci stupisca, come fu capace la versione classica bianca la prima volta che la bevemmo agli esordi dei nostri rispettivi percorsi enoici. I ’bevitori randagi’ sono pronti ad abbandonarsi alla voluttà!
Il colore si presenta rosa salmone vivacissimo e tonico.
Il perlage è della migliore tessiturà. finissimo, abbondante, persistente.
Al naso è pieno di charme e si dipartono, dal disco vinoso, effluvi di frutti rossi maturi. Ma è al palato che s’incendia il piacere:permettere ad un velo di liquido di sostare in bocca è come avere un petalo di rosa adagiato sulla lingua!
L’appagamento sensoriale è diffusamente palpabile.
Finita la bottiglia esplode il classico dilemma sull’opportunità di continuare. E’ la vigilia di Capodanno, bisogna brindare ’ad libitum’’.
Come ?Con quali importanti bollicine?
La scelta è di nuovo azzeccata:il Blason Rosè Brut di Perrier-Jouet e la Grande Reserve Brut di Gosset si rivelano due sorprese assolute. I ’terroir’ di Epernay e di Ay si confermano fucine di assoluta qualità.
Il ’campione’ di Perrier sprigiona potentemente la didattica ’nuance’ di crosta di pane fra profumi netti di fragole e lamponi. L’uvaggio quasi paritario di Pinot noir, Pinot meunier e Chardonnay gli dà forza e complessità. E’ tutto più sfacciato, meno misurato che con l’Annamaria Clementi.
Con Gosset si cambia registro e si passa ad un nettare di un tenue giallo dorato. Lo Chardonnay, prevalente nella cuvèe, fornisce una superiore intensità e fittezza. I profumi coprono uno spettro olfattivo più ampio dei precedenti e si percepiscono in mirabile mescola fiori, frutti e note terziarie.
Una gran bella beva finale per un altro memorabile scorcio di esistenza.
L’avventura dei ’bevitori randagi’ continua’.

ROSARIO TISO
*I contenuti dell’opera non possono essere riprodotti senza l’autorizzazione dell’autore.