Ischitella, FG: Trovare un paese che d’inverno assuma un silenzio innocente immerso tra i boschi del Parco Nazionale del Gargano e che, già dal periodo primaverile, manifesti entusiasmo nei preparativi della nuova stagione estiva senza mostrare il ritmo frenetico delle grandi città, è diventato pressoché raro.
Camminare tra ripide salite, immersi tra pietre storiche che raccontano le strazianti lotte degli anni di guerra e di siccità, conducono la mente contaminata dalla modernità alla più totale serenità e inducono alla rievocazione dei racconti dei propri genitori nel periodo Natalizio davanti alla fiamma di un camino.
E’ da lì che si ricostruiscono ricordo per ricordo le origini perse.
In quell’ impervio vicoletto ecco, su una piccola sedia ancor di legno e paglia, una nonnina che ricama e prepara il maglione per il prossimo inverno per il proprio marito, quel marito che ogni mattina prima dell’ alba si avvia ai campi dopo un tenero bacio alla propria e unica compagna di vita.
La compagna che ha sulle spalle sacrifici per ottenere quell’ amore, dove quel piccolo abbraccio era solo un incrociar lo sguardo per pochi istanti.
La donna alza la testa come se disturbata dal nostro passaggio, dando il buongiorno a prescindere dalla conoscenza o meno della gente.
Quel saluto è un segno di rispetto che oggi provoca quasi imbarazzo nel ricambiarlo.
Ma non era disturbo, era solo un viso un po’ stanco del lavoro e della solitudine.
Ma ecco scendere dalla strada un piccolo fanciullo di pochi anni che corre verso la nonnina per dargli il saluto.
Così il viso dell’anziana donna si illumina di una gioia che non sappiamo più condividere nelle nostre deserte emozioni.
Un Incontro tra ciò che era e ciò che sarà.
Pochi passi verso la strada superiore (Capstràd...) e anziane donne intonano i canti popolari che aiutavano in un tempo andato a tener più allegra l’affaticante giornata di lavoro nelle fertili terre garganiche e lì, tra un canto e l’altro, preparano il pranzo del giorno.
Si continua fino ad incontrare una coppia nell’ atto di scambiarsi innumerevoli coccole vicino al gelsomino bianco intrecciato sotto un arco che, in epoche lontane, era la porta della fortezza della piccola cittadina.
Colpisce la loro disinvoltura nel rendere pubbliche le loro manifestazioni d’amore anche dopo anni di matrimonio.
Una lacrima.
E’ l’unico modo per descrivere le sensazioni di quegl’attimi.
Ci si accorge che questo paese grazie alla presenza delle tradizioni tramandate e al legame verso la propria terra, punta sulla consapevolezza di tener sempre vive le tracce del passato e i racconti dei nostri cari più anziani.
Non è una narrazione fiabesca, ma una realtà.
E’ semplicemente Ischitella.
Giuseppe Pizzarelli
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