UE SONDA L’EUROPA: Normativa CE sul marchio di origine ( Made in )

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Attualmente, sulla maggior parte dei prodotti commercializzati nella CE non vi è obbligo di indicare il nome del paese di origine. Ritenete che sarebbe auspicabile o che dovrebbe essere obbligatorio far figurare questa informazione?

La Commissione sta esaminando la possibilità di elaborare una normativa comunitaria sul marchio di origine (“Made in”¦”) per alcuni prodotti industriali importati.

Tale normativa imporrebbe un marchio obbligatorio indicante il paese di origine (“Made in + nome del paese”) per taluni prodotti importati nella CE.

Siete invitati " in qualità di organizzazione o di privato cittadino - ad esprimere la vostra opinione su una normativa comunitaria in materia di marchio di origine.

Quali sono i vantaggi per voi?
In qualità di consumatore:
la Commissione europea vorrebbe sapere se desiderate essere informati circa il paese di origine dei prodotti che acquistate.
In qualità di dettagliante e/o produttore: la Commissione europea vorrebbe sapere se ritenete che l’indicazione “Made in”¦” possa essere uno strumento di competitività .

La consultazione consiste in tre diversi questionari a seconda che rispondiate in qualità di consumatore, di dettagliante o di produttore.

Il questionario è disponibile sul sito della Commissione europea (http://europa.eu.int/yourvoice/consultations/index...) ed è differenziato a seconda che si risponda come consumatori, produttori o dettaglianti. La consultazione si concluderà il 30 aprile, cinque giorni dopo l’incontro sul tema del "made in" fissato per il 25 aprile a Bruxelles tra Commissione Ue e associazioni europee interessate, tra le quali c’è Confindustria.
Gli industriali italiani si sono impegnati fin dal semestre di presidenza italiano Ue (luglio-dicembre 2003) per arrivare alla marchiatura d'origine, anche perché i settori interessati sono molti, oltre al tessile-abbigliamento: calzature, mobili per arredo, ceramiche, gomma e pneumatici. Tutti settori tipici del made in Italy che soffrono la concorrenza non sempre leale della Cina e, in prospettiva, dell’India, tanto da creare un'emergenza occupazionale che preoccupa lavoratori e imprese.

Il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ha detto ieri di attendersi «nelle prossime ore un'iniziativa del presidente del Consiglio, del Governo e di tutti i parlamentari europei presso le autorità di Bruxelles per varare immediatamente, a cominciare da tessile e calzature, le misure di salvaguardia espressamente previste per assicurare la concorrenza leale, obbligando tutti i Paesi a dare dati trasparenti e a seguire le regole del commercio internazionale». Montezemolo ha spiegato che non si tratta di «protezionismo ma di legittima protezione» e ha rivolto «un forte invito» al ministro dell’Economia Siniscalco affinchè «la Guardia di finanza intensifichi controlli e iniziative anticontraffazione».

La consultazione on-line della Commissione potrebbe essere molto utile per far comprendere all’esecutivo di Bruxelles l’importanza del tema (non tutti i Paesi membri, infatti, sono favorevoli alle misure in discussione). Il questionario è molto breve (non occorre più di un minuto per compilarlo), può essere scaricato anche in italiano e viene inviato poi automaticamente alla Commissione europea. Le prime domande servono a identificare il profilo dell’utente; le domande successive servono per capire quale potrebbe essere l’impatto della normativa comunitaria in materia di marchio di origine sugli utenti. La Commissione è interessata ad accertare se i consumatori desiderino essere informati circa il Paese di origine dei prodotti e se i produttori e/o dettaglianti ritengano che l’indicazione "made in" possa essere uno strumento di competitività . l’esito della consultazione sarà tenuto presente dalla Commissione Barroso per poter assicurare l’adozione di una proposta di regolamento sull’etichettatura obbligatoria in tempi brevi.

Adolfo Urso, viceministro con delega al Commercio estero, ha accolto l’iniziativa della Commissione molto favorevolmente: «Siamo riusciti a imporre un nuovo passo a Bruxelles, che è finalmente più attenta alle problematiche del made in Italy e dell’industria europea». Urso ha ricordato che fu l’Italia a chiedere, il 16 marzo scorso, l’introduzione dell’obbligatorietà del "made in", durante la presentazione dell’Action Plan del Governo italiano in campo tessile e abbigliamento.

Visitate i link validità fino al 30 Aprile
per accedere al modulo valido per la raccolte della Vostra opinione (non sono richiesti dati personali)
http://europa.eu.int/yourvoice/forms/dispatch?form...