Due milioni e 100 mila firme raccolte nel Kurdistan iracheno per chiedere un referendum sull’autodeterminazione. La domanda serà proposta è: federalismo o indipendenza? I kurdi che dal 1991 stanno sperimentando una forma di autogoverno che a ha dato luogo sia a un processo di democratizzazione unica nella regione, sia ad una vasta ricostruzione del Kurdistan che era stato distrutto dal regime dittatoriale di Saddam, e tutto questo è stato riconosciuto anche da molti esponenti politici occidentali e dei quei giornalisti che si sono recati in Kurdistan in tutti questi anni per constatare la reale situazione.
I curdi dell’Iraq non vogliono rinunciare alla loro libertà conquistata. «Dopo tutto quello che ha passato il popolo kurdo uccisioni, genocidio, non posso andare dal mio popolo e dire di accettare quello che gli americani vogliono imporci. I kurdi non lo accetteranno». Lo ha detto Mahmud Othman, membro dell ’ex Consiglio governativo e attuale membro del Paralamento provvisorio. I nodi dello scontro con gli americani sono due:La prima è il riconoscimento della formula federale a cui si oppongono le veri componenti particolarmente il clero Sciita. La seconda è la definizione della quota di petrolio che spetterebbe ai curdi. Di fatto i kurdi vorrebbero riammissione nel Kurdistan della città di Kirkuk esclusa dal loro territorio ed arabizzata da Saddam per i suoi ricchissimi giacimenti petroliferi che producono il 53 per cento del petrolio iracheno.
L’ex proconsole americano Paul Bremer, si è trovato stretto tra le richieste degli sciiti, che volevano le elezioni immediate, e i sunniti che temevano di essere tagliati fuori, dimenticando completamente le richieste curde per uno stato federale e il ritorno dei profughi nei loro luoghi di origine. Ecco perché i kurdi premono sul tasto del referendum per l’indipendenza, una spinta che ha avuto nuovo impulso dopo i sanguinosi attentati nelle sedi dei due partiti kurdi ad Arbil all’inizio di febbraio che hanno provocato un centinaio di morti.
Noi curdi dobbiamo essere chiari sia con gli Americani che abbiamo aiutato durante la guerra contro il regime, cosa che sembra essere stata dimenticata, sia con vari gruppi iracheni(Sciiti, Sanniti, Turcomanni), nel dire loro che noi siamo un popolo, abbiamo una cultura diversa, il modo di pensare diverso, ma soprattutto abbiamo tutte le caratteristiche per avere uno stato indipendente, anche se la richiesta di indipendenza da parte dei kurdi non era mai stata avanzata, anzi i leader curdi hanno sempre detto, che vorrebbero uno stato federale all’interno di un Iraq democratico come è stato sancito nella costituzione provvisoria.
Invece gli anglo-americani che hanno presentato una bozza al Consiglio di Sicurezza che poi diventato la risoluzione 1546 non ha preso in considerazione la suddetta costituzione. E’ questo atteggiamento degli americani e inglesi ha fatto arrabbiare i curdi. Rendendoli sempre più fermi su alcuni articoli della costituzione provvisoria in particolare quello che riguarda al federalismo.
Ultimi Articoli
Strapazzami di coccole Topo Gigio il Musical: una fiaba che parla al cuore
Goldoni al Teatro San Babila di Milano con La Locandiera
Ceresio in Giallo chiude con 637 opere: giallo, thriller e noir dall'Italia all'estero
Milano celebra Leonardo — al Castello Sforzesco tre iniziative speciali per le Olimpiadi 2026
Trasporto ferroviario lombardo: 780.000 corse e 205 milioni di passeggeri nel 2025
Piazza Missori accoglie la Tenda Gialla – Tre giorni di volontariato under zero con i Ministri di Scientology
Neve in pianura tra venerdì 23 e domenica 25 gennaio — cosa è realmente atteso al Nord Italia
Se ne va Valentino, l'ultimo imperatore della moda mondiale
La mortalità per cancro cala in Europa – tassi in diminuzione nel 2026, ma persistono disparità