È servita un’inchiesta giornalistica della radiotelevisione svizzera SRF per scoprire un sistema che verrebbe utilizzato sui Tir altamente inquinanti per taroccare i sistemi di emissione dei gas di scarico. Subito dopo il reportage televisivo, sono scattati i controlli da parte dell’autorità, in particolare del centro di controllo sul traffico pesante di Erstfeld (Canton Uri) sull’autostrada del San Gottardo, che hanno consentito di appurare in controlli a campione durati due settimane, ben 11 camion con congegni per alterare i dispositivi anti inquinanti. I mezzi in questione non sarebbero solo provenienti dall’Europa dell’Est, come si credeva in un primo momento, ma risultano immatricolati anche in Italia.
La #truffa consiste nel disabilitare con un #emulatore la centralina di iniezione dell’AdBlue, l’additivo a base di urea e acqua demineralizzata che abbatte le emissioni di ossidi di azoto.In pratica con l’apparecchio che si trova in rete a poche centinaia di euro non è più necessario acquistare l’additivo e il motore mantiene integra la sua funzionalità, ma invece di azoto e vapore acqueo il veicolo diffonde i pericolosi ossidi di azoto, precursori delle polveri fini.
Ma il danno è anche erariale dal momento che i camion Euro 4, 5 e 6 in cui viene installato l’emulatore AdBlue pagano tasse agevolate, ma inquinano come i #mezzi-pesanti degli anni ’90. Ancora una volta è all’estero che vengono scoperte questo tipo di frodi che oltreché portare un danno alle casse dello stato, contribuiscono ad acuire il problema dell’inquinamento atmosferico che già grava sulle nostre strade. Per tali ragioni, Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", si chiede se anche le autorità italiane, a questo punto, non decidano d’intensificare i controlli sui mezzi pesanti per fermare questa prassi truffaldina.
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