ONDA: Il dolore costituisce un importante sistema di difesa che ha la funzione di allertare l’organismo e di difenderlo da agenti lesivi. Si compone di una parte percettiva (o neurologica) deputata alla ricezione e al trasporto dello stimolo lesivo - o potenzialmente tale - dalla periferia al cervello e da una parte esperienziale (o psichica), responsabile della “elaborazione critica” dell’impulso doloroso. L’esperienza del dolore è pertanto soggettiva, influenzata da variabili affettive e psico-cognitive, da vissuti personali e da fattori socio-culturali.
In alcuni casi può verificarsi un’alterazione delle strutture nervose deputate alla conduzione, modulazione ed elaborazione del dolore che determina un sistema di auto-mantenimento/rafforzamento della sensazione dolorosa, indipendente dalla causa che l’ha generato: il dolore perde così il suo significato iniziale diventando a sua volta una vera e propria malattia che richiede un approccio globale e interventi terapeutici multidisciplinari altamente specializzati.
I dati epidemiologici documentano che molte delle patologie responsabili di dolore cronico tendono ad avere incidenza maggiore nella popolazione femminile. Le donne presentano peraltro una maggior sensibilità al dolore su entrambi i piani, sensitivo (gli estrogeni rendono più sensibile e reattivo il sistema nervoso agli stimoli in generale e dunque anche a quelli dolorosi) ed emotivo.
Il dolore cronico rappresenta uno dei maggiori problemi sanitari nella realtà europea che comporta gravi conseguenze invalidanti di tipo fisico, psico-emozionale nonché #socio-relazionale e che ha un impatto molto pesante in termini di costi socio-economici.
Sebbene la legge n. 38 del 15 marzo 2010 abbia sancito il diritto di non soffrire e di poter accedere alla terapia del dolore per tutti i cittadini malati, a tutt’oggi nel nostro Paese il dolore cronico è ancora sottovalutato e troppo spesso non adeguatamente trattato.
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