Achille della Ragione - Attualmente il mondo è dominato dallo strapotere delle multinazionali, i governi, anche degli Stati più importanti, sono costretti all’ordinaria amministrazione, i popoli credono di vivere in una democrazia e di essere arbitri del loro destino, viceversa, contano poco più che nulla. I capitali vagano senza patria alla ricerca della migliore rendita, il lavoro si sposta lì dove la manodopera è più a buon mercato, le merci si indirizzano solo e soltanto dove vi sono consumatori in grado di acquistare, mentre una martellante ed onnipresente pubblicità ci convince di sempre nuovi bisogni e ci invita a consumare oltre ogni limite, distruggendo l’ambiente ed esaurendo le risorse del pianeta. In questo panorama non proprio rassicurante assistiamo impotenti alla fine del lavoro sostituito dall’automazione, dai computer, dai robot, mentre la disoccupazione raggiunge quote record in tutto il mondo ed aumenta incessantemente, anno dopo anno, mese dopo mese, giorno dopo giorno. Quando a breve il lavoro sarà scomparso verrà meno anche l’uso del denaro o quanto meno le merci ed i servizi non dovranno remunerare certo il macchinario che le ha prodotte. Le multinazionali saranno ancora più padrone della nostra esistenza, perché possiederanno tutti i prodotti senza aver dovuto sborsare nè stipendi nè salari. Potranno tenerli per sè, novelli Paperon de Paperoni od elemosinarli a coloro che si prostreranno al loro incontrastato dominio planetario. Non si tratta di fantascienza, ma di un semplice ritorno al passato, la storia infatti ci insegna che numerose antiche civiltà non conoscevano il lavoro, che veniva lasciato a moltitudini di schiavi, mentre pochi privilegiati si dividevano tutte le ricchezze. Anche i civilissimi Stati Uniti d’America, patria delle multinazionali, fino a pochi secoli fa, usufruivano di milioni di schiavi razziati da tremendi negrieri e costretti a lavorare senza sosta in sterminate piantagioni. Cosa può fare un cittadino, uno di noi, una minuscola molecola nel gigantesco villaggio globale, per cercare di opporsi all’attuarsi di questo allucinante futuro, cercando di cambiare il nostro destino e di trasformare la fine del lavoro in una circostanza positiva, nella quale tutti i popoli possano avere un eguale accesso ai beni prodotti e godere degli stessi diritti? Ben poco, purtroppo, ma bisogna tentare, innanzitutto prendendo coscienza della gravità della situazione, adoperando la spuntata arma del voto, e soprattutto cercando di opporci allo strapotere della società dei consumi.
Ultimi Articoli
Infinite fall (floating), l’opera di Davide Sgambaro alla Piscina Comunale di Saluzzo
Sesto San Giovanni sequestra i primi monopattini truccati
Dodici armature giapponesi dal XVI al XIX secolo al Museo Chiossone di Genova
ASL Roma 1 smentisce la chiusura della Breast Unit del Santo Spirito: Nessuno smantellamento
Housing sociale in Lombardia: 96 milioni per ristrutturare 2.500 alloggi a canone calmierato
Ricerca e impresa, tappa a Como per il tour dell’assessore Fermi tra droni, farmaceutica e ambiente
Difesa personale: occhio al problema della sopravvalutazione.
Pittura italiana oggi, la mostra arriva a Rio de Janeiro con la nuova scena contemporanea
EMERGENZE VETERINARIE PER I CANI CHE PARTONO IN VACANZA.