Giorno del ricordo, De Corato a commemorazione in largo martiri delle foibe

“Milano terrà sempre viva la memoria contro la ’congiurà del silenzio”. Da Giunta Moratti impegno costante anche con intitolazione di vie e piazze cittadine

Milano: “Nell’anno in cui il Paese celebra un anniversario importante come il 150esimo dell’Unità d’Italia, è doveroso dare spazio alla memoria di una delle pagine più drammatiche della nostra storia. Come il Comune di Milano continua a fare dal 2004, anno in cui fu istituito il Giorno del Ricordo, con iniziative diverse tra cui le intitolazioni di alcuni luoghi cittadini: piazza Martiri delle Foibe, piazza Istria e anche, 3 anni fa, l’intitolazione di una parte dei Bastioni di Porta Venezia alla città di Fiume. Segno della volontà di questa Amministrazione di tenere sempre accesa la memoria collettiva sugli avvenimenti di quegli anni”.

Lo ha dichiarato il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato intervenendo in rappresentanza dell’Amministrazione comunale alla commemorazione del Giorno del Ricordo che si è celebrata in Largo Martiri delle Foibe.

“Per anni " ha aggiunto De Corato " le Foibe sono state cancellate dai libri di storia, come ha evidenziato in questi giorni il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Un silenzio che lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha definito una vera e propria ’congiurà. E colpisce che ci siano ancora comuni italiani che fanno poco o niente per ricordare quelle pagine. Dimenticando che quello delle Istituzioni è un dovere, non solo per trasmettere il ricordo tragedia ai giovani, ma soprattutto per riesaminare criticamente i fatti. E far sì che entri a far parte del patrimonio storico e spirituale del nostro Paese la storia di quegli italiani: almeno 20 mila i concittadini infoibati e torturati e circa 350 mila gli istriani, fiumani, giuliani dalmati costretti a lasciare in massa la propria terra per non soccombere alla sopraffazione. Senza dimenticare che, secondo uno studio reso noto dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, sarebbero più di 50 mila gli esuli di prima generazione ancora viventi e oltre 1 milione i discendenti”.