Recentemente tutti i media " stampa, radio e televisioni " hanno dato ampio spazio ai nuovi provvedimenti presi dal Governo sul diritto d’autore, facendoli passare come norme contro la pirateria audiovisiva. Sbagliato! L’Europa ha imposto agli Stati membri il recepimento di una direttiva tesa ad armonizzare le leggi in tema di diritto d’autore e diritti connessi nella società dell’informazione. Ma quasi tutti i media hanno parlato con evidente ignoranza, come spesso, purtroppo, accade quando si tratta di discografia. E’ demoralizzante - ma umiliante per la categoria dei giornalisti " leggere e ascoltare una serie di errori e di inesattezze che dimostrano con quanta leggerezza vengono affrontati problemi importanti per- tutta una categoria, senza tener conto dei migliaia di posti di lavoro, nel mondo dello spettacolo, dell’industria e del commercio, che dipendono dall’attuazione o meno di una legge.
Non è vero che sia stata approvato un decreto che applica una tassa sui cd registrabili e sugli apparecchi di registrazione, emanata per ovviare ai problemi della pirateria. Più semplicemente, il decreto legge del 29 aprile equipara agli altri paesi europei il meccanismo di calcolo, tenendo conto di tutti i vari utilizzi della registrazione che non siano musicali e facendo una media tra le aliquote europee in vigore da anni. Fin dal 1992 esiste la legge che tratta dell’equo compenso, che va a coprire gli utilizzi legittimi di chi vuole fare una copia di un nastro o di un disco per uso personale. Dopo più di dieci anni è stata adeguata ai tempi. L’equo compenso viene diviso percentualmente tra autori, artisti e produttori. Ma non è, non è mai stata una tassa che va a bilanciare il danno della pirateria, come hanno detto impropriamente quasi tutti i media, con rarissime eccezioni.
Non è neppure vero che sono state inasprite le pene e le multe per chi commercia, fabbrica e acquista nastri audiovisivi falsi. La legge esiste dal 2000, e casomai,- il fatto che sia stata scoperta in questi giorni, vuole semplicemente dire che non è mai stata resa nota e, quel che è peggio, mai applicata dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza.
Per tornare all’equo compenso, alcuni giornali hanno portato come esempio l’Inghilterra, dove questa legge non esiste. E’ vero, ma anche in questo caso è evidente l’ignoranza di chi scrive. Infatti, in Inghilterra non esiste l’equo compenso, ma è proibito fare la copia privata, anche per uso personale.
Se prima di parlare e di scrivere ci si documentasse, si eviterebbero brutte figure.
UFFICIO STAMPA AFI- - - CANUBI
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