Un inedito rivela un nuovo ritratto dell’esploratore su Ladysilvia; I miti si sa, possono improvvisamente “cadere”, ma che da alcuni manoscritti segreti uscisse fuori una imbarazzante descrizione del noto esploratore Cristoforo Colombo, non ce lo saremmo aspettato.
Il documento ritrovato nell’Archivio Generale di Simancas a Valladolid, dall’archivista Isabel Aguirre, descrive un Colombo spietato, crudele, dispotico, tiranno e da buon genovese “enormemente avaro”.
Il ritratto che si evince dal manoscritto di 46 pagine, raccoglie 23 testimonianze dirette, utilizzate come prove a suo carico, nel giudizio che nel 1500 lo costrinse a destituirsi dalla carica di governatore della Repubblica Dominicana. I risultati della ricerca effettuata su questi importanti documenti, sono stati raccolti in un libro pubblicato in Spagna dall’editore Marcial Pons: “La caida di Cristobal Colon. La persquisa di Bobadilla” (La caduta di Cristoforo Colombo.
La ricerca di Bobadilla). Il volume analizza la politica di Colombo nella colonia, dove sembra stesse organizzando un governo alternativo a quello spagnolo; non battezzava gli indigeni per sfruttarli come schiavi, mozzava lingue e nasi a chi veniva sorpreso a rubare, mandava alla forca chi si opponeva al suo potere o voleva screditarlo diffondendo voci sulle sue umili origini. Insomma dirigeva i suoi sudditi soffocando le sommosse locali di quanti osavano ribellarsi ai suoi metodi.
Possibile però che del grande ammiraglio, del navigatore coraggioso, del mito tramandato attraverso 5 secoli di storia non resti nulla? Secondo Consuelo Varela, storica del Consiglio superiore delle Ricerche spagnole (Csic) e curatrice dell’Archivio delle Indie di Siviglia, del processo intentato al navigatore genovese dall’inviato di re Ferdinando, Bartolomeo de las Casas, già si conosceva l’esito: condanna, messa in catene e rimpatrio del prigioniero. «Ormai Colombo dava fastidio e occorreva liberarsene», conclude Varela.
Rosario Scavetta
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